Jacopo Sannazaro (superiori)

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lezione
Jacopo Sannazaro (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Letteratura italiana per le superiori 2
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 50%.

Jacopo Sannazaro (talvolta trascritto Iacobo Sannazzaro) compose opere in lingua latina e in volgare. È noto soprattutto come autore dell'Arcadia, prosimetro pastorale in prosa e versi, da cui successivamente ha preso il nome l'omonima accademia costituitasi a Roma alla fine del Seicento.

La vita[modifica]

Tiziano, presunto ritratto di Jacopo Sannazaro

Nacque a Napoli da una nobile famiglia della Lomellina (i Sannazzaro), che si diceva derivasse il nome da una villa a San Nazaro, nei pressi di Pavia. Le storie letterarie riferiscono una data di nascita oscillante fra il 1456 e il 1458; l'epigrafe sepolcrale riporta tuttavia la data del 1457.[1]

Il padre morì durante gli anni dell'adolescenza di Jacopo, che fu cresciuto a Napoli, Nocera de' Pagani e San Cipriano Picentino, luoghi la cui atmosfera avrebbe ispirato, secondo le dichiarazioni del poeta[2], la prima elaborazione dell'Arcadia. A Napoli fu discepolo, nella seconda metà degli anni settanta del Quattrocento, di Giuniano Maio e Lucio Crasso, docenti di poetica e di retorica. Aderì all'Accademia Pontaniana, raccolta attorno all'umanista Giovanni Pontano, assumendo lo pseudonimo classicizzante di Actius Syncerus. Il suo prematuro ritiro in campagna da Napoli, da taluni considerato come un dato biografico, è invece un evidente tropo.

Fu a lungo ospite dei conti Cavaniglia, nel palazzo di corte di Montella, ove, sembra, scrisse la sua Arcadia, ispirato dai monti Picentini. Ottenne rapidamente la fama di poeta e quindi un posto come uomo di corte, ottenendo in dono come residenza di campagna Villa Mergellina, nei pressi di Napoli, da Federico d'Aragona. Quando il suo patrono Federico fu costretto a rifugiarsi in Francia nel 1501 fu accompagnato da Sannazaro, che non ritornò in Italia prima della morte del re (1504). Sembra che il poeta abbia trascorso gli anni successivi a Napoli. Morì nella città partenopea il 6 agosto 1530.[3]

Opere[modifica]

Manoscritto (1501–1503) di Sannazaro

Arcadia (1480-1504)[modifica]

Arcadia è un prosimetro (componimento misto di prosa e di poesia), di ambientazione pastorale. Il poeta aveva fin dal 1480 delle ecloghe in versi di ispirazione classica (Virgilio, Teocrito), e col tempo attorno a queste aggrego' le altre ecloghe e le parti in prosa; il testo è oggi costituito da 12 ecloghe e 12 prose, più un congedo intitolato Alla sampogna. L'opera circolò lungamente manoscritta, ebbe una edizione scorretta e parziale finché non fu stampata a Napoli nel 1504. Nell'opera si narrano le vicende del pastore Sincero, sotto le cui vesti si nasconde il poeta, nella terra greca dell'Arcadia tra i pastori che trascorrono le loro giornate tra riti e tenzoni di canto (secondo quanto tramandato dalla tradizione classica). L'opera, ricca di riferimenti classici e di complessità metriche, tuttavia, è continuamente pervasa da un ricorrente malinconia (tipica del poeta anche nelle Rime) e da presagi di morte, nel segno dei quali si conclude il testo, con la visione dell'arancio abbattuto (la discesa di Carlo VIII di Francia a Napoli) e la morte della donna amata e il doloroso ritorno alla realtà. L'opera, che sostanzialmente inventava nel mondo moderno il mito di questa terra edenica del mondo classico, ebbe un profondo impatto sulla letteratura di tutta Europa fino alla metà del XVII secolo (Accademia dell'Arcadia) tanto da divenire un vero luogo comune.

De partu virginis (1526)[modifica]

Il poema latino in tre libri di esametri virgiliani De partu Virginis, in 3 libri, del 1526, fu pubblicato nel 1526; esso narra la nascita del Cristo, e fu un poema ardito nella sua commistione di classico e di pagano, e fu anche molto contestato dai contemporanei tra i quali Erasmo da Rotterdam. Assieme al coevo Christias di Marco Gerolamo Vida, il De Partu costituì il modello del poema religioso latino rinascimentale.

Rime (1530)[modifica]

Le Rime (Sonetti et canzoni di M. Jacopo Sannazaro, Napoli e Roma, 1530), in toscano trecentesco e chiaramente ispirate a Francesco Petrarca, costituiscono un punto fermo nella storia della lirica italiana, ed assieme alle Rime di Pietro Bembo, pubblicate quello stesso anno, costituiranno in testo base per il vasto fenomeno del petrarchismo europeo.

Restante produzione in latino e dialetto[modifica]

  • 5 Eglogae piscatoriae, su argomenti connessi alla Baia di Napoli
  • 3 libri di Elegìe latine
  • Scrisse anche epigrammi caustici e aggressivi;
  • Gliommeri,
  • Farsa.

Altri progetti[modifica]

Note[modifica]

  1. Maria Corti, Sannazaro, Iacobo, in Vittore Branca, Dizionario critico della letteratura italiana, Torino: UTET, 1973, vol. 3, p. 299-305.
  2. Elegiae, III, 2.
  3. E. Carrara nella Enciclopedia Italiana, 1936, indica il 24 aprile come giorno di morte del Sannazaro.