Sumeri/La storia

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Sumeri/La storia
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Archeologia e storia dell'arte del vicino oriente antico

Storia dei Sumeri[modifica]

Vedi ancheStoria dei Sumeri Non è semplice riassumere le vicende storiche che hanno caratterizzato la civiltà sumerica, soprattutto per le fasi più antiche. In primo luogo perché (almeno inizialmente) non è mai esistito uno vero e proprio stato sumerico, ma solamente varie città-stato indipendenti che lottavano fra loro, nonostante fossero legate da una base culturale comune; in secondo luogo per la scarsezza di fonti archeologiche e testi scritti, oltre alla difficoltà nel condurre gli scavi in luoghi ancora oggi poco sicuri.

Le datazioni[modifica]

Innanzitutto è necessario sottolineare che tutte le datazioni, soprattutto le più antiche, sono approssimative. Fino a metà del II millennio a.C. si conserva ancora un buon grado d'approssimazione (circa 10-15 anni), mentre oltre questa soglia le date diventano molto più imprecise e le più antiche posso variare anche di un millennio.[1] La difficoltà di datazione sta nel fatto che il metodo utilizzato (il metodo del carbonio-14) non è lineare, nel senso che il tasso di riduzione progressiva del C-14 non è stato omogeneo nel tempo.[2] Negli ultimi anni, grazie all'applicazione della dendrocronologia, è stato possibile studiare le fluttuazioni di C-14 avvenute nel tempo, permettendo di ricalibrare le date. Ad esempio, un campione risalente al periodo tardo 'Ubaid, utilizzando la cosiddetta lower half-life ("cronologia breve"), viene datato al 4133 a.C., mentre adottando la higher half-life ("cronologia lunga"), la datazione si sposta al 4322 a.C. e addirittura al 5072 a.C. adottando la calibratura[3]. Siccome gli studi di ricalibratura sono ancora in atto, convenzionalmente viene ancora utilizzata la "cronologia breve".

Cronologia[modifica]

Segue una breve cronologia dell'area riguardante la bassa Mesopotamia, che copre il periodo di tempo durante il quale è originata, sviluppata e decaduta la civiltà sumerica.[4]

Periodo di 'Ubaid e di Uruk: l'urbanizzazione[modifica]

Come già accennato, esistevano vari complessi culturali in Mesopotamia precedenti l'arrivo dei Sumeri, che probabilmente giunsero in quel lasso di tempo che va dall'inizio del periodo di 'Ubaid alla fine del periodo di Uruk. Si può affermare che le principali innovazioni tecnologiche e socio-culturali che caratterizzano la civiltà sumerica, fra cui l'urbanizzazione, non siano stati portati con sé dai Sumeri, ma progressivamente elaborate sul posto a contatto con le culture locali.

Il processo di urbanizzazione inizia nel cosiddetto periodo di 'Ubaid (ca. 4500-3500 a.C.). I centri principali in questa fase sono soprattutto: Eridu e Ur nel profondo sud mesopotamico.[5] Questa fase si caratterizza dunque per un generale tendenza alla centralizzazione che porterà alla nascita di aggregati socio-economici e politici molto più complessi dei precedenti villaggi neolitici che caratterizzavano le culture anteriori; questo porterà, ad esempio, alla costruzione dei primi canali che permettono di controllare le piene e ridistribuire l'acqua.[6]

Attorno al 3500 a.C. si conclude il periodo 'Ubaid e inizia il periodo di Uruk (ca. 3500 a.C.-3100 a.C.). Non c'è una rottura tra queste due fasi, in quanto lo sviluppo tecnologico e organizzativo prosegue sulla stessa linea[7], ma vi è un mutamento nel tipo di ceramica distintivo (da ceramica dipinta ad una di tipo lustrato). In questa fase il sito guida si trova sempre nel sud della Mesopotamia, ma passa dalla città di Eridu, ad Uruk, mentre nel nord assume un ruolo primario Tepe Gawra. Il periodo di Uruk segna l'ormai avvenuto passaggio alla città; le prove di questo sono varie: la cinta muraria di Uruk che si sviluppa su una lunghezza di 9 km, l'uso dei "calculi" (strumenti per la gestione contabile), la produzione massiccia di ceramica ottenuta attraverso torni e stampi che indica una richiesta molto forte da parte di committenti extrafamiliari.[8] È sempre in questo periodo che il "tempio", assieme alle sue strutture economiche e dirigenziali, conosce un potenziamento che lo porterà, per ora, a divenire il principale centro di potere (risalgono a questo periodo i primi importanti resti templari delle città di Uruk, Ur e Tepe Gwara).[9]

Questo lungo processo, spesso denominato "rivoluzione urbana", porta a vasti mutamenti dal punto di vista demografico, tecnologico e socio-economico. Sebbene le città del nord e del sud della Mesopotamia raggiungano lo stesso livello tecnico e organizzativo, quelle meridionali sono avvantaggiate grazie ad uno sviluppo agricolo più intenso, garantito dai vasti territori pianeggianti drenati attraverso l'uso dei canali. Semplificando, l'accumulo di eccedenze alimentari consente un aumento demografico e l'origine delle città significa anche origine dello Stato con l'ovvia nascita di una dirigenza politica e di altre figure specialistiche che portano a una più netta stratificazione socio-economica. Agli sviluppi socio-economici, si affiancano quelli tecnici e culturali: la presenza di emittenti pubblici (il palazzo e il tempio) assicurano una grande quantità di lavoro che porta a far prevalere la quantità sulla qualità e quindi allo sviluppo di nuove tecniche lavorative[10] L'aumento degli scambi commerciali porta ad un uso più frequente del metallo, soprattutto rame verso la fine del periodo di Uruk anche del bronzo.[11] Ma l'aumento degli scambi commerciali fa anche sorgere la necessità, da parte del tempio e del palazzo, di garantire la correttezza delle operazioni e di mantenere un archivio degli scambi e delle spese, portando in questo periodo alla nascita della scrittura cuneiforme, da molti ritenuta la prima vera forma di scrittura.[12]

Periodo proto-dinastico: l'affermazione della città e i primi re[modifica]

Con il periodo proto-dinastico si entra ufficialmente nella "storia" grazie alla presenza di una documentazione scritta. Questa è scarsa e solamente di carattere amministrativo nel primo periodo (Proto-Dinastico I; ca. 2900-2750 a.C.), mentre diviene più consistente e anche di carattere storico-politico nelle fasi successive (Proto-Dinastico II-III; ca. 2750 a.C.-2350 a.C.).

Dopo una prima fase dominata dalla città di Uruk (periodo di Gemdet Nasr; ca. 3100-2900 a.C.), e la parentesi recessiva del Proto-Dinastico I, le varie città dell'alluvio mesopotamico ebbero uno sviluppo demografico, economico e militare simile, divenendo vere e proprie città-stato indipendenti in perenne lotta fra loro.[13]:a sud Uruk, Ur, Eridu, leggermente più ad est Lagash e Umma, in zona centrale Adab, Shuruppak e Nippur, a nord Kish, Eshnunna e Mari.[14].

Nella prima fase del Proto-Dinastico il tempio continua ad essere il principale luogo di potere e ogni città ha una propria divinità protettrice. Ma si assiste anche alla nascita di nuove forme di religiosità, con l'affermarsi di varie divinità e la costituzione di pantheon specifici per ogni città.[14] Dal Proto-Dinastico II compaiono però, come già detto, i primi palazzi, che testimoniano il passaggio a nuove forme di governo che si liberano, in parte, del giogo templare.

Le città sumeriche entrarono ben presto in competizione, soprattutto per il controllo e l'amministrazione della rete dei canali, indispensabili per drenare le acque in eccesso e al tempo stesso distribuirle alle zone più lontane.[15] La costruzione di un nuovo canale o la deviazione di un tratto di canale "a monte" andava, ovviamente, ad influire su quelli "a valle", con notevoli ripercussioni per le varie città.

Una fonte molto importante per ricostruire le prime dinastie è la "lista reale sumerica", sebbene non sia del tutto attendibile per le dinastie più antiche, da un lato per la sua parzialità nelle scelte delle dinastie da rappresentare, dall'altro perché dinastie coeve vengono spesso poste in successione.[16] La lista, come molte altre liste arcaiche, è divisa in due parti: la prima riporta i nomi di sette re antecedenti il diluvio, probabilmente di origine mitica e con regni dalla durata lunghissima (oltre 100, 150 anni). La seconda parte continua con le seguenti parole:

«Dopo che il Diluvio spazzò via ogni cosa e la regalità fu discesa dal cielo, il regno ebbe dimora in Kish.»

In effetti il primo re sulla lista il cui nome è conosciuto anche da altre fonti indipendenti è quello di Etana, tredicesimo re della prima dinastia di Kish. Inoltre le prime iscrizioni regali ritrovate appartengono a Enmebaragesi, ventiduesimo e penultimo re della dinastia di Kish, il cui nome è anche accennato nell'epopea di Gilgamesh.

La dinastia di Lagash[modifica]

Un frammento della "Stele degli avvoltoi"

Stranamente la "lista reale sumerica" non descrive una delle dinastie meglio conosciute e documentate di questo periodo: la dinastia di Lagash. Questa è nota grazie a importanti ritrovamenti di monumenti ed iscrizioni reali. La dinastia fu fondata attorno al 2500 a.C., e il terzo re della dinastia, Eannatum (ca. 2450 a.C.), riunì sotto il suo potere tutto il Sumer, conquistando le città di Kish, Uruk, Ur e Larsa e riducendo Umma, l'acerrima rivale di Lagash, a città tributaria; le sue gesta sono incise sulla famosa "stele degli avvoltoi".[17]

Con Eannatum si aprì un periodo di violenta lotta interna tra il potere reale e la casta sacerdotale. Fu solo grazie a Urukagina, nono re della dinastia, che il potere dei sacerdoti venne notevolmente ridotto. Urukagina distrusse la vecchia burocrazia, risanò l'economia, si avvalse di funzionari di controllo, istituì un primo codice legale e diede vita a una sorta di programma di interventi sociali, che tra l'altro contemplava la protezione e l'assistenza alle vedove e agli orfani.

In seguito Lugalzaggesi, re di Uruk (precedentemente re di Umma), detronizzò Urukagina e sottomise la città di Lagash. Lugalzaggesi conquistò anche Ur, Larsa, Umma, Nippur, portando sotto il suo potere tutta la bassa Mesopotamia. Tuttavia nelle sue iscrizioni egli afferma di regnare dal "mare inferiore" al "mare superiore", intendendo dal Golfo Persico al mar Mediterraneo; probabilmente egli raggiunse effettivamente il Mediterraneo, ma solo attraverso alleanze, visto che città intermedie come Kish, Mari ed Ebla non gli furono sottomesse.[18] Il potere di Lugalzaggesi non era poi così profondo e radicato nemmeno nella bassa Mesopotamia, visto che dopo la sconfitta subita, Urukagina continuò ad emettere proprie iscrizioni, chiaro segno che aveva conservato un qualche potere.

Dinastia accadica: la creazione del primo impero[modifica]

Il violento regno di Lugalzaggesi fu presto abbattuto da Sargon il Grande (2335-2279 a.C.), re degli Accadi, popolazione semitica stanziatasi poco a nord della bassa Mesopotamia. Sargon in una prima fase conquistò tutte le principali città sumeriche unificando la Mesopotamia sotto il suo dominio. Nelle sue iscrizioni si vanta di "aver vinto 34 battaglie e sottomesso 50 ensi e di "aver lavato le sue armi insanguinate nel mare inferiore".[19] Nonostante queste numerose vittorie, egli non era ancora riuscito a creare un impero che si estendesse dal Mediterraneo al golfo Persico, visto che re il regno di Mari restava indipendente. In una seconda fase Sargon si dedicò all'ampliamento e al rafforzamento delle rotte commerciali con spedizioni fino a Magan (attuale Oman) e Melukka (valle dell'Indo).[20] In una terza fase riprese gli scontri, soprattutto con alcuni regni confinanti ad occidente: l'Elam e Barakhshi. I figli e successori Rimush e Manishtusu risolsero alcune rivolte scoppiate nelle città sumeriche e condussero alcune spedizioni contro popolazioni confinanti.

Con il nuovo successore Naram-Sin l'impero accadico toccò il culmine della sua espansione. Egli condusse alcune importanti spedizioni a nord e a nord-ovest, riuscendo dapprima a sottomettere il paese di Subartu (corrispondente in pratica all'alta Mesopotamia; Assiria inclusa) e quindi a sconfiggere il potente regno di Ebla.[21] Con queste vittorie Naram-Sin riuscì finalmente a realizzare un impero che si estendeva dal mare inferiore al mare superiore, considerato così significativo sul piano ideologico fin dai tempi proto-dinastici. È da questo periodo che il titolo di "re delle quattro parti della terra" entra nella titolatura reale.[22] Dopo Naram-Sin l'imperò accadico entra in una fase di lenta decadenza, fino a quando scompare definitivamente per l'invasione dei Gutei, una popolazione nomade scesa dai monti Zagros.

Sotto la dinastia accadica avviene un importante cambiamento per quanto riguarda la struttura e la gestione dell'impero grazie all'istituzione di un forte governo centrale, con capitale Akkad. Il governo delle città sumeriche è lasciato ad ensi locali[23], ma questi dipendono strettamente dal re di Akkad. Avviene inoltre un importante cambiamento sul piano ideologico: il re non è più visto come semplice amministratore da parte della divinità, ma esso stesso diventa una sorta di divinità che controlla l'impero: Naram-Sin sarà, infatti, il primo re ad auto-proclamarsi dio. Sono da ricercare anche in queste nuove ideologie politiche e religiose le cause delle numerose ribellioni da parte delle città sumeriche durante il regno accadico.

Resta comunque errato credere che con l'avvento di Sargon vi sia un'affermazione dell'elemento semitico su quello sumerico: infatti vi erano Semiti in Mesopotamia già nel periodo proto-dinastico e i re accadici non trascurarono mai le usanze sumeriche, anzi molto spesso cercarono un'integrazione o un compromesso fra le due culture.[24] Nonostante ciò è indubbio che la presenza semitica alterò la situazione complessiva: iniziano ad apparire testi ed iscrizioni in accadico che prendono il posto della scrittura sumerica e, soprattutto, vi è uno spostamento del potere politico-amministrativo verso nord (luogo di provenienza degli Accadi, e sede della loro capitale Akkad).

L'invasione dei Gutei[modifica]

Verso il 2190 a.C. l'impero accadico, già debole per la disorganizzazione degli ultimi re accadici e la vastità del territorio che impediva un controllo efficace, fu invaso dai Gutei, popolazione montanara proveniente dai monti Zagros. I Gutei, barbari e poco civilizzati, depredarono tutte le città trucidando le popolazioni e distruggendo la capitale Akkad.

Durante questo lasso di tempo non fu più presente un governo centrale. La lista reale sumerica fornisce un lungo elenco di re gutei, dei quali non sappiamo praticamente nulla, vista l'assenza di tracce epigrafiche e culturali in genere.[25] È chiaro quindi che i Gutei non segnarono in modo profondo la cultura sumerico-accadica, anche per il semplice fatto che il loro centro di potere restò sempre sulle montagne permettendo alle città sumeriche del sud di mantenere una certa indipendenza.

La rinascita neo-sumerica[modifica]

L'invasione dei Gutei non fu così devastante; come accennato le città del sud sumerico mantennero la loro indipendenza e si distinsero per un'intesa attività culturale. Abbiamo una numerosissima documentazione soprattutto per quanto riguarda la dinastia di Lagash. Fra gli ensi di questa città si evidenzia in particolare Gudea, per la grande quantità di testi letterari e di statue votive a sua immagine, che ne fanno il re sumerico più famoso.[26] Egli fu un re pacifico, che di dedicò alla costruzione di numerosi canali, edifici e templi, di cui il più famoso è l'E-ninnu, il tempio del dio Ningirsu, costruito con la collaborazione di altre città, senza badare a spese.[27]

La grande libertà lasciata alle città del sud sumerico, spiega perché la dominazione gutea sia durata circa un secolo. Nel 2120 a.C. il re Utukhegal di Uruk (2120-2112 a.C.) sconfisse e scacciò, con una sola battaglia, l'esercito dei Gutei guidato da Tirigan, che fuggì nella città di Dubrum dove venne poi assassinato.[28] Si dissolse così il dominio guteo, senza lasciare tracce significative.

L'impero della terza dinastia di Ur[modifica]

Utu-khegal fu sconfitto a sua volta da Ur-Nammu di Ur che fondò la Terza dinastia di Ur assumendo il titolo di "forte, re di Ur, re di Sumer e di Akkad"[28]. Questa dinastia governò poco più di cento anni dando vita a un periodo di pace e prosperità e arrivando a controllare un territorio esteso quanto quello dell'impero accadico. Ma la vera novità del regno della Terza dinastia di Ur non stava tanto nelle sue dimensioni ma nella sua organizzazione. Il potere si fondava su una struttura fortemente centralizzata, rappresentata da un massiccio apparato burocratico. In ogni città venivano collocati ensi di fiducia, che amministravano per conto del re. Tutte le città della bassa Mesopotamia persero quindi la loro millenaria autonomia.

Ur-Nammu, come Gudea, fu re pacifico e a lui si deve la ricostruzione monumentale della città di Ur e di altre città, oltre al rifacimento di strade, canali, la costruzione di templi e varie ziqqurat in diverse città: Ur (ziqqurat di Nanna), Uruk, Eridu e Nippur.[29] Sotto il suo regno fu dato grande impulso alla cultura sumerica e Ur-Nammu è entrato nella storia anche per aver emanato il primo codice di leggi che si conosca. Questo aveva una chiara intenzione di uniformare il paese, introducendo misure standard per la capacità (sila) e il peso (mina e siclo) oltre alle varie indennità da pagare per ogni reato.[30]

Il regno della terza dinastia di Ur raggiunse il suo massimo splendore sotto il figlio di Ur-Nammu, Shulgi, che in un primo momento si dedicò ad opere di costruzione e amministrazione. La seconda metà del regno fu invece dedicata ad una serie di campagne militari a nord nell'alta Mesopotamia.[31]

I due figli e successori di Shulgi, Amar-Sin e Shu-Sin, continuarono le campagne militari nel nord, ma dovettero prestare sempre più attenzione alla forti pressioni delle tribù amorree (Martu) a nord-ovest e di Elam a sud-est. Per fronteggiare i Martu venne costruito un lungo muro poco a nord di Akkad.[32]

La caduta definitiva[modifica]

La III dinastia di Ur si dissolse all'incirca nel 2000 a.C. quando sotto il regno di Ibbi-Sin l'impero entrò in crisi. La ribellione di varie città sumeriche, alcune difficoltà naturali (scarse piene del Tigri e dell'Eufrate con conseguenti carestie), incursioni da un lato dei Martu e dall'altro dei Gutei, indebolirono sempre più il regno, ridimensionando il suo territorio. Nonostante ciò, Ibbi-Sin riuscì a governare per venticinque anni dalla sua capitale Ur, fino a quando gli Elamiti, dopo un lungo assedio, distrussero la città mettendola a ferro e fuoco e portando a Susa il re stesso, che morì in esilio.[33] La "lamentazione sulla distruzione di Ur" è un famoso testo sumerico inerente a questo avvenimento.

Dopo la caduta di Ur si ebbe il cosiddetto periodo di Isin-Larsa (ca. 2000-1750 a.C.), durante il quale le città di Isin e Larsa estesero il loro potere su un vasto territorio. Vi è una sostanziale continuità con il periodo della III Dinastia di Ur, ma le due città non riusciranno mai ad eguagliare la gloria della terza dinastia di Ur[34]. Isin venne fortemente indebolita dagli attacchi di Larsa, ma ormai poco più a nord stava per nascere una nuova potenza, la città di Babilonia. Questa, sotto la guida di Hammurabi, conquisterà attorno al 1792 a.C. le città di Larsa, Eshnunna e Mari, dando vita all'impero babilonese. Da questo momento i Sumeri a poco a poco scompaiono: la loro lingua cade in disuso e l'elemento semitico predomina quello sumerico. Nonostante la scomparsa di uno stato e un potere sumerico, la cultura dei Sumeri sopravvive, soprattutto nella letteratura[35].

  1. Chiara Dezzi Bardeschi, Mesopotamia. La culla della civiltà, p. 24.
  2. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche, p. 17.
  3. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche, p. 18.
  4. Le date sono state tratte da: Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche
  5. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche, pag. 68
  6. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche, p. 70.
  7. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche, pag. 72
  8. Chiara Dezzi Bardeschi, Mesopotamia. La culla della civiltà, pag. 24
  9. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche, pag. 73
  10. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche, pag. 83
  11. Chiara Dezzi Bardeschi, Mesopotamia. La culla della civiltà, pag. 55
  12. Samuel Noah Kramer, I Sumeri alle radici della storia, p. 10
  13. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 120
  14. 14,0 14,1 Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà pag. 59
  15. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 84
  16. Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà pag. 26
  17. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 139
  18. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pagg. 140-141
  19. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pagg. 167
  20. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pagg. 167.
  21. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pagg. 168-170
  22. Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà pag. 34
  23. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 171
  24. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 174
  25. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 185
  26. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 187
  27. Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà p.. 36.
  28. 28,0 28,1 Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 188
  29. Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà pag. 36
  30. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pagg. 189-190
  31. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 189-190
  32. Mario Liverani - Storia Universale - Le civiltà mesopotamiche pag. 191
  33. Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà, p. 37.
  34. Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà, p. 41
  35. Chiara Dezzi Bardeschi - Mesopotamia. La culla della civiltà, pag. 41