Momenti della critica sul Romanticismo

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Momenti della critica sul Romanticismo
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia della critica e della storiografia letteraria




Discorrere sul Romanticismo è cosa tutt'altro che agevole: se si trattasse soltanto, come faceva notare Umberto Bosco (“Questioni e correnti di storia letteraria”, Marzorati, 1949), di trattare temi e motivi non sussisterebbero soverchi problemi: potremmo, continua il critico, fissare facilmente la data di nascita del movimento, i suoi elementi caratterizzanti (dal rifiuto della mitologia al mito della poesia che sgorga dall'animus popolare).

In effetti, le cose non sono così semplici: il Romanticismo fu un coacervo di contraddizioni, e questo fatto mette in crisi il critico, il quale ben presto si accorge che il movimento manca di una sostanziale univocità di intenti e motivazioni.

Codesti caratteri contraddittori sono stati posti in particolare evidenza da Giuseppe Gabetti, curatore della voce “Romanticismo”dell'Enciclopedia Italiana; l'articolo di Gabetti si raccomanda ancora oggi per capacità di individuare i nodi del problema. Il Romanticismo, afferma il critico, sfugge un po' a tutte le possibili definizioni, perché talora appare come un movimento rivoluzionario, talaltra come un interprete della volontà reazionaria degli anni della Restaurazione.

Cosa fu insomma il Romanticismo? Individualismo o esaltazione della vita sociale del popolo? Riscoperta del medioevo e della religione cattolica o movimento moderno? Fatto puramente letterario o momento incisivo della realtà?

È tutto come si può vedere un incalzare di elementi antitetici, che sembrano respingersi l'un l'altro.

Prima di tentare di rispondere a questi quesiti, vediamo di riordinare un po' le idee su quanto appare ormai assodato dalla critica.

Il termine, anzitutto!

Il termine Romanticismo è stato indagato con ricchezza di documentazione da Mario Praz, in un libro molto famoso, LA CARNE LA MORTE E IL DIAVOLO NELLA LETTERATURA ROMANTICA.

Romanticismo, sostiene il critico, è termine che fece la propria apparizione in Inghilterra nel 1600, e stava ad indicare certi caratteri fantastici e irrazionali che si incontravano in alcuni poemi dell'epoca, intrisi di assurdità e fantasticherie, dette, appunto, “romantiche”.

In sintesi, tutto ciò che costituiva il parto di una fantasia sregolata veniva qualificato con l'appellativo di Romantico.

Nella seconda metà del 1600 la parola stette ad indicare il gusto per le scene primitive e selvagge, le foreste, i luoghi solitari.

Di qui ne discende il tipico gusto romantico per gli aspetti orridi e selvaggi della natura.

Più tardi, in Germania, “romantico” fu assunto nell'accezione di poesia magica ed evocativa, dove gran parte aveva la tendenza all'interiorità, all'indefinito: quindi la parola venne associata a concetti quali il suggestivo, il magico e infine il nostalgico: l'espressione suggestiva ed evocativa si contrapponeva alla nitidezza della parola classica.

In questo senso, spiega ancora il Bosco nel saggio gia citato, si fa strada un concetto di poesia intima, lirica, libera espressione dello spirito, che si contrappone a ogni costrizione di tipo linguistico e mitico (di qui, dunque, l'avversione dei romantici per la mitologia).

Portando alle estreme conseguenze il concetto di poesia lirica, che sgorga libera da qualsiasi impaccio, il popolo fu considerato il vero e proprio depositario di poesia ingenua e aurorale: donde l'amore dei romantici per la poesia popolare e la ricerca folcloristica.

Sarà questo interesse per il popolo un aspetto importante del Romanticismo italiano.

Il Romanticismo, continua Bosco, è consapevole dell'infelicità umana, donde la predilezione per il dolore; il riso sembrava troppo superficiale.

Dal conflitto individuo-natura-società sorgeva nel poeta romantico uno stato di perenne instabilità e scontentezza (il vittimismo), la voluttà del soffrire, la malattia della volontà, l'incapacità di adattarsi e il suicidio.

Ma torniamo ancora a quel groviglio di contraddizioni cui si accennava poc'anzi.

Dicevamo di una sostanziale non univocità di motivi che caratterizzarono il Romanticismo: questo è un dato di fatto incontrovertibile e che occorre tenere ben fermo se si vuole giungere a un inquadramento sufficientemente preciso del fenomeno.

Non esistono, per quanto mi consta, studi articolati in modo tale da offrire un quadro complessivo del Romanticismo che tenga conto di tutte le sue possibili varianti; però un discorso molto ricco, puntiglioso e ben articolato è quello che ci offrono i curatori dell' “Antologia della Letteratura Italiana”, D'Anna, vol. 3, di Gianni, Balestrieri e Pasquali.

Cominciamo dal primo quesito che ci siamo posti: il Romanticismo fu reazionario o rivoluzionario?

Il Romanticismo, scrive Pasquali, nasce in polemica con la ragione dell'Illuminismo cosmopolita, ateo, progressivo, che vedeva il mondo avviato verso un sempre maggiore miglioramento, alla ricerca dell'umana felicità, che si sarebbe potuta raggiungere.

Dalla polemica nascono e si sviluppano due strade completamente divergenti: una reazionaria e conservatrice, l'altra progressiva. Al cosmopolitismo si sostituisce il concetto di nazionalità; all'ateismo i valori della religione; alla ragione i valori irrazionali del sentimento; all'attivismo progressivo degli illuministi, la rinuncia all'azione, perché ritenuta incapace di modificare la realtà.

odesti concetti sono interpretati dagli scrittori romantici alla luce delle loro convinzioni e delle loro ideologie: cosicché per i conservatori la polemica anti-illuminista si riduce a un semplice salto all'indietro, un ritorno al passato, all'autorità della Chiesa e dello Stato.

Per i romantici progressivi, al contrario nazionalità significava azione, patriottismo, lotta contro ogni conservatorismo per la libertà e l'indipendenza del proprio paese; religione cristiana significava mettere in rilievo quanto di egalitario v'era nel vangelo: quindi, a ben vedere, un'azione propriamente democratica.

Da quanto siamo andati dicendo, è evidente che il Romanticismo possiede una doppia anima, una progressista e una conservatrice.

La non individuazione di questo aspetto pregiudica notevolmente la comprensione del movimento.

Gli ulteriori quesiti posti da Gabetti (Individualismo contro interesse sociale; medioevo-religione cattolica e modernità; movimento letterario o incisivo sulla realtà) si chiariscono meglio alla luce di quanto siamo andati dicendo finora.

È indubbio, osserva ancora Pasquali, che la caratteristica dominante del movimento romantico consiste proprio nell'esaltazione dell'individualità: solo che, anche tale concetto è vissuto in maniera diversa dagli scrittori, a seconda, appunto, dell'ideologia che li guida.

Si passa così dalla solitaria quanto ripiegata e disimpegnata espressione del proprio io e alla fuga nel sogno, alla posizione contraria di chi, pienamente consapevole della forza della propria volontà e personalità, agisce nel mondo con intenti di civiltà e progresso e si realizza nell'azione eroica nella lotta, ad esempio, per l'indipendenza nazionale.

Lo stesso rivolgersi al passato, alla religione, al medioevo è un tentativo di ritrovare le proprie radici di nazione: una, appunto per istituti e tradizione; per i romantici progressivi rivolgersi al medioevo non significava perciò un salto nel passato, ma un modo per dare forza all'idea di nazione.

Da tutto ciò, si può comprendere come le contraddizioni cui si faceva riferimento sono in sostanza più apparenti che reali: tutto dipese dallo spirito, dalla cultura, dal credo politico con cui i romantici si posero di fronte all'idea di Romanticismo.

Il vero Romanticismo, continua Pasquali, sorge in Germania verso la fine del 1700, raggruppando uomini di cultura che si oppongono in maniera netta e decisa alle teorie classicistiche e che fondano la rivista ATHENAEUM.

Da questa rivista, diretta dai fratelli Schlegel, presero le mosse un po' tutti i romantici europei.

Federico Schlegel, nella sue “Lettere sul Romanzo”, dette consistenza ai primi motivi del credo romantico, identificato con quanto in arte è rappresentazione del sentimento coniugato con la fantasia; successivamente egli sostenne che i temi propriamente romantici sono, oltre all'effusione sentimentale e fantastica, il senso dell'infinito e dell'immensità e, per finire, vede nel medioevo l'età in cui scaturì genuina e spontanea la poesia dei popoli contemporanei.

L'arte, in conclusione, per definirsi romantica e moderna deve essere sentimentale, ricolma di spirito religioso cristiano e, proprio perciò, deve rifuggire da ogni recupero nostalgico della mitologia classica.

Nel difendere il primato del sentimento sulla ragione, i romantici tedeschi affermarono, quasi per diretta conseguenza, il rifiuto di ogni costrizione o regola espressiva: il poeta è assolutamente libero e, in quanto tale, può far uso degli strumenti linguistici che ritiene più adeguati al conseguimento della propria poetica.

Molto del Romanticismo tedesco rifluì anche in Italia. Il Romanticismo Italiano si affermò con la diatriba tra classici e romantici sulla “Biblioteca Italiana” e con la “Lettera Semiseria” di Giovanni Berchet, che si fece banditore di una letteratura ispirata a sentimenti popolari, alla volontà di dar vita a una nazione Italiana: in questo senso l'ufficio primario della letteratura è quello di esaltare i sentimenti popolari ispirati al cristianesimo e delle tradizioni popolari, per guidare il popolo verso il conseguimento di una forte coscienza nazionale: qui, come si può vedere, Romanticismo e Risorgimento tendono a coincidere.

Concetti simili furono poi ribaditi dal “Conciliatore”, che si fece interprete della nuova idea di nazione e della letteratura intesa come qualcosa di utile, incentrata in modo particolare sull'idea di patria.

Ideale religioso e ideale nazionale furono i perni su cui girò tutto il Romanticismo Italiano.

Molto interessanti sono parse le considerazioni di Asor Rosa sull'argomento, espresse nella sua “Sintesi”.

Le idee romantiche si fecero strada, afferma il critico, specialmente nell'ambiente milanese e lombardo, già per conto suo preparato ad accogliere determinate soluzioni in forza del precedente credo illuminista, che nella Lombardia ebbe largo seguito fra la nobiltà e gli intellettuali.

Qui, ad esempio, non fece fatica alcuna ad attecchire e ad essere esaltato il nuovo sentimento religioso, in quanto la fede cattolica era da sempre rimasta nelle famiglie ed era considerata un patrimonio difficilmente discutibile.

Più radicale ancora di Asor Rosa è Sebastiano Timpanaro (“Classicismo e Illuminismo nell'800 Italiano”), per il quale i romantici lombardi erano del tutto proni all'Europa cattolicizzante, e, nonostante tutto il loro parlare di libertà politiche, non si allontanarono mai da una posizione ideologica relativamente conservatrice.

Comunque sia, continua Asor Rosa, i programmi di libertà ed indipendenza del Romanticismo trovarono un fertile terreno nella tradizione illuministica lombarda, tesa nei propri progetti a una chiara riforma delle istituzioni.

Per tutto ciò, in Lombardia, il programma romantico non presenta il carattere della assoluta novità, ma anzi tende a collegarsi alla precedente temperie culturale illuminista.

Nemmeno l'idea di una letteratura utile e impegnata era del tutto nuova, dato che già gli illuministi si erano a loro volta battuti contro una letteratura di puro intrattenimento (l'esempio di Parini è abbastanza eloquente).

Quanto infine al recupero del sentimento religioso, esso era ritenuto dai romantici lombardi un bagaglio insopprimibile del “genio italiano”.

Certamente, conclude il critico, il gruppo lombardo tentò per la prima volta di dare vita in Italia a una civiltà compatta e omogenea per atteggiamenti politici, ideologici e religiosi.

Il Romanticismo Italiano, conclude il critico nacque sotto il segno del moderatismo in politica: ecco perché poi fu sempre cercata una soluzione moderata al problema nazionale e si rifuggì da ogni estremismo: dal Socialismo al Repubblicanesimo Mazziniano.

Tuttavia non si può negare al Romanticismo Italiano un carattere di impegno civile e storico: i risultati non furono quelli che ci si aspettava: fu cattolico e moderato, ma, almeno negli intenti, non certo reazionario. Ritorniamo per un attimo a un aspetto che si era notato di sfuggita all'inizio; si era detto che il gusto romantico prediligeva anche certe descrizioni selvagge della natura: si tratta, a onor del vero, di una tendenza tipicamente nordica, che in Italia non ebbe, pare, riflessi di un certo rilievo.

Tuttavia l'amore per la poesia notturna e sepolcrale, rifacendosi ai canti ossianici, dette il via a quel fenomeno che venne individuato da una parte della critica come “Preromanticismo”.

Ho detto da una parte della critica, perché, in effetti, il Preromanticismo è una categoria letteraria che non gode di favore universale.

Alcuni manuali accennano ad essa; altri non ne fanno il minimo cenno.

Il fatto è certo dovuto al riflesso delle discussioni sorte intorno al concetto di Romanticismo, che videro per protagonisti critici del valore di Walter Binni e di Giuseppe Petronio.

W. Binni è stato il più valido sostenitore di un “Preromanticismo Italiano”, e ne fa fede un suo libro abbastanza famoso del 1947, che porta lo stesso titolo.

Giuseppe Petronio ha al contrario più volte e in varie sedi rifiutato la categoria di Preromanticismo.

Le ragioni del dissenso di Petronio si trovano sviluppate nel suo libro PARINI E L'ILLUMINISMO LOMBARDO.

In aperto contrasto con Binni, Petronio nega che il gusto nordico e ossianesco abbia in qualche modo portato Parini a interessi di tal genere e gli stessi valori quali il sentimento e la fantasia erano pienamente accettati dai sensisti, senza bisogno di scomodare, per tali motivi, un concetto come quello di Preromanticismo.

I rapporti sentimento e ragione, conclude Petronio, appartenevano già al clima culturale illuministico.

Petronio inoltre ricorda tra gli altri gli interventi avutisi negli anni'60 intorno alla rivista “Problemi” di N. Yonard, per il quale il Preromanticismo È UNA NOZIONE CHE NON ESISTE.

Per Binni invece la nozione ha la sua ragione di esistere, ed egli ha sempre difeso decisamente le proprie convinzioni.

A codeste discussioni ovviamente si ricollegano le posizioni dei manuali correnti; per cui ad esempio, mentre Getto e Sapegno ne accettano la sostanziale validità, altri, Asor Rosa, trascurano quasi del tutto l'argomento.