Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie

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Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Classici della letteratura per ragazzi




Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (spesso contratto in Alice nel Paese delle Meraviglie, titolo originale Alice's Adventures in Wonderland) è un'opera letteraria pubblicata per la prima volta nel 1865 scritta dal matematico e scrittore inglese reverendo Charles Lutwidge Dodgson, sotto il ben più noto pseudonimo di Lewis Carroll.

Il racconto è pieno di allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti propri dell'epoca in cui Dodgson opera e il "Paese delle Meraviglie" descritto nel racconto gioca con regole logiche, linguistiche, fisiche e matematiche che gli hanno fatto ben guadagnare la fama che ha. Il libro ha un seguito chiamato Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. Nella maggior parte dei casi gli adattamenti teatrali e cinematografici preferiscono fondere insieme elementi dell'uno e dell'altro.

Il matematico statunitense Martin Gardner ha pubblicato un'opera intitolata The Annotated Alice che riproponeva il testo di entrambi i libri arricchito da numerosissime note esplicative che spiegavano tra l'altro i riferimenti più o meno conosciuti ai vari poemetti vittoriani di cui Dodgson propone parodie nei suoi libri.

L'origine[modifica]

Alice nel Paese delle Meraviglie
Uno dei luoghi che ispirarono Carroll - La porta (al centro della foto) sul giardino meraviglioso (Christ Church, Oxford)

È ormai leggendaria la teoria che pone l'origine del racconto in una soleggiata mattina estiva che Carroll traspone in versi nel suo Meriggio Dorato (proemio dell'opera), quando Dodgson ed il reverendo Robinson Duckworth si trovavano in una barca sul Tamigi con tre bambine:

  • Lorina Charlotte Liddell (tredicenne) (prima nel poemetto iniziale)
  • Alice Pleasance Liddell (di dieci anni) (seconda)
  • Edith Mary Liddell (di otto anni) (terza)
Prima pagina di Alice's Adventures Underground, con un'illustrazione dello stesso Carrol.

Durante il viaggio (cominciato a Folly Bridge, vicino Oxford, e terminato cinque miglia più in là in un villaggio di Godstow) Carroll inventò e raccontò alle tre bambine una storia, che più tardi mise per iscritto e regalò ad Alice Liddell che tanto aveva insistito perché lo facesse, diventò quindi Alice's Adventures Underground (le avventure di Alice nel Sottosuolo), che si sviluppava in soli quattro capitoli illustrati da Carroll stesso. Solo più tardi Carroll decise di pubblicare la sua storia, aggiunse nuovi personaggi e situazioni, commissionò le illustrazioni a John Tenniel (ritenuto ormai l'illustratore ufficiale) e gli diede il titolo e la forma che conosciamo ancora oggi. Ne sono state fatte varie copie di molte edizioni diverse e questo testo è stato pubblicato nel 90% delle lingue del mondo.

Il problema della traduzioni[modifica]

Tradurre Alice è un'impresa in cui moltissimi autori italiani si sono cimentati; i giochi di parole, le figure retoriche, i proverbi citati ed i continui riferimenti alla cultura inglese, hanno spesso stuzzicato a tal punto la fantasia dei traduttori italiani che ogni traduzione rappresenta un libro a sé. Così come fece Emma Cagli (storica traduttrice di Alice nel Paese delle Meraviglie) moltissimi autori (fra i quali Aldo Busi) hanno voluto personalizzare ed impreziosire Alice con le loro intuizioni.

Occorre individuare tre traduzioni principali che furono da riferimento per tutte le altre a venire almeno fino agli anni cinquanta:

  1. 1872, Primissima traduzione italiana ad opera di Teodorico Pietrocola Rossetti, per la casa editrice Loescher di Torino. Fu Carroll stesso a scrivere al suo editore Macmillian di Ermanno Loescher come "my italian friend". Il volume è molto fedele all'originale, tuttavia la qualità di stampa è molto bassa, non si leggono alcune lettere e vi sono parecchi refusi. La traduzione interviene direttamente anche sulle tavole di Tenniel originali. Il testo è arricchito di elementi biografici di Carroll e autobiografici di Rossetti (i due sono stati anche frequentatori) e Rossetti impregna le pagine di spirito risorgimentale ispirato anche dal romanzo storico coevo di Tommaso Grossi "Marco Visconti".
  2. 1908, Ad opera di Emma Cagli per l'Istituto Arti Grafiche di Bergamo. È la traduzione più melensa, in cui la Cagli depura il linguaggio con moralità forzata e parole meno dure (per esempio, da "porco" a "porcellino"), a volte stravolgendo il senso originale di Carroll. In realtà questa è la traduzione non dell'Alice originale edita da Macmillian ma dell'edizione inglese pubblicata da Heinemann nel 1907, con le tavole di Arthur Rackham. Il linguaggio della Cagli attinge dal patrimonio popolare e sono inseriti proverbi, giochi di parole e altre trovate che originalmente non comparivano.
  3. 1913, In traduzione anonima ma si hanno buoni motivi per credere che sia ad opera di Silvio Spaventa Filippi, direttore della collana editoriale milanese in cui questo titolo è inserito. Il traduttore ha sotto gli occhi l'edizione di Pietrocola-Rossetti e ne depura il linguaggio dai toscanismi ed arcaismi da questo aggiunti. Dall'edizione del 1872 mantiene identici i nomi di alcuni capitoli e di personaggi. Ai personaggi tuttavia è dato un nome che ne imita la grafia: Humpty Dumpty diventa Unto Dunto, Mad Hatter diventa Hatta, e così via.

È un'edizione importantissima perché presenta in volume unico i due libri di Carroll anteponendo però "Through the looking-glass" (probabilmente per necessità di presentare la novità).

La trama[modifica]

  • Capitolo 1 -- Nella tana del coniglio[1]
  • Capitolo 2 -- Un lago di Lacrime
  • Capitolo 3 -- Una corsa elettorale e una lunga storia
  • Capitolo 4 -- Il coniglio presenta un conticino
  • Capitolo 5 -- I Consigli di un Bruco
  • Capitolo 6 -- Porco e pepe
  • Capitolo 7 -- Un tè di matti
  • Capitolo 8 -- La partita a croquet della Regina
  • Capitolo 9 -- La Storia della Finta Tartaruga
  • Capitolo 10—La Quadriglia delle Aragoste
  • Capitolo 11—Chi ha rubato le paste?
  • Capitolo 12—La deposizione di Alice
Il Coniglio Bianco" di John Tenniel

Seguendo un coniglio bianco (in certe traduzioni "Bianconiglio"), Alice cade letteralmente in un onirico mondo sotterraneo fatto di paradossi, di assurdità e di nonsensi. Nella sua caccia al coniglio le accadono le più improbabili disavventure. Segue il coniglio attraverso la tana, ma cade (lentamente) in uno strano tunnel. Arrivata in fondo, trova una stanza piena di porte, ma tutte chiuse e tutte minuscole. Guardando attraverso una serratura, scorge un bellissimo giardino e vuole raggiungerlo, ma è troppo grande. Allora scorge su d'un tavolo di vetro una chiave, ma lei è sempre troppo grande per passare attraverso la porta. Viene in suo aiuto una bottiglia con su scritto "bevimi". Infatti il contenuto la fa rimpicciolire, ma giunta alla porta, si rende conto d'aver lasciato la chiave sul tavolo. Assaggiato un pasticcino comparso dal nulla con su scritto "mangiami" diventa enorme. Ora può prendere la chiave ma di nuovo non passa dalla porta. Affranta, scoppia in lacrime, che allagano la stanza. Ritrovata la bottiglia, riesce a rimpicciolirsi e scomparsa la stanza, si trova in compagnia d'un topo e altri animali (parrocchetto, dodo, aquilotto). Il topo abbozza una storia ma poi scatta la "corsa confusa" dove tutti gli animali corrono in circolo, chi inizia dopo chi smette prima. Alla fine della corsa, però, tutti sono asciutti.

Allontanatasi da questa compagnia, Alice ritrova il coniglio bianco e la sua casetta. Entrata in casa per cercare guanti e ventaglio del coniglio, mangia di nuovo, diventando ancora una volta enorme, tanto che le braccia le escono dalle finestre. Il coniglio, allarmato, chiama a raccolta Bill la lucertola che prova a passare attraverso il camino, ma Alice lo scaccia con un calcio. Fallita la spedizione di Bill, il coniglio tira sassi ad Alice che però diventano pasticcini. Mangiatone uno, ridiventa piccolissima e fugge dalla casa. Scansato il pericolo del cucciolo gigante, Alice s'intrattiene col Brucaliffo, che trova su d'un fungo a fumare un Narghilè. Prima d'andarsene, dopo essere diventato farfalla usando una nuvola di fumo come bozzolo, il bruco le rivela che le due parti del fungo la possono far crescere e rimpicciolire a suo piacimento.

Il gatto del Cheshire di John Tenniel

Al primo tentativo, Alice si ritrova con un collo lunghissimo, che fa sì che un piccione la scambi per un serpente. Ritrovate le giuste proporzioni, Alice si rimette in moto. Nel bosco giunge alla casa della duchessa. Assiste allo scambio d'inviti dei due messi (un pesce e un ranocchio) col quale la regina di cuori invita la duchessa ad una partita di croquet. La casa della duchessa è molto strana: lei sta infastidita, a cullare un bambino che urla e starnuta per l'aria satura di pepe, mentre la cuoca che rimesta la zuppa, di tanto in tanto, lancia stoviglie e pentole in ogni dove. La duchessa lascia però presto Alice per andare a prepararsi alla partita, donandole il bimbo in fasce che si trasforma in porcellino e corre via nel bosco. Dopo aver scambiato quattro chiacchiere col gatto del Cheshire che sogghigna e compare e scompare a pezzi, Alice giunge alla casa della Lepre Marzolina che sta prendendo il te' col Cappellaio Matto.

Alice, la Lepre Marzolina ed il Cappellaio Matto di John Tenniel

Questi due personaggi, in compagnia del ghiro, prendono il tè cambiando continuamente posto, spostandosi di tazza in tazza. Alice viene così a sapere che l'orologio del cappellaio segna sempre il giorno, ma non l'ora, e le viene sottoposto un indovinello: "perché uno scrittoio è come un corvo", indovinello al quale non c'è soluzione. Dopo aver lasciato il pazzo ricevimento del tè, Alice trova la strada per il castello della regina, dove trova i soldati con il corpo costituito da carte da ramino di picche che dipingono di rosso le rose che per sbaglio sono state piantate bianche. In quel momento arriva il corteo della regina: ci sono le picche (in inglese "spades", spade o anche vanghe, quindi sono i giardinieri), quadri (in inglese "diamonds", i cortigiani), fiori (in inglese "clubs" ma anche bastoni, quindi le guardie), cuori (in inglese "hearts") che rappresentano i principi di sangue reale..

Alice cerca di controllare il suo fenicottero per iniziare la partita a croquet.

la Regina, subito aggressiva (rappresenta la Furia), invita Alice a giocare a croquet, ma il campo è pieno di buche, si utilizzano le carte come porte, istrici come palle e fenicotteri come mazze. Il gioco è subito una gran confusione di giocatori che urlano e giocano all'unisono. Spesso le porte (le carte) devono assentarsi per decapitare chiunque capiti a tiro alla regina che ne sentenzia la morte. Riappare la duchessa, momentaneamente uscita dalla prigione in cui la regina l'aveva destinata, e presenta ad Alice il grifone che con fare autoritario, la porta a fare la conoscenza della "finta tartaruga". La finta tartaruga serve a fare il finto brodo di tartaruga (allegoria del vero brodo di tartaruga che si fa con la carne di vitello). La tartaruga racconterà ad Alice di come studiava sul fondo del mare e mostra in coppia col grifone, la quadriglia delle aragoste. Alice si deve interrompere perché nel frattempo è stato istituito il processo, nel quale si giudicherà il fante di cuori, accusato d'aver rubato le tartine pepate. Al processo, annunciato dal coniglio bianco che ora è abbigliato come un araldo, sono presenti i giurati (varie specie di animali), i testimoni (il cappellaio matto, la cuoca della duchessa e la stessa Alice). Il ritrovamento di una lettera senza firma con una poesia senza senso, convince tutti che il vero colpevole sia il fante di cuori. "Sentenza prima, verdetto poi" declama la regina, ma Alice (che ha iniziato a diventare sempre più grande) dissente e quando si alza per testimoniare, la sua gonna spazza il tavolo della giuria facendo cadere tutti i giurati. Dopo poco è diventata così grande che non si preoccupa più di re e regine ritrovando la giusta misura della realtà: "non siete altro che un mazzo di carte"... Il sogno finisce con Alice che si risveglia tra le braccia della sorella e quindi si dirige a casa per l'ora del tè.

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lt; small>Alcune illustrazioni relative ai capítoli dal IX al XII: Alice conversa con la Duchessa; Alice ed il Grifone ascoltano la canzone della Falsa Tartaruga; il Cappellaio è citato come testimone nel processo; quando Alice si alza per testimoniare, rovescia il banco della giuria.

Poemetti e canzoni[modifica]

  • "How doth the little crocodile..." (parodia della filastrocca Vittoriana, "How doth the little busy bee")
  • "You are old, Father William..." (parodia di "The Old Man's Comforts and How He Gained Them" di Robert Southey's)
  • La ninna nanna della Duchessa "Speak roughly to your little boy" (parodia di" Speak Gently" di G.V.Langford)
  • "Twinkle, twinkle little bat..." (parodia di 'Twinkle twinkle little star', anche nota in Italia come 'Brilla Brilla Bianca stella…')
  • The Lobster Quadrille
  • " Tis the voice of the lobster, I heard him declare..." (parodia di ‘Tis the voice of the Sluggard')
  • Beautiful Soup (forse parodia di "Beautiful Star")
  • "The Queen of Hearts..." (famosa filastrocca inglese menzionata anche in Mary Poppins)
  • The White Rabbit's evidence
  • The Mouse's Tale


Riferimenti nella cultura[modifica]

Nella letteratura[modifica]

Svariate sono le reinterpretazioni della storia di Alice in altri libri. Tra le principali si possono ricordare:

  • Alice nel paese dei quanti (Alice in Quantumland) di Robert Gilmore (ISBN 88-7078-406-1), nel quale Alice, attraversando uno schermo televisivo, diventa una particella subatomica e scopre la "follia" della meccanica quantistica.
  • Alice nel paese dei numeri (Automated Alice) di Jeff Noon (ISBN 88-7684-525-9), in cui Alice per scappare dalla sua prozia finisce nella Manchester del 1998 e deve risolvere una serie di enigmi e problemi di logica.
  • Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri dove un Alice antropologa vivente in una Londra alternativa va nella Steamland nella quale c'è una sostanza, la vaporità, che distorce sensazioni, provoca trip e mutazioni.
  • The White Rabbit, un racconto di Joe R. Lansdale del 1981, è ampiamente tratto da Alice nel Paese delle Meraviglie, in cui il coniglio bianco e il Cappellaio non solo sono reali, ma finiscono per banchettare con il protagonista del racconto, uccidendolo.

Una biografia romanzata di Alice Liddell è l'opera di Melanie Benjamin, Sono stata Alice, Roma, Fazi Editore, 2010 ISBN 978-88-6411-098-1 (trad. it di Alice I Have Been)

Note[modifica]

  1. A seconda delle traduzioni i titoli dei capitoli possono subire variazioni

Edizioni[modifica]

Altri progetti[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]