La domanda giudiziale nel processo civile

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lezione
La domanda giudiziale nel processo civile
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto processuale civile
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Il processo civile per avere un suo svolgimento deve ottemperare a dei presupposti che consistono in dei requisiti che devono sussistere prima dell'inizio del processo cioè prima della notifica dell'atto di citazione o il deposito del ricorso. La carenza di uno di questi presupposti impone al giudice di fermare il processo con una pronuncia "sul processo". Se invece i requisiti sussistono il giudce puo' pronunciarsi sul merito.

Esistono due tipologie di presupposti:

  • Presupposti di esistenza del processo: Sono requisiti che devono sussistere prima della proposizione della domanda perché possa nascere un processo. Essi si concretizzano nell'unico requisito che la domanda sia proposta davanti a un giudice ossia ad un soggetto investito di potere giurisdizionale.
  • Presupposti di validità e di procedibilità del processo: Sono requisiti che devono sussistere prima della proposizione della domanda perché il processo possa procedere fino al suo esito normale, ossia la pronuncia sul merito. Tali presupposti sono la competenza del giudice investito della domanda (che abbiamo già visto) e la legittimazione processuale del soggetto che chiede la tutela giurisdiziona e di quello nei cui confronti la domanda è proposta.

Le Condizioni dell'Azione Civile[modifica]

La domanda affinché possa essere accolta presuppone l'esistenza delle condizioni dell'azione civile. Tali condizioni sono tre:

  • La Possibilità Giuridica: Cioè che esista una norma che preveda, in astratto, il diritto che si vuole fare valere;
  • L'Interesse ad Agire (art. 100 c.p.c.): Cioè che chi propone la domanda in giudizio deve farlo per ottenere un'utilità specifica con quel giudizio. L'interesse ad agire, quindi, si presenta come il rapporto tra domanda e utilità che l'atto potrà ricavare dalla sentenza.
  • La Legittimazione ad Agire: Cioè che vi sia coincidenza tra il soggetto che agisce e colui che nella domanda è affermato titolare del dirtto che si fa valere ("Legittimazione Attiva") nonché che ci sia coincidenza tra colui contro cui si agisce e colui che nella domanda è affermato come soggetto passivo del diritto ("Legittimazione Passiva").

La Domanda Giudiziale[modifica]

Con la domanda giudiziale la parte che intende agire giudizialmente a tutela di un suo diritto che ritiene leso mette in moto il processo. Ai sensi dell'art. 2907 c.c., infatti, "alla tutela giurisdizione dei diritti provvede l'autorità giudiziaria su domanda di parte".
L'agire giudizialmente, pertanto, si presenta come un diritto ad agire della parte che è libera o meno di tutelarsi dal diritto leso e pertanto il potere di agire si concretizza in un potere che rientre nelle sua completa disponibilità. Solo in rari casi la tutela puo' essere chiesta dal pubblico ministero, e non quindi dal soggetto titolare del diritto da tutelare, che quindi nel processo civile si presenta come una figura presente solo in casi eccezionali. Questa disponibilità rientra nel Principio della Domanda che abbiamo già analizzato nella lezione sui principi generali.
Come detto, in ipotesi eccezionali il processo puo' essere non ispirato al Principio della Domanda ma avere inizio con un impulso d'ufficio. In tali casi il procedimento è avviato d'ufficio a seguito di una segnalazione o di una notizia di determinati fatti giuridicamente rilevanti. Es. sono l'artt. 330-332, 361, 346, 508, 2190 e 2191 c.c.. Non rientrano, invece, in questo caso le ipotesi di illeciti civili sottoposti a sanzioni pecuniaria introdotti dal D.Lgs. n. 7/2016 (ad. es. chi offende l'onore o il decore di una persona presente; il comproprietario, socio o coerede che, per procurare a se o ad altri un profitto, s'impossessa della cosa comune, sottraendola a chi la deterine; chi distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui). In queste ipotesi si ha solo una sanzione di natura civile accessoria a una pronuncia di condanna principale comminata dal giudice in un processo comunque introdotto da una domanda di parte.

Soggetti a cui la legge, o meglio la Costituzione all'art. 24 Cost., sono tutti, cittadini e stranieri, infatti "tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti o interessi legittimi".
Ci sono casi però in cui un soggetto puo' essere dichiarato incapace. In questi casi questi soggeti non posso liberamente e da soli proporre domanda giudiziale ma i loro diritti potranno essere tutelati dai rappresentanti legali.

L'atto con cui si propone la domanda giudiziale potrà essere o l'atto di citazione o il ricorso. La legge stabilisce i requisiti di forma e di contenuto di questi atti.

Il "diritto di azione" è un insieme di poteri attraverso i quali colui che ha formulato la domanda processuale agisce nel processo. Si comprende quindi che titolare di tale diritto è colui che si afferma titolare di un diritto leso. Esso è un diritto distinto dal diritto che si vuol far valere in giudizio ed ha come contenuto la prestazione del giudice cioè l'attività giudiziale destinata a concludersi con la pronuncia sul merito.

Esistono quattro tipi di azione:

  • Azione di Accertamento: E' l'azione con cui si chiede al giudice il mero accertamento senza che a ciò consegua una condanna. Tipica azione di acertamento è l'azione di nullità del contratto in cui una volta accertata la nullità del contratto esso è come mai esistito e, pertanto, non si chiede alcunche d'altro. Tutte le azioni di cognizione contengono anche il mero accertamento.
  • Azione di Condanna: E' l'azione con cui si chiede al giudice, oltre che l'accertamento, anche che una volta accertato ci sia la condanna al pagamento. All'azione di condanza consegue come effetto primario la formazione del titolo esecutivo e il passaggio all'esecuzione forzata.
  • Azione Costitutiva: E' l'azione con cui si chiede al giudice la modificazione di una situazione di fatto (ad es. l'annullamento di un contratto, la separazione o il divorzio). Essa si distingue:
  • Attività Giurisdizionale Costitutiva Necessaria: Se il diritto è attuabile solo con l'intervento del giudice (ad es. la separazione).
  • Attività Giurisdizionale Costitutiva Non Necessaria: Se il diritto è attuabile anche senza l'intervento del giudice (ad es. l'obbligo di contrarre assunto con un contratto preliminare rimasto ineseguito, oltre che con l'esecuzione spontanea delle parti, puo' essere eseguito anche con sentenza costitutiva ai sensi dell'art. 2932 c.c..
  • Azione Cautelare: Con la quale si chiede al giudice di attuare forme di tutela al diritto controverso nel corso del processo per evitare la sua dispersione o distruzione. Per aversi una tutela cautelare il giudice, visto i tempi rapidi richiesti per la decisione, si basa su due requisiti il periculum in mora cioè il pericolo al quale il ritardo puo' esporre il diritto e il fumus boni iuris cioè la probabilità della fondatezza del diritto.

Gli elementi della domanda[modifica]

Gli elementi della domanda sono:

  • Personae: Cioè i soggetti della domanda;
  • Petitum: Cioè ciò che si chiede con la domanda;
  • Causa Petendi: Cioè la ragione di diritto su cui si fonda la richiesta della parte.

L'elemento soggettivo della domanda dell'azione sono i soggetti (Personae) dell'azione stessa e possono essere sia soggetti attivi (cioè coloro che propongono la domanda e vengono detti "attori" o "ricorrenti") sa soggeti passivi (ciè coloro contro cui la domanda è proposta e vengono detti "convenuti" o "resistenti").
Nei casi in cui la legge consente di far valere il diritto altrui in nome altrui si ha la cosiddetta rappresentanza. Se, invece, il diritto altrui si fa valere in nome proprio sia la cosiddetta sostituzione processuale. In questi casi per individuare il soggetto del processo si terrà conto con riguardo al soggetto titolare del rapporto sostanziale e, quindi, al rappresentato (ad es., al figlio minore, rappresentato dal genitore) e al sostituito.

Gli elementi soggetti della domanda sono invece il Petitum e la Causa Petendi.
Il Petitum, come detto, è ciò che si chiede con la domanda sia in via immediata al giudice (cioè il provvedimento che si chiede al giudice ad es. la condanna o il sequestro) sia in via mediata alla controparte (cioè la determinata prestazione che si chiede ad essa ad es. il pagamento).
La Causa Petendi, come visto, è, invece, la ragione di diritto su cui si fonda la richiesta di parte cioè il diritto affermato in forza di cui si chiede il petitum (ad es. la Causa Petendi dell'azione di annullamento de contratto consiste nei fatti che danno vita all'errore, alla violenza o al dolo, ossia alle cause di annullamento del contratto previsto dall'art. 1427 c.c.).

Con relazione al Petitum non è ammissibile la frazionabilità della domanda cioè chiedere con vari processi, anche scanditi diversamente nel tempo, l'attuazione di parte del diritto. Essa sarebbe contraria sia al principio di correttezza e buona fede che ispira il rapporto tra le parti in un contratto e nella fase di azione giudiziale per ottenere l'adempimento (infatti allungherebbe il vincolo obbligatorio con il pagamento del credito sarebbe dilazionato nel tempo, sia comporterebbe un aggravio di spese a carico del debitore con più processi a cui dover far fronte) si al principio costituzionale della ragionevole durata del processo che si attua anche nei confronti delle parti e che in questo caso sarebbe leso per l'evidente contrasto tra la moltiplicazione dei processi e la possibilità di contenimento della loro durata (Sentenza Cass. n. 15476/2008).

La mutatio ed emendatio libelli[modifica]

Nel corso dell'udienza di trattazione, ai sensi dell'art. 183 c.p.c., è concesso all'attore di proporre nuove domande (mutatio) e eccezioni conseguenti alla domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto. E' concesso, poi ad entrambe le parti di precisare o modificare le domande, le eccezioni, e le conclusioni già formulate (emendatio libelli) sia nel corso dell'udienza di trattazione sia nel termine perentorio non superiore a trenta giorni (c.d. Appendice Scritta) eventualmente concesso dal giudice sitruttore su espressa richiesta di parte (art. 183, co. 4, ult. parte, e co. 5, c.p.c.). In sintesi, quindi, la emendatio libelli è consentita ad entrambe le parti nel corso dell'udienza di trattazione o nel termine perentorio concesso dal giudice. La mutatio è consentita al solo attore nell'udienza di trattazione in relazione alla domanda riconvenzionale o all'eccezioni proposte dal convenuto.

Ma in cosa consistono la 'mutatio libelli e la emendatio libelli.
La mutatio libelli (in italiano "nuova domanda") è una domanda obiettivamente diversa da quella proposta originariamente e che introduce nel processo un Petitum diverso o più ampio o su una Causa Petendi fondata su situazioni giuridiche non prospettate prima o su un fatto costitutivo radicalmente differente, cosichè si prospetta al giudice un nuovo tema d'indagine e si spostano i termini della controversia con l'effetto che si potrebbe disorientare la difesa della controparte e alterare il regolare svolgimento del processo. Ad. es. si chiede l'annullamento del contratto perchè si ritiene concluso con violenza (ossia, sotto la minacci di un male ingiusto) ma poi nel corso del processo si chiede l'annullamento perchè si ritiene che il contratto sia stato concluso con errore (ad. es. Tizio credeva di stipulare il contratto con Caio e invece era Mevio).
La emendatio libelli (in italiano "precisazione/modificazione della domanda") è la difersa interpretazione o qualificazione giuridica del fatto costitutivo del diritto oppure l'ampliamento del Petitum o la sua limitazione per renderlo più idoeno al concreto e effettivo soddisfacimento della pretesa fatta valere (Sentenza Cass. n. 17457/2009). Ad. es. è ammissibile la modificazione in più o meno del quantum, purché con riferimento agli stessi fatti, come nel caso della richiesta del pagamento degli interessi in aggiunta al pagamento del debito richiesto con la domanda iniziale (Sentenza Cass. n. 607/1982).

Gli effetti sostanziali e processuali della domanda[modifica]

La domanda giudiziale produce degli effetti sostanziali (ossia, sui diritti della parte che agisce) e processuali (ossia, sul processo). Tali effetti si hanno fin dal momento della notifica dell'atto di citazione alla controparte. Per quanto riguarda il ricorso, invece, gli effetti processuali si hanno dal momento del deposito dello stesso in cancelleria del giudice adito mentre gli effetti sostanziali si hanno dal momento della successiva notifica dello stesso alla controparte.

Gli effetti sostanziali sono:

  • L'interruzione della prescrizione del diritto che si vuol far valere (art. 2943 c.c.);
  • L'impedimento della decadenza: Se la legge prevede un termine per l'esercizio dell'azione, la notifica della domanda, prima della scadenza di tale termine, impedisce la decadanze (art. 2966 c.c.).

Gli effetti processuali, invece, sono:

  • La litispendenza, cioè la pendenza della lite, tra determinati soggetti, che assumono la qualifica di parti;
  • La perpetuatio iurisdictionis cioè, come abbiamo visto, ai fini della determinazione della giurisdizione e della competenza del giudice bisognerà far riferimento alla legge vigente al momento della domanda, senza tener conto dei successivi mutamenti (art. 5 c.p.c.);
  • La determinazione della materia del contendere, ossia dell'oggetto del processo;
  • La determinazione delle parti del processo e della loro legittimazione;
  • L'attribuzione al giudice investito della causa della competenza esclusiva a emanare provvedimenti cautelari (art. 669quater c.p.c.).

La Class Action[modifica]

La Class Action (in italiano "Azione di Classe"), disciplinata dall'art. 140bis del D.Lgs. n. 206/2005, ha per oggetto l'accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno o alla restituzione in favore degli utenti consumatori. Essa si presenta come una tutela:

  • Ai diritti contrattuali di una pluralità di consumatori o utenti (anche che hanno sottoscritto contratti stipulati con moduli o formulari ai sensi dell'artt. 1341 e 1342 c.c.) che si trovano a soffrire una medesima lesione da parte di una stessa impresa.
  • Ai diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di una determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere di un rapporto contrattuale.
  • Ai diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori o utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali.

L'azione è proposta davanti al tribunale ordinario con atto di citazione (notificato anche all'ufficio del pubblico ministero presso il tribunale adito che puo' intervenire limitatamente al giudizio di ammissiblità) che all'esito della prima udienza decide sull'ammissibilità della domanda (la domanda è inammissibile se è manifestamente infondata, sussiste un conflitto di interessi, non vi è omogeneità dei diritti individuali tutelabili o il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l'interesse della classe) oppure puo' sospendere in giudizio quando sui fatti rilevanti per la decisione è in corso un'istruttoria davanti ad un'autorità indipendente o un giudizio davanti al giudice amministrativo. L'ordinanza che decide sull'ammissibilità dell'azione è reclamabile davanti alla Corte d'Appello. Con l'ordinanza di inammissibilità il giudice provvede anche sulle spese.
I consumatori o gli utenti che intendono far parte della Class Action aderiscono ad essa, anche senza ausilio di un difensore, tramite posta elettronica certificata o fax. Quando infatti il giudice ammette l'azione fissa i termini e le modalità della pubblicità per consentire proprio l'adesione degli appartenenti alla classe alla domanda: individua i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio, specificando i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono o meno parte della classe; fissa i termini perentori del deposito degli atti di adesione in cancelleria; determina il corso della procedura assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l'equa, efficace e sollecita gestione del processo; regola nel modo che ritiene più opportuno l'istruzione probatoria. La pubblicità si presenta come requisito alla procedibilità della domanda. L'adesione comporta la rinuncia a ogni azione risarcitorio o restitutoria individuale.

Se il giudice accoglie la domanda liquida le somme dovute a coloro che hanno aderito o stabilisce i criteri omogenei per il calcolo della liquidazione. In quest'ultimo caso assegna un termine alle parti per giungere ad un accordo sulla liquidazione. Se scaduto il termine non vi è accordo il giudice, su istanza di almeno una parte, liquida le somme dovute ai singoli aderenti.

Chiaramente la domanda di accoglimento puo' essere impugnata dall'impresa in Corte d'Appello. L'impresa per evitare di dover già iniziare a corrispondere quanto dovuto puo' chiedere la sospensione della sentenza di primo grado. Sulla richiesta di spospensione ex art. 283 c.p.c. decide la Corte d'Appello che, tenuto conto del'entità complessiva della somma gravante sul debitore, del numero dei creditori e delle difficoltà di ripetizione in caso di accoglimento della domanda di gravame, può disporre che, fino al passaggio in giudicato della sentenza, la somma complessivamente dovuta dal debitore sia depositata e resti vincolata nelle forme ritenute più opportune.

La sentenza definisce il giudizio nei confronti degli aderenti ma non nei confronti di chi non ha aderito che potrà ricorrere individualmente. Le rinuncie e transazioni, eventualmente intervenute nei confronti di parte degli aderenti, non pregiudicano i diritti di chi non le ha espressamente consentite. Gli stessi diritti sono fatti salvi anche nei confronti dei casi di estinzione del giudizio o di chiusura anticipata del processo.

Le Eccezioni di Rito e di Merito[modifica]

Le Eccezioni sono il metodo con cui il convenuto contesta la domanda dell'attore sia su un piano fattuale (contestando i fatti affermati dal giudice) sia su un piano giuridico (contestando l'applicabilità della norma invocata dall'attore).
Con l'Eccezione di Rito il convenuto introduce nel processo contestazioni che riguardano il procedimento (ad es. l'incompetenza del giudice, la mancanza di legittimazione ad agire dell'attore ecc.).
Con l'Eccezione di Merito il convenuto contesta la fondatezza delle affermazioni contenute nella domanda (ad es. l'inesistenza del diritto al risarcimento del danno). Le Eccezioni di Merito possono essere:

  • Eccezioni di Merito Rilevabili d'Ufficio: Ovvero fatti impeditivi, estintivi o modificativi dei quali il giudice puo' tener conto d'ufficio.
  • Eccezioni di Merito In Senso Stretto: Ossia fatti di cui il giudice puo' consocere solo se fatti oggetto di un'eccezione di parte (ad es. se l'attore chiede il pagamento di una somma allegando l'esistenza di un contratto, il convenuto puo' dedurre, quale fatto estintivo del diritto, l'avvenuto pagamento, introducendo così un fatto principale nuovo).

Il Principio di Corrispondenza tra il Chiesto e il Pronunciato[modifica]

Il Principio di Corrispondenza tra il Chiesto e il Pronunciato afferma che il giudice deve pronunciarsi su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa (art. 112 c.p.c.). Chi propona la domanda, quindi, vincola il giudice a pronunciarsi su tutti gli aspetti della domanda e soltanto su quelli. Il vincolo riguarda:

  • Sia il tipo di azione esercitata (di accertamento, di condanna o costitutiva);
  • Sia il contenuto del giudizio.

In attuenazione del Principio di Corrispondenza tra il Chiesto e il Pronunciato vi è il Principio del Iura Novit Curia e cioè che nell'applicazione delle norme giuridiche il giudice non è vincolato dalle affermazioni di parte ma è libero di applicare la norma che ritiene più pertinente e adattabile al caso concreto, quindi, è libero di modificare la qualificazione giuridica attribuita dalle parti alla fattispecie concreta. Questo significa che il giudice può effettuare la pronuncia richiesta in base a una ricostruzione dei fatti autonoma rispetto a quella prospettata dalle parti, col solo limite di non interferire con il potere di dispositivo che le stessi parti anni esercito con le loro allegazioni.
Va detto che anche questa libertà del giudice ha un limite sia nel c.d. "giudicato implicito" (il giudice dell'impugnazione non può procedere a una nuova qualificazione, diversa rispetto a quella data dal giudice del grado precedente, qualora tale capo non sia stato impugnato), sia nel dovere di collaborazione del giudice, in ossequio del quale il giudice che ritiene di dover applicare una norma di diritto diversa da quella indicata dalle parti deve prima provocare il contraddittorio su tale applicabilità.

Una interessante questione relativa al Principio della Corrispondenza tra il Chiesto e il Pronunciato è quella in relazione alle contrapposte domande di risoluzione per inadempimento del medesimo contratto. Esso puo' accogliere una e rigettare l'altra ma non potrà mai respingerle entrambe e dichiarare l'intervenuta risoluzione consensuale del rapporto in quanto ciò implicherebbbe la violazione del Principio della Corrispondenza tra il Chiesto e il Pronunciato, mediante una regolamentazione del rapporto stesso difforme da quella perseguita dalle parti (Sentenza Cass. n. 17665/2017).