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Storia delle ricerche intorno al Pentateuco

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Storia delle ricerche intorno al Pentateuco
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Filologia biblica

Storia delle ricerche intorno al Pentateuco (o i libri che contengono la Torah) riguarda la storia dell'analisi critica e filologica di quei testi, dalle prime discussioni fino alle ultime ipotesi proposte per la soluzione del problema dell'autore e delle diverse teologie ivi contenute.

I primi dubbi circa l'autore del Pentateuco

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Sebbene Filone di Alessandria (De vita Mosis 1 § 84) avesse attribuito a Mosè la compilazione e redazione soltanto di alcuni brani del Pentateuco, le antiche tradizioni ebraica e cristiana continuarono a considerare Mosè l'autore di tutti i cinque libri, tranne la finale del capitolo 34 (34,5-12) del Deuteronomio, in cui è narrata la morte e sepoltura dello stesso Mosè, come già faceva il Talmud Babilonese (14b), per la ragione che un defunto non può descrivere la propria sepoltura. Per superare l'ostacolo, si pensò di chiamare in causa il successore di Mosè, Giosuè, attribuendo a lui non solo questo ma anche, per alcuni critici inizialmente, tutti i cinque libri.

Su questa linea critica si portarono Issac ibn Yasush nell'undicesimo secolo e Abraham ibn Ezra nel dodicesimo, che cominciarono a presentare la lista delle incongruenze testuali, inficianti le tesi tradizionali. Eccone alcune:

  • Genesi 36,31 richiede che il redattore abbia compilato il testo nell'epoca della Monarchia, certamente posteriore all'epoca di Mosè;
  • Il libro de Numeri al capitolo 22,1 parla della Transgiordania (il paese al di là del fiume) come se Mosè non vi fosse mai entrato;
  • A volte nei racconti si trova, subito dopo, il duplicato e a volte anche il triplicato. Si vedano i due racconti della creazione (Gen 1,1-2,4a; 2,4b-25), i due racconti della alleanza con Abramo (Gen 15; 2-17);
  • Non mancano contraddizioni come: il diluvio che dura 40 giorni e 40 notti (Gen 7,6-11), poco dopo, però è detto che durò un anno intero (8,13);
  • Emergono variazioni di stile e di linguaggio, di cui la principale riguarda i nomi divini, "YHWH o Elohìm, con discontinuità nella narrazione e troncamenti di parole come in El 19,25 e El 20,1; Lev 25,39-55; De 15,12-18;
  • Glosse esplicite come in Gen 36,1 e El 16,36
  • Intrusioni e aggiunte rilevabili per i marchi "per la seconda volta" (che introduce Gen 22,15-18); e "ancora" (che introduce Es 3,15).
  • Ecc.

Più vicino ai tempi moderni (e tralasciando i molti "dubbiosi"), Baruch Spinoza nel suo Tractatus theologico-politicus (1670) mette in evidenza, tra l'altro, le somiglianze di racconti del Pentateuco con racconti delle epoche posteriori come con quelle dei libri dei 1 Re|Re e suggerisce l'idea che il Pentateuco sia sostanzialmente scritto e redatto all'epoca di Esra, di un'epoca addirittura postesilica; Jean Astruc (1753) mette in evidenza l'alternanza dei nomi di Dio tra il tetragramma YHWH (יהוה ) ed Elohim (ם ,אלה) e propone la soluzione secondo cui nel Pentateuco intervennero mani diverse.

Questi ricercatori, ed altri ma soprattutto Henning Bernhard Witter (1684-1766 e il sopractato J. Astruc di fronte alla constatazione di ripetizioni dei racconti sullo stesso punto e di rotture di logica, e soprattutto l'utilizzo di YHWH ed Elohim ecc., avviarono quella che poi sarà detta l'Ipotesi documentale.

I principali modelli critici operanti nella formazione del Pentateuco

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Le teorie che tentano di spiegare attraverso quali autori e quali fonti letterarie e con quali teologie si formarono i testi del Pentateuco, sono molteplici e sempre aperte. Ecco le principali:

  • Le ipotesi documentali: molti autori misero mano all'opera riscrivendo gli stessi racconti scegliendo tra diverse fonti e riportandovi le proprie ideologie e teologie.
  • Le ipotesi complementari: da un nucleo centrale per successive aggiunte si è arrivati agli attuali cinque libri.

Queste due teorie sono alquanto in declino perché non spiegherebbero il fatto dei doppi (e a volte tripli) racconti nello stesso contesto.

  • L'ipotesi documentale di Julius Wellhausen: Mosè proprio non c'entra nella compilazione del Pentateuco perché esso è la combinazione di frammenti di tradizioni e teologie di diversi autori addirittura, a volte, antecedenti al Mosè storico: esse contribuirono per la stesura definitiva molte secoli dopo il Mosè storico.
  • L'ipotesi frammentaria: negli anni 70 del Novecento comincia una critica alle sopraddette teorie-ipotesi documentali. Si nega l' esistenza e quindi l'influsso della fonte E (vedi sotto) e si mette in dubbio la fonte J che in ogni caso sarebbe troppo tardiva per avere influito. Questo nuovo modello di critica è più attento alla redazione del Pentateuco che alle sue fonti, e preferisce parlare di piccole unità letterarie confluenti, poi, in più grandi: storia delle origini, racconti patriarcali, uscita dall'Egitto, cammino nel deserto, pericope del Sinai, ecc.; queste unità, un tempo indipendenti l'una dall'altra, sarebbero state riunite insieme in un periodo successivo.

La nuova critica, inoltre, tratta la formazione del Pentateuco in un contesto più ampio, che tenta di spiegare l'origine di tutto il complesso che va da Genesi a 2 Re come una grande opera storiografica.

Sorge l' archeologia "biblica"

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Oltre la ricerca di fonti nelle letterature mediorientali contemporanee, si apre il filone dell'archeologia nelle terre bibliche e vicine. Lo scopo è quello di trovare conferme, e anzi, di trovare elementi che legittimino il concordismo, tra la "storia" e la "cultura scientifica" della Bibbia e quelle dell'ambiente sociale dei popoli circonvicini, già emergente dalle tracce archeologiche. Finanziatrici del movimento archeologico furono le chiese evangeliche americane, animate da un linguista ed esimio cultore di scienze bibliche, il metodista William Foxwell Albright, a cui si unirono, poi, associazioni britanniche, tedesche e internazionali, tra cui merita attenzione quella dello Studium Biblicun Franciscanum (SBF) del gruppo di Michele Piccirillo, che agisce in diverse zone della Transgiordania e di Israele.

Ipotesi circa le fonti e le teologie che avrebbero contribuito alla formazione del Pentateuco

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a) Fonte J Javista: essa risale ai secoli decimo e nono prima di Cristo, cioè al periodo monarchico ed è la più antica delle fonti interessate; in essa l'uomo e il suo mondo sono descritti con grande concretezza e con analisi dei conflitti del cuore umano. Dio è considerato "vicino" al suo popolo con antropomorfe descrizioni (Dio, ad esempio, passeggia nel giardino). Questa fonte si mostra poco interessata alla storia, chiama il famoso Monte "Sinai", per indicare Dio usa il tetragramma (יהוה). Da qualche tempo, tuttavia, l'influsso di questa fonte viene ridimensionato da alcuni biblisti.

b) Fonte E Elohista: essa usa quasi sempre Elohim (ם ,אלה) per indicare Dio. Si hanno tracce di essa dall'ottavo secolo nel Regno del Nord, dopo la divisione dello Stato unitario. In questa teologia Dio è visto alquanto più trascendente: egli parla dal cielo, comunica nei sogni o in forma di angelo. Recentemente, di questa fonte non viene ridimensionato solo l'influsso, ma anche negata l'esistenza.

c) Fonte D Deuteronomista: essa si denomina così perché dominante nel Deuteronomio (= seconda legge). I critici la fanno datare al settimo secolo prima di Cristo e fiorente nel Regno del Sud. In essa prevalgono scopi istruttivi relativi alla Legge. Avrebbe la sua fonte originaria nel rotolo trovato nel tempio che ha effettivamente dato origine alla riforma religiosa postesilica.

d) Fonte P Sacerdotale (dalla voce tedesca Priester = Prete): è sorta in epoca postesilica e tratta essenzialmente di norme rituali e liturgiche.

Collegamenti esterni

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Bibliografia

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  • Thomas Römer, J-D Macchi, Christophe Nihan (éds.), Introduction à l'Ancien testament, Labor et Fides, 2004, ISBN 2-8309-1112-1
  • Thomas B. Dozeman, Konrad Schmid (eds.), A Farewell to the Yahwist? The Composition of the Pentateuch in Recent European Interpretation", Leiden, Brill, 2006