Le ricerche americane

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lezione
Le ricerche americane
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia della videoarte




I valori espressi dalla società dei consumi, l'esasperata mercificazione, la guerra del Vietnam con tutte le bugie della televisione, i modelli imposti dagli spot pubblicitari, l'ipocrisia della comunicazione televisiva ufficiale, mettono progressivamente in crisi gli artisti e i modi consolidati di produzione dell'arte. È in questo quadro che nascono gli innumerevoli movimenti di rivolta e di opposizione sia in ambito artistico che in ambito sociale, dove l'uno è sempre specchio dell'altro.
Come atto rivoluzionario teso a contrastare e sconvolgere la progressiva mercificazione dell'arte, e in opposizione anche al modello warholiano di The Factory, nascono una serie di movimenti culturali che vanno ad influenzare tutte le ricerche d'avanguardia.
A New York l'origine delle sperimentazioni americane con il video si fa partire dal 1965, quando Nam June Paik, nel traffico bloccato dal corteo della visita di Paolo VI, registra un video di documentazione usando una nuova macchina prodotta dalla Sony, il Portapak, acquistata grazie ad un finanziamento ottenuto dall'Institut of International Education di NY. Questa nuova apparecchiatura era alimentata a batteria, e, anche se con poca autonomia, si poteva trasportare lontano dalle prese di corrente, in giro, per la strada… Era una novità rivoluzionaria; composta da un videoregistratore connesso con un cavo ad una piccola telecamera. Il tutto era di dimensioni abbastanza ridotte per essere trasportata facilmente, si fa per dire, perché comunque servivano due operatori appaiati, uno con la camera e l'altro col registratore. Data l'immediata disponibilità del materiale girato, garantito da questo nuovo sistema, in un locale del Greenwich village, che era diventato ritrovo abituale di molti artisti, Paik andò a mostrare in differita le sue riprese e l'episodio gli produsse una immediata celebrità.
Era un'esperienza nuova che si rivelò fondativa: la banalità del quotidiano come il traffico bloccato, eletto duchampianamente ad opera come un ready made, e mostrata praticamente in diretta, nel luogo di ritrovo dell'avanguardia artistica di NY. Fu come la dichiarazione di un assunto teorico e fece scuola. Si chiamava Cafè a Gogo, 152 Blecker Street, ed era registrato sul nastro magnetico di una bobina aperta da 1/2". Quando gli oggetti prodotti dall'arte, vengono progressivamente messi in crisi dalle riflessioni sull'inefficacia della rappresentazione, si scopre che la realtà è più potente così com'è, e tutti i movimenti artistici vanno ad elaborare nuovi linguaggi che pescano abbondantemente nel reale, nel paesaggio, fra gli oggetti di consumo, nel corpo proprio dell'artista, nello spazio che il corpo abita, nella comunicazione sociale, nel gesto, nella letteratura.
Nascono i movimenti della Land Art, delle pratiche informali dell'astrazione, dell'Arte concettuale, della Minimal Art, della Body art, l'Happening e la Performance, nella fucina newyorchese che vede in brevissimo tempo l'accavallarsi di tutti questi differenti approcci.
La videoregistrazione, anche per la sua etica immaterialità, offre ampi spazi di sperimentazione per tutti questi nuovi interessi e per gli assunti teorici che gli operatori culturali americani mettono in campo. Alcuni artisti cominciano ad operare su grande scala nell'ambiente naturale, lontano dalle città, nei deserti americani o sulle montagne inabitate. Sono interventi di arte ambientale che vengono documentati da Gerry Schum che fonda nel 1971 la Video Galerie a Dusseldorf, con il progetto di vendere poi le documentazioni prodotte alle TV tedesche e americane. Il film Land Art, racconta le imprese di Michael Heizer, Walter De Maria, Robert Smithson, Richard Long, Dennis Oppenheim e altri. Una rete televisiva di Berlino ne compra i diritti di trasmissione e con grande clamore manda in rete questo filmato. Una nuova opportunità economica viene sperimentata con l'arte contemporanea, individuando nuove occasioni di professionalità e strade innovative per le produzioni e le documentazioni video, inaugurando un nuovo modello di business che verrà esportato un po' dovunque.
Altri artisti, anche fuori dall'ambito Fluxus iniziarono ad usare questo nuovo strumento, oltre a Nam June Paik: Vito Acconci, John Baldessari, Peter Campus, Dan Graham, Joan Jonas, Bruce Nauman, Martha Rosler, Jonas Mekas, il fotografo William Wegman, per citarne alcuni, ampliando l'ambito delle proprie ricerche e fondando nuove espressioni della propria poetica.

Nel 1965 da Praga giungono a New York anche Steina e Woody Vasulka, musicista lei ed elettrotecnico lui, ottengono un finanziamento per la ricerca e fondano nel 1970 "The Electronic Kitchen" un laboratorio sperimentale per lo studio delle nuove tecnologie e la produzione di video con effetti speciali. Tutte queste nuove esperienze mettono in moto dei percorsi accelerati che aprono all'invenzione di nuovi linguaggi che vanno ad influenzare sia nuovi movimenti da una parte e dall'altra ad esportare soprattutto in Europa nuove libertà espressive.

Bibliografia[modifica]

  • Valentina Valentini, Cominciamenti, De Luca Edizioni d'Arte, Roma 1988 per Taormina Arte
  • Silvia Bordini, Videoarte & arte. Tracce per una storia, Lithos, Roma 1995
  • Lea Vergine, Il corpo come linguaggio, Prearo 1974 - Skira 2000

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