Lo scisma donatista

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Lo scisma donatista
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Lo Scisma donatista[modifica]

Nascita e svolgimento storico del donatismo.[modifica]

Il Donatismo, movimento religioso di vasta portata, sorse e si sviluppò nell'Africa settentrionale del IV secolo, specialmente nella Numidia, dove erano emersi due fenomeni di natura diversa portata [1]

I donatisti -così chiamati dal nome di Donato, forse originario di Casae Nigrae, diventato poi il vescovo scismatico di Cartagine- costituirono una chiesa cristiana africana, ostile a quella cattolica, il loro distacco dalla Chiesa Cattolica fu provocato dalla questione dei lapsi (termine latino che significa "caduti"), di coloro in pratica che, durante le persecuzioni, avevano ceduto abiurando e consegnando ai pagani i libri sacri.

Fondamento della dottrina donatistica è il principio che i sacramenti, e in particolare il battesimo e l'ordine sacro, non devono considerarsi quali mezzi di salvezza efficaci in se stessi, ma sulla base della dignità del ministro che li conferisce.

Il terreno teologico preparato affinché questo scisma prendesse seguito è sicuramente da collegarsi con i fermenti di dissenso sorti fuori del contesto religioso, in cui il gruppo donatista s'intensificava. I promotori dello scisma seppero sfruttare il malcontento venutosi a creare tra i coloni per la questione del fisco che si doveva, pagare all'impero di Roma. Rispetto alla "grande Chiesa", il donatismo si proponeva quale "chiesa dei martiri" entro cui trovano posto solo i perfetti cristiani. Su incarico dell'imperatore Costantino, in un processo, lo scisma fu giudicato e condannato nel 313. I Donatisti pretesero la celebrazione di un secondo processo, celebrato fuori della città di Roma, per riesaminare la causa.

Questo concilio fu tenuto ad Arles, nel 314, ed ebbe termine con la conferma della sentenza già emanata nel 313 a Roma. I Donatisti si appellarono nuovamente a Costantino, che, ormai esasperato dall'insistenza, ordinò il bando dei capi donatisti, l'occupazione delle rispettive chiese e la confisca di tutti i loro beni.

L'imperatore si indusse ad attenuare le sue decisioni, fino alla tolleranza dei sostenitori dello scisma, nel 321.

Donato, esiliato, fu sorpreso dalla morte nel 355, ma il suo partito si mantenne fervido e vivace, nonostante le proscrizioni imperiali. Giuliano l'apostata, assurto al trono imperiale, emanò il suo editto (362) col quale si concedeva il ritorno alle loro sedi a tutti i vescovi esiliati, anche i Donatisti recuperarono le loro chiese perdute con il ricorso a veri e propri eccidi e a barbare vendette, dettate dalla sete di rivincita contro i cattolici.

Gli imperatori, successivi a Giuliano l'apostata, cercarono di stroncare il movimento donatista per ridare pace ed unità all'Africa del Nord che rappresentava una fetta importante dell'impero romano.

Talora i sovrani romani emanarono decreti e editti per proibire il secondo battesimo, minacciando di confisca i beni dei donatisti. Spesso queste prescrizioni non venivano applicate, giacché talvolta serpeggiava complicità tra donatisti e 1' autorità che doveva applicare i decreti imperiali. Agostino ce ne ha lasciato una testimonianza; parlando di Flaviano, vicario dell'Africa dal 373 in poi, annota che egli era membro della setta donatista [2]

Difatti per Flaviano era normale chiudere gli occhi e lasciare le cose com'erano.

È cosa certa che la chiesa donatista continuava a regnare, quasi sovranamente, sull'Africa del nord. All'arrivo d'Agostino ad Ippona, nel 391, la città era in maggioranza donatista.

Possidio, biografo d'Agostino, c'informa che i donatisti avevano ribattezzato la maggior parte degli africani già battezzati dalla chiesa cattolica [3]

Non dobbiamo dimenticare che alla Conferenza di Pace, tenutasi nel 411 a Cartagine, i donatisti "potevano ancora radunare 285 vescovi, uno solo in meno rispetto agli avversari! (cattolici) " [4]

I cattolici, da parte loro, avevano in pratica accettato l'esistenza di questa triste realtà, o almeno, si rassegnarono. Ad ogni modo, non reagirono energicamente contro la supremazia donatista. Raramente, insistettero per far applicare le leggi. Agostino, si lamenta di questo fatto nel suo trattato Contra Cresconium. dove si legge: "C'erano le leggi, ma noi le lasciammo dormire nelle nostre mani come se non fossero" [5]

I donatisti consideravano invalido il battesimo amministrato nella chiesa cattolica, i cui ministri essi ritenevano indegni.

Il 391 segnò una svolta. I cattolici cominciarono a svegliarsi e il confronto si riaccese. Tale risveglio va attribuito questa volta principalmente a due grandi personaggi; Aurelio, vescovo e primate di Cartagine, e Agostino, vescovo d'Ippona.

Aurelio si rivelò esser un grande organizzatore e un dinamico fattore di compattezza tra i vescovi cattolici, si fece soprattutto promotore della riforma, ecclesiastica.

Regolarmente egli convocava l'assemblea conciliare nord africana, che presiedeva con saggezza ma anche con spirito di fermezza. Era un uomo santo, intelligente e non soffriva di gelosia. In Agostino trovò il teologo adatto per sventare le pretese dei donatisti, in tal modo collaborazione. L'incontro di questi due personaggi, la loro amicizia e la loro fedele collaborazione, nel rispetto più rigoroso delle diverse funzioni, portò la chiesa sulla strada della verità teologica ristabilita e sul cammino della pace e dell'unità. La famosa Conferenza di Cartagine del 411, è senza dubbio il frutto di un lungo lavorio svolto da questi due uomini della chiesa dell'Africa romana.

Non c'è il minimo dubbio che la gran figura del risveglio della chiesa cattolica fu Sant'Agostino. La polemica antidonatista lo impegnò per ben venti anni in un combattimento teologico-pastorale. Per ristabilire la verità cattolica, della pace e dell'unità il vescovo Agostino riprese il materiale preparato da Ottato di Milevi in Numidia (oggi Mila nell'Est dell'Algeria) (Nell'ultimo decennio del secolo IV la Chiesa cattolica trova una voce importante nel vescovo Ottato. Era Punica a rappresentare una vigorosa reazione polemica. Rimase famoso per il suo trattato sulla chiesa.[6] consultò gli archivi, gli editti e i decreti imperiali, come pure le decisioni dei concili africani. Scrisse lettere, confutò la dottrina donatista e là dove la sua presenza poteva giovare alla pace e all'unità non vi mancava.

La conferenza di Cartagine fu certamente una vittoria per i cattolici soprattutto per Aurelio ed Agostino. Ma fu anche una magnifica occasione offerta ai cristiani nord africani per restaurare la comunione ecclesiale voluta da cristo. I Donatisti, nella loro maggioranza, accettarono la decisione della conferenza e promisero di reintegrarsi nella Chiesa "cattolica". Il potere politico imperiale promise di far rispettare l'applicazione della decisione della conferenza. C'è però da chiedersi: tutto questo fu sentito e vissuto con profonda convinzione interiore? La pace e l'unità erano ristabilite, ma la chiesa nord africana non fu completamente guarita della lacerazione subita per tanti anni. Il donatismo difatti, benché la sua importanza fosse ridotta, non si spense completamente. Certe iscrizioni di tipo donatista d'epoca bizantina e certe chiese rurali nella provincia numidiana mostrano, secondo Frend, "tracce di occupazione ininterrotta tra il IV e VI secolo" [7]

Nell'ultimo decennio del secolo IV la Chiesa cattolica trova una voce importante nel vescovo Ottato. Era Punica a rappresentare una vigorosa reazione polemica. Rimase famoso per il suo trattato sulla chiesa.[8]

Nel VI secolo, durante il pontificato di Gregorio Magno, il donatismo ha perfino cercato di rinnovare "il suo vigore nella Numidia" [9]

Poi venne l'invasione araba che spazzò via non solo il donatismo ma, poco a poco, tutto ciò che era cristiano e dei cristiani. Il Donatismo fu un fenomeno tipicamente nord africano. Per più di un secolo dominò la chiesa nord africana, citato, Aurelio e Agostino lottarono perché fosse ristabilita la comunione ecclesiale, chiedendo ai donatisti di riconoscere che il loro scisma lacerava il corpo mistico di cristo. Essi si credevano d'essere la vera chiesa di cristo. Non volevano ammettere che la loro dottrina e prassi non concordavano con la fede ortodossa e che il loro agire sfiguravano il volto di Cristo e della Chiesa. Si approfondiranno alcuni aspetti di questa dottrina per mostrare quali problemi teologici e pastorali creavano per la vera fede cristiana.

Problemi teologico-pastorali[modifica]

Alcuni studiosi moderni cercano di dare una "interpretazione socio-politica" del donatismo [10]

Per Agostino, il donatismo fu uno scisma che lacerava seriamente la Chiesa di Cristo. È per questo che la sua polemica antidonatista è una strettamente teologica. Nonostante l'apparente identità tra il cattolicesimo e il donatismo. Agostino avvertì subito che la dottrina donatista, scalzava certi elementi basilari della fede cristiana.

(Il donatismo è da considerarsi un movimento scismatico e non eretico, perché appare chiaro che la separazione della chiesa, da lui causata, si basa principalmente su problemi disciplinari che solo indirettamente s'innescano in categorie dottrinali. Dobbiamo però tener conto che il 12 febbraio 405, l'imperatore Onorio con l'editto De unitate, lex unitatis, lo dichiarò eretico. Agostino parla di esso in termini di scisma e raramente d'eresia).

Sant'Agostino disputa con i donatisti

Agostino rende evidente durante questa polemica non è certo il profilo socio-politico del donatismo, ma piuttosto la visuale pastorale-teologica.

Agostino, si è reso subito conto, infatti, che i donatisti si accantonavano in comportamenti ed atteggiamenti che li allontanavano dall'autentica etica cristiana. Quali furono questi elementi fondamentali della fede scalzati dalla dottrina donatista? Quali furono i problemi pastorali creati dagli atteggiamenti concreti dei donatisti?

Cattolici e donatisti "concordavano nel 1'ammettere che c'è un solo Dio una sola fede, una sola Chiesa, un solo battesimo" [11] Apparentemente, cattolici e donatisti confessavano e vivevano la medesima fede cristiana, ma in realtà, si trattava di due chiese, (per quanto unite nell'accettazione delle Scritture, del simbolo "credo" e dei sette sacramenti), profondamente divise su importanti questioni ecclesiologiche e sacramentarie in fondo, ciò che separava i donatisti dai cattolici e viceversa, era la concezione delle doti fondamentali della Chiesa e della validità dei sacramenti, soprattutto del battesimo e dell'ordine sacro. Erano questi, i principali elementi che, la dottrina donatista metteva in discussione e, sui quali si concentrava quasi esclusivamente tutta l'attenzione e la polemica d'Agostino. I donatisti si ritenevano eredi autentici della chiesa dell'Africa del Nord e i fedeli continuatori dell'ecclesiologia spiritualista di Tertulliano, istituzionalizzata in qualche modo da San Cipriano di Cartagine.

Sin dall'inizio della sua esistenza, la chiesa dell'Africa del Nord dava una grande importanza al martirio, quale testimonianza sublime dell'integrità e della santità dei suoi membri. Per molti anni, la concezione della chiesa era pressoché puritana ed esclusivista. L'ecclesiologia spiritualista di Tertuilliano "implicava il rifiuto completo della cultura greco-romana e della filosofia" [12] 1'accettazione della comunità dei credenti quale dimora vivente dello Spirito santo e la valorizzazione del martirio come la morte più gradita allo Spirito [13] e segno della purezza e dell'integrità allo Spirito [14] Per Tertulliano la caratteristica fondamentale della chiesa era l'esigenza di santità dei suoi mèmbri. Tale concezione d'altro canto esigeva che l'amministrazione dei sacramenti, e in modo particolare del battesimo, fosse affidata a "un ministro esente di biasimo del peccato". Da parte sua, san Cipriano, insistendo sulla purezza della chiesa, presenta la comunità del Signore come "un giardino chiuso" e una "fontana sigillata" [15]

Per lui la chiesa è come l'arca di Noè.

Durante la grande persecuzione del 303-305, diversi membri del clero, vescovi inclusi, avevano consegnato i libri sacri ai persecutori, nemici della fede. Prendendo spunto da questo fatto, i donatisti accusarono i cattolici di aver tradito l'integrità e la purezza della fede, di conseguenza non potevano considerarsi come la vera chiesa di Cristo.

I cattolici erano diventati per loro dei traditori (dal latino tradere= consegnare i libri). Inoltre, i donatisti trattarono le altre chiese, (disperse nel mondo e che erano rimaste in comunione con Ceciliano, vescovo di Cartagine, di cui i donatisti non avevano mai accettato l'ordinazione), come delle chiese apostate. La sola chiesa che era rimasta pura ed integra era, a loro avviso, quella donatista, e quindi solo essa poteva pretendere di essere la vera chiesa di Cristo. Seguendo Cipriano, anche Parmeniano, vescovo donatista di Cirta (oggi Costantina nell'Est algerino), affermava che la chiesa donatista era veramente il giardino chiuso" e la "fontana sigillata" e che solo essa possedeva le doti richieste dal Signore [16] Questa ecclesiologia sofferse di influenza diretta sulla teologia dei sacramenti, e del battesimo in particolare. Secondo questa visuale, l'amministrazione dei sacramenti era valida solo se era fatta da "un ministro santo" [17] E un ministro santo" non poteva trovarsi tra i cattolici, giacché questi avevano tradito la santità della chiesa. Solo nella chiesa donatista, rimasta pura ed integra, si poteva trovare un ministro santo, degno di amministrare validamente i sacramenti. Da queste premesse i donatisti tiravano la conclusione che coloro la quale erano stati battezzati da un cattolico dovevano essere ribattezzati; il loro battesimo doveva essere considerato come dato "da un morto" [18] Il problema teologico che nasce dalla dottrina ecclesiologica donatista riguarda la vera natura della chiesa. In effetti, quali sono le basi della vera chiesa di Cristo? I donatisti hanno veramente ragione allorché esigono la purezza e l'integrità come doti fondamentali della vera chiesa? Tutto il lavoro di Agostino fu di mostrare che non sono la purezza e l'integrità che definiscono la vera chiesa di Cristo, bensì l'universalità e 1'apostolicità.

Quanto all'universalità, Agostino non aveva nessuna difficoltà nel dimostrare gli innumerevoli testi biblici dai quali è che Cristo aveva voluto la sua chiesa universale [19]

Quanto al1'apostolicità, il vescovo d'Ippona sosteneva che la vera chiesa si riconosce solo attraverso la successione apostolica inaugurata dall'apostolo Pietro, "al quale, come rappresentante di tutta la chiesa, il signore disse: su questa pietra edificherà la mia chiesa...[20] In questa lettera, scritta verso l'anno 400, Agostino afferma che la chiesa che non ha alcun rapporto con la sede di Pietro, non ha nessun titolo d'apostolicità e per conseguenza non può considerarsi cose la chiesa di Cristo).

Lo scisma donatista non sollevava solo problemi di ecclesiologia.

Creava anche problemi -come già si è detto- per la teologia sacramentaria. Basando tutto sulla santità, i donatisti legavano la validità dei sacramenti alla santità dei ministri. Anche qui la parola d'Agostino fu determinante nello stabilire il vero concetto teologico della validità dei sacramenti, e in particolare del battesimo. Possiamo anzi affermare che è stato Agostino, sulla scorta di Ottato, a gettare le basi di una teologia sacramentaria che ancor oggi fa parte della teologia e fede cristiana, Agostino sulla linea della tradizione romana, confermata da Papa Stefano e dai concili di Arles, riteneva validi tanto il battesimo quanto la sacra ordinazione amministrati dai donatisti, chiarificando peraltro una distinzione tra il sacramento vero e il sacramento fruttuoso. In sintesi il concetto teologico del vescovo d'Ippona è questo; i sacramenti della chiesa sono di cristo che li ha istituiti, in nome suo sono amministrati imprimendo il carattere per i suoi meriti. "Il battesimo è battesimo non per i meriti ai quali è amministrato, ma per santità e verità propria, di colui che lo ha istituito" [21] Pertanto-esplicita Agostino: "Battezzi pure Pietro, è Cristo che battezza; battezzi Paolo, è Cristo che battezza; battezzi Giuda, è Cristo che battezza" [22]

Vorremmo adesso soffermarci, seppur brevemente, su tre problemi pastorali che, a nostro avviso, sono tra i più significativi,

Il più grave è che il donatismo creò, secondo Agostino, la rottura dell'unità ecclesiale. Tale lacerazione era insopportabile, data la massima importanza dell'unità ecclesiale come segno visibile della chiesa di cristo. Per lui era chiaro che il traditore era quello che rompeva l'unità voluta da cristo. Non si stancava mai di ripetere che chi vive nell'unità ecclesiale poteva dirsi cristiano. Possiamo affermare che, per Agostino, non c'è vera chiesa, là dove non c'è l'unità ecclesiale.

I testi agostiniani sull'unità della chiesa sono numerosissimi. Ne citiamo qualcuno a titolo d'esempio. Descrivendo i buoni pastori e il loro rapporto con cristo, l'unico pastore. Agostino dice; "Tutti i buoni pastori sono né l'unico pastore e formano una cosa sola. . . Dunque, l'Uno è in essi ed essi sono nell'Uno" [23] Parlando dei fedeli, afferma che questi formano "un solo gregge, che è sicuro sotto un solo pastore" [24] Restituire l'unità alla chiesa era certamente il primo compito pastorale che incombeva ai cristiani nord africani e in particolare ai vescovi, compito di massima importanza, sebbene arduo.

Con il passar degli anni e dimenticate le origini del conflitto, i cristiani, del tempo d'Agostino, consideravano l'appartenenza al donatismo o al cattolicesimo una cosa indifferente. Anzi, nati e cresciuti in famiglie donatiste o cattoliche, erano diventati perfino orgogliosi della loro particolare appartenenza ecclesiale.

Con il prestigioso esperto di Agostino A.TRAPE', possiamo affermare che "II vescovo d'Ippona si può chiamare veramente l'apostolo e il teologo dell'unità" [25] In seguito, la divisione finì per trasformarsi in una vera ripugnanza reciproca che si esprimeva spesso in atti d'odio e di vendetta. Per un pastore come Agostino era urgente porre fine a quest'assurda realtà.

Secondo problema[modifica]

Abbiamo visto quanto i donatisti ci tenevano alla santità della chiesa. La loro concezione era un semplice "puritanesimo" che chiudeva le porte della chiesa a tutti coloro che non erano, secondo loro, puri e santi.

Era una santità d'élite, dei pochi eletti. La santità richiesta dai donatisti era un'orgogliosa e pretenziosa arroganza. Essi (gli scismatici) non volevano aver niente a che fare con i cattolici e con tutti quelli che non appartenevano alla loro fazione. La loro santità era una forma di razzismo. La concezione donatista della santità della chiesa era un vero problema teologico e un serio pericolo pastorale. Chiudendo la porta alla moltitudine dei peccatori non si vanifica e annienta l'opera salvatrice di Cristo e della chiesa?

Forte della sua esperienza personale di peccatore, prima, e della sua esperienza come pastore di un gregge, poi,[26]

Agostino non perdeva occasione per insegnare che la chiesa completamente pura e senza macchia sarebbe stata quella futura, quando Dio sarà tutto in tutti. Di conseguenza, la santità della chiesa su questa terra non poteva essere che un cammino di conversione permanente dei membri della chiesa, sempre aperti ad accogliere i peccatori, il santo d'Ippona amava comparare la chiesa ad una rete che raccoglie pesci buoni e pesci cattivi, e ad un'aia dove la paglia è mescolata con il grano; "La Chiesa di questo tempo e come un'aia; lo abbiamo detto spesso, lo diciamo spesso: ha la paglia e il grano" [27] con ciò però va precisato che era lontano da Agostino il negare la santità della chiesa terrestre, la quale è santa a causa della santità del Cristo. Egli comunica al suo corpo mistico il proprio Spirito che, attraverso i sacramenti e soprattutto attraverso il dono della carità, fa sì che i mèmbri, purificandosi, diventino santi.

II terzo problema: la carità.[modifica]

Il dottore della grazia, Agostino, poteva rilevare quanto i donatisti s'illudessero nel credere che lo Spirito santo era l'animatore della loro chiesa. Agostino, pastore della carità, non si stancava di ripetere che chi non vive nell'unità e nella comunione ecclesiale non è vivificato dallo Spirito santo e perciò non possiede la carità, la sorgente di vita della chiesa. "Non hanno la carità di Dio coloro che non amano l'unità della chiesa", puntualizza nel trattato sul battesimo [28] Nel trattato sul vangelo di San Giovanni, egli dice espressamente: "Solo la chiesa cattolica è il corpo di cristo... Fuori di questo Corpo nessuno è vivificato dallo Spirito Santo" [29]

L'argomento agostiniano è chiaro e limpido; là dove lo Spirito non è presente perché la carità è assente, non c'è vita, ma morte; lo Spirito Santo è l'anima della chiesa Agostino, faceva di tutto per far capire ai capi donatisti che, stavano ingannando i loro fedeli e ancor più che non stavano comportandosi come dei veri e buoni pastori.

Egli cercava di far loro capire che, oggettivamente, non c'è salvezza al di fuori della chiesa cattolica. Il Vescovo d'Ippona, non trascurava alcun mezzo per far ritornare i donatisti al gregge unico del Signore. Era una vera e propria angoscia per Agostino vedere i donatisti non solo lontani dell'unità e dalla comunione ecclesiale, ma anche lontani dalla carità, principio vitale della chiesa di Cristo.

Questo rapido esame dei principali problemi teologico-pastorali, emersi dall'esame dello scisma donatista, ci permette di misurare l'intensità con la quale Agostino s'impegnò nella sua polemica antidonatista.

Teologo e pastore, ma soprattutto figlio di quella madre che amava tanto, in pratica la chiesa. Agostino soffriva enormemente dei colpi mortali che i donatisti infliggevano al Corpo mistico dell'unico pastore: Cristo Signore. Questa dolorosa sofferenza lo spinse ad una profonda intelligenza teologico-pastorale del mistero della chiesa che si è tramandata fino ai nostri giorni.

Note[modifica]

  1. (Cf. Agostino, Una fede una chies. (Introduzione, traduzione e note di Lorenzo Dattrino) Padova, 1985 pp.22-28.)
  2. (Cf.Lettera 87,8, Opera di Sant'Agostino, Nuova Biblioteca Agostiniana, Ed. Città Nuova, Roma 1969, vol. XXI, p.745).
  3. (Cf. P0SSIDIO, Vita di S. Agostino, 7,1-2, Città Nuova Editrice, Roma 1977).
  4. (W.H.C. FREND, Donatismo, in dizionario Patristico e di Antichità Cristiane, M, vol. I, diretto da Angelo di Bernardino, Institutus Patristicum Augustinianum, Roma, Marietti, Casale Monferrato 1983, col.1017).
  5. (Cf. Contra Cresconium, 3,47,51, citato da F.VAN DE MEER, in Sant'Agostino, Pastore delle anime, vol.I, ed. Paoline, Rosa 1971, p.224).
  6. Cf. Ottato di Milevi, La vera Chiesa, (intr. trad. e note a cura di L.Dattrino) Roma 1988, p.5 e ss),
  7. (Cf. W.H.C. Frend, loc.cit.col.1018).
  8. (Cf. Ottato di Milevi, La vera Chiesa, (intr., trad. e note a cura di L.Dattrino) Roma 1988, p.5 e ss,).
  9. (ibid)
  10. (Cf. A.Trapè, Sant'Agostino, l'uomo, il pastore, il mistic, Ed. Città Nuova, Roma 2001, p. 211).
  11. (Cf. A.Trapè Ibid., pag.217).
  12. (De Praes.7),
  13. (De Fug.5)" (Cf. W.H.C. Frend, loc.cit., col. 1019),
  14. (De Fug.5) (Cf. De exhort.cast. 10 e De Bapt. 15, citati da W.H.FREND, ibid).
  15. (Cf. Lettera 69,2; 74,11, citate da W.H. C. Frend, ibid).
  16. (Cf. W.H.C. Frend, loc.cit., col.1020).
  17. (Cf. Petiliano, citato da Agostino, in C.Litt.Petiliani, II, 2, 4; 7,14: CSEL 52,24,25, citato da W.H.C.rend, ibid).
  18. (Cf. Petiliano, citato da Costino,C.Litt.Petiliani, II, 7, 14: CSEL 52,24,25, citato da W.H.C.FREND, ibid).
  19. (Cf. A titolo d'esempio: Lettera 93,6 20, voi. m, pp. 835-837; Lettera 129, 2-3, vol. XXII, pp.63-65).
  20. (Cf. Lettera 53,2, vol. XXI, p.429. 9.
  21. (Cf. Contra Cresconium, 4,16,19, citato da A. Trapè, Agostino..., p. 219).
  22. (Cf. In Jo.Ev., tr.6,7, citato da A. Trapè, ibid, 21).
  23. (Cf. Serm. 46,13,30, citato da A.TRAPE', o.c., p.221).
  24. (Cf. Contra litt. Petiliani 3,9,10, citato da A.TRAPE', Ivi, p.221).
  25. (Cf. A. TRAPE', o.c., p.222).
  26. (Cf. A.G.HAMMAN, La vita quotidiana nell'Africa del Nord ai tempi di Sant'Agostino, Jaca Book, Milano, 1989, capitolo VIII: La Massa mescolata, pp.189-190).
  27. (Cf. Ennarr. in ps. 25, Serm.2,5, citati da A.TRAPE', "Agostino ...,", p. 220),
  28. (Cf. De baptismo, 3,16, 21, citato da A.TRAPE', "S.Agostino ...,", p.222).
  29. (Cf. In Ep. 185,11,50, citato da A.TRAPE', ibid…).