Thomas Hobbes

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Thomas Hobbes
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Thomas Hobbes nacque a Westport nel 1588. Fu precettore presso nobilissime famiglie. Alle prime avvisaglie dei movimenti culminati nella rivoluzione puritana, cui era avverso non per motivi religiosi, ma in quanto monarchico assolutista convintissimo (scrisse elements of Law, nel quale difese Carlo I), nel 1640, si trasferì a Parigi, seguitando la sua attività e componendo le sue opere filosofico politiche.

Tornato in Inghilterra dopo dieci anni, pubblicò, a Londra, Il levietano (1651).

Emarginato da entrambi i partiti in lotta (calvinisti puritani e assolutisti cattolici) per la sua laicità in materia di visione dello Stato, incompatibile col calvinismo, come per la sua visione puramente materialistica dell'autorità, estranea all'idea della monarchia "per diritto divino", passò gli ultimi anni traducendo l'amato Omero. Morì nel 1679.

Pensiero[modifica]

L'uomo è lupo per l'altro uomo.

Patto di unione e patto di sottomissione[modifica]

Per paura e per calcolo gli esseri umani fanno (o rifanno) un patto di unione. Pur essendo asociali si uniscono in società, non per amore o simpatia reciproci, ma per mero calcolo auto-difensivo.

La vera molla è la paura. Nello stato di natura la vita è solitaria, triste, brutale e corta.

Il "patto d'unione" non basta, perché essendo intimamente degli amorali gli uomini non lo rispetterebbero mai spontaneamente. Allora essi stipulano pure un secondo patto, "patto di sottomissione" , nei confronti di un ente superiore a tutti gli individui: lo Stato, un'entità artificiale e una specie di monstrum, un gigante il cui corpo collettivo comprende tutti i cittadini. Questo gigante onnicomprensivo è il Leviatano.

Il gigante aveva in una mano la spada e nell'altra il bastone vescovile, per significare il potere totale dello Stato vuoi in materia secolare e religiosa.

Fuggire[modifica]

Nessuno avrebbe avuto il diritto di disobbedire allo stato, neanche in caso di ingiustizia da parte sua, perché era esso solo a fare la giustizia, la legge, che in natura non c'erano state e non ci sarebbero. Semmai il singolo, ove lo Stato cerchi di colpirlo, potrà cercare di fuggire, se ci riesce. Infatti Hobbes riteneva che lo Stato per garantire il diritto alla vita dell'insieme dei cittadini potesse anche uccidere il singolo, ma riteneva pure razionale e naturale che il singolo, che non poteva certo rinunciare al diritto alla vita, potesse cercare di sfuggire alla pena. A volte si torna allo stato di natura del bellum omnium contra omnes (guerra di tutti contro tutti). È la situazione di temporanea morte dello Stato che si verifica nelle gravi disfatte militari o nelle guerre civili. In tal caso il cittadino non ha il dovere di obbedire perché di fatto lo Stato non c'è più.

Approfondimenti e opere[modifica]

Distruzione del Leviatano. Incisione del 1855 di Gustave Doré

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