Lo sviluppo in Italia

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
lezione
Lo sviluppo in Italia
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia della videoarte



Gennaio '70 è il titolo di una mostra che segna il primo arrivo in Italia della videoarte. Fu un evento che si tenne proprio nel gennaio 1970 alla Galleria d'arte Moderna di Bologna, organizzato da quattro critici: Renato Barilli, Tommaso Trini, Maurizio Calvesi e Andrea Emiliani. Divenne il primo modello italiano di un'esposizione che prevedesse l'uso dei monitors, della telecamera, del circuito chiuso e della registrazione elettronica. La mostra che coinvolse quasi tutti gli esponenti dell'Arte povera, prevedeva la riproduzione su monitor di azioni registrate qualche giorno prima, e riprese mandate in diretta agli spettatori. Vi parteciparono: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Gianni Colombo, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Mario Merz, Luca Patella, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio. Purtroppo di tutti quei materiali girati non fu conservato nulla, segno della insufficiente considerazione sull'importanza del mezzo, ritenuto labile e di immediato consumo. Oggi se ne conserva solo il racconto a memoria di alcuni dei protagonisti. Nella mostra fu esibito anche il film di Gerry Schum Land Art, prodotto nel 1969.

Per l'occasione fu edito un catalogo con un testo dei curatori sull'importanza e l'originalità del modello espositivo proposto. Già nel 1969 negli Stati Uniti la Howard Wise Gallery aveva organizzato la prima mostra interamente dedicata alla videoarte, ma in Italia era una novità assoluta. In un articolo edito successivamente a quell'esperienza, Barilli tenta una prima rubricazione delle principali tipologie di approccio usate dagli artisti con il videotape. Fu il primo tentativo di classificazione dei materiali video prodotti, che non ebbe molto successo, ma contribuì ad evidenziare il problema della loro catalogazione scientifica.

L'esempio di Schum e il lancio della sua Video Galerie, l'apprezzamento del suo film, il suo business con la televisione, la timida comparsa di festival e rassegne video convinse altri operatori culturali a lavorare con questo nuovo strumento e gli artisti, che da sempre si misurano con le novità, furono attratti da queste nuove produzioni elettroniche. Alcune gallerie provarono senza molta convinzione a proporre queste nuove ricerche artistiche, ma l'assenza di attenzione da parte del mercato consigliò estrema prudenza. In effetti l'immaterialità dell'opera, la sua inconsistenza fisica che si poteva fruire solo con l'uso di strumenti elettronici rendeva difficile il coinvolgimento del collezionismo privato.

Così a Milano le gallerie Il Diagramma di Luciano Inga Pin e Il Naviglio di Renato Cardazzo, a Roma la Galleria dell'Obelisco e dell'Attico, a Venezia la Galleria del Cavallino, si cimentarono come emulatori di Schum. Ma Solo quest'ultima fu la più convinta e la più prolifica. Nacquero a questo seguito quattro centri italiani che cominciarono a sperimentare con continuità la produzione di video invitando autori di fama internazionale.

Bibliografia[modifica]

  • Vittorio Fagone, L'immagine video, Feltrinelli, Milano 1990
  • Angela Madesani, Le icone fluttuanti, Bruno Mondadori, Milano 2002
  • Simonetta Fadda, Definizione zero, Costa & Nolan, Milano 2005

Collegamenti esterni[modifica]

< Torna all'indice delle lezioni