I rosacrociani Lezione 4

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lezione
I rosacrociani Lezione 4
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Rosacrocianesimo




QUARTO INCONTRO[modifica]

È arrivato il momento di tornare alla Genesi biblica. Mi piacerebbe fare una veloce indagine fra di noi qui presenti, per chiedere che cosa pensiamo siano, e a che cosa servano, i testi sacri delle religioni, e la nostra Bibbia in particolare. Di certo la maggioranza pensa che si potrebbe vivere benissimo anche ignorandola, e che la sua funzione sia solo quella di dettare delle regole a chi volesse diventare religioso. Bene, non è così! La Bibbia è un libro che ci riguarda tutti, perché parla di quella facoltà che ci contraddistingue in quanto esseri umani: la Creatività, che è quella stessa energia con la quale fu creato ed è mantenuto l'Universo: l'Energia Creatrice. La Bibbia è un testo di istruzione, che ci indica la strada per il nostro avanzamento e la nostra evoluzione. Purtroppo una interpretazione parziale e ignorante del vero significato del racconto della Genesi ha indotto uomini di Chiesa e cosiddetti moralisti in generale a ritenere l'energia implicata nella sessualità come qualcosa di brutto e di sporco, da allontanare e con cui non avere nulla a che fare. Niente di più sbagliato: proprio perché essa è una fase della forza più sacra dell'universo, deve essere rispettata, approfondendone la conoscenza e tenendo conto del suo aspetto superiore, che va coltivato e fortificato rispetto al suo aspetto inferiore, che ne rappresenta la fase complementare. Ma abbiamo comunque a che fare con essa: la questione è riconoscerla per ciò che realmente è e quindi non abusarne né denigrarla.

Analizziamo questo racconto, così come descritto nella Genesi, vedendo chi ne sono i protagonisti e riprendendo da dove lo avevamo lasciato:

Eden. Che l'ambiente e i suoi abitanti siano in relazione reciproca, ormai lo abbiamo già detto, e l'Eden non fa eccezione: era l'ambiente adatto all'uomo di allora, e l'uomo di allora era l'abitante adatto a quell'ambiente. L'Eden, cioè il pianeta Terra dell'Epoca Lemuriana, come è chiamata in esoterismo, non era uguale alla Terra d'oggi: tutto era molto più etereo, compreso l'uomo.

Adamo ed Eva. Genesi 1:27 ”Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò”. Come già accennammo, “l'uomo” qui è “Adamo”, perciò “Adamo è maschio e femmina”. Non si sfugge, ed è questo che si deve comprendere. Adamo, la prima umanità (“li” creò), era maschio-femmina, cioè era androgino. La cosiddetta formazione della donna, di Eva, avviene più avanti, e descrive la separazione dell'unica Forza Creatrice in individui sessuati portanti ciascuno solo una delle due polarità che la costituiscono: la nascita del sesso, cioè dell'energia “scissa”. L'uomo creato “che era cosa molto buona” e che doveva “soggiogare la terra” nutrendosi dell'erba e di frutta, era un essere androgino. Questo significa che la propagazione avveniva all'interno di un singolo individuo, che aveva la facoltà di moltiplicarsi senza richiedere l'ausilio di un essere complementare. La maggior parte delle piante di oggi usa lo stesso metodo. Quello che doveva però compiere l'uomo era di sviluppare la mente, e per fare questo doveva costruirsi un cervello, cioè uno strumento che gli consentisse di usare l'energia creatrice non più solo per concepire figli, ma anche per concepire pensieri. Una polarità dell'energia fu allora innalzata lungo la colonna vertebrale per costruire il cervello, mentre l'altra polarità rimase a livello strettamente fisico. Si creò così il primo essere sessuato, capace di esprimersi nei due mondi, sia pure limitatamente a causa della unica polarità che gli permetteva di farlo in ciascuno di essi. Fu Eva il primo essere sessuato, e il famoso racconto della “costola” – che però andrebbe tradotta meglio come “lato, polarità” – riguarda la sua nascita in quanto essere sessuato, cioè scisso, diviso.

Angeli. Una volta formata l'umanità sessuata, occorreva fare incontrare gli individui maschili con quelli femminili, in modo che unendo le rispettive polarità tornassero a formare un'unità creatrice feconda compiendo l'atto generativo. Questo compito veniva svolto dagli Angeli, esseri di un passo più avanti dell'umanità, che nei periodi stagionali propizi la conducevano in grandi templi costruiti per questo scopo. Allora l'uomo stava ancora scoprendo la dimensione fisica, e la religione di allora cercava di svelargliela, così come quella di oggi cerca di svelare in noi l'esistenza dei piani oggi invisibili, quelli superfisici. Allora avevamo la coscienza ancora nei piani sottili, e obbedivamo agli Angeli senza ostacolarli, mentre diventavamo consapevoli del piano materiale solo nel momento dell'accoppiamento, risvegliandoci all'esistenza di un “altro”, quasi una novità di allora per la coscienza tutta interiore che possedevamo. Da questo deriva il significato di “conoscere” in senso biblico. Il capo degli Angeli, Colui che aveva la responsabilità di guidare l'umanità, era Jehovah, uno degli Elohim. È lui il Dio dell'Antico Testamento, “che è il Signore e che dà la vita”, che ci viene presentato dal versetto 4b del secondo capitolo: Genesi 2:4b ”Quanto il Signore Dio fece la terra e il cielo…”. La traduzione comune cerca di minimizzare questa differenza aggiungendo il termine “Signore” alla parola “Dio” già usata fino a quel punto, ma la differenza è sostanziale: passiamo da “Elohim” di Genesi 1:1, a “Jehovah” di Genesi 2:4b. È Jehovah che conduce l'umanità con la Legge tramite il Timore di Dio, l'azione necessaria per una umanità bambina che ancora non sa guidarsi da sola. L'uomo dell'Eden era un essere docile e obbediente, senza alcuna potenzialità di opporsi alla sua Guida celeste.

Lucifero. Questa potenzialità però era presente negli Angeli, più avanzati, fra i quali ad un certo punto si verificò la disobbedienza: il secondo in ordine di evoluzione si ribellò a Jehovah, tentando di usurparne l'autorità. Perché l'ha fatto? Forse non lo sapremo mai completamente; una teoria dice che alcuni esseri angelici non riuscirono ad adattarsi alle nuove condizioni del periodo della Luna – nel quale essi raggiunsero il livello evolutivo corrispondente all'umano – contraddistinte dall'elemento liquido, e perciò lo rifiutarono. L'esito di questa lotta si ripercosse in tutto il sistema solare e nei regni inferiori agli Angeli, così come le conseguenze delle nostre azioni attuali in quanto uomini si ripercuotono nei regni animale, vegetale e minerale della Terra. I pianeti cambiarono addirittura le loro orbite, e questi spiriti caduti, i seguaci di Lucifero, che persero la battaglia, trovarono sede nel ferroso pianeta Marte. La loro posizione di “irregolari” li fece degenerare, e ad un certo momento ebbero bisogno anch'essi di uno strumento per esprimersi ad un livello più denso di quello puramente eterico che abitavano prima. Questo strumento lo individuarono in quell'organo di conoscenza che l'uomo (la classe ad essi immediatamente inferiore) andava sviluppando: il cervello. L'uomo doveva diventare il loro strumento per impedirne l'arresto evolutivo. Entrarono quindi nella colonna che collegava gli organi sessuali dell'uomo al cervello in costruzione, e se avessero impedito l'innalzamento anche della seconda corrente dell'Energia Creatrice (come sarebbe dovuto accadere col tempo), avrebbero trattenuto l'uomo nel piano materiale per continuare ad utilizzarlo per il loro fine. Il serpente biblico rappresenta proprio la colonna vertebrale, dalla quale gli spiriti Luciferici suggerirono all'uomo di disobbedire agli Angeli, praticando l'accoppiamento sessuale in tutti i periodi dell'anno. L'uomo così acuì la propria concentrazione e conoscenza del piano fisico, e per questo Lucifero (“portatore di luce”) ha questo nome, fino però a perdere del tutto quella dei piani più sottili. Il tipo di conoscenza che l'uomo sviluppò è quella superficiale e riflessa caratteristica del sistema nervoso volontario e dell'emisfero cerebrale sinistro, perché la “luce” che abbiamo ottenuto non è quella diretta e solare, ma quella percepita all'interno del cervello grazie alle connessioni controllate dalle forze luciferiche.

Vediamo come la Bibbia ci presenta questo racconto. Il frutto dell'“albero della conoscenza del bene e del male” non è altro che l'uso dell'Energia Creatrice senza il rispetto del potere che essa cela, e l'istigazione luciferica consiste nella passionalità che ci spinge ad un suo “consumo” ignorante. È tipico dell'uomo uscito dalla caduta l'uso di energie potentissime in modo distruttivo, perché egli se le trovò a disposizione prima di avere maturato la conoscenza necessaria al loro saggio uso.

Genesi 3:3 Del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete.

È la realtà, perché fino ad allora l'uomo non si accorgeva neppure di passare, quando un corpo era diventato inutilizzabile, ad un altro nuovo, perché la sua coscienza era concentrata nei piani della vita e non in quello fisico. Genesi 3:4 Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto!

Ma anche questo è vero, perché la morte è solo un'illusione e con la propagazione si rinasce sempre in un nuovo corpo.

Genesi 3:5 Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male.

Questa tentazione non era un inganno: l'uso della sessualità fuori dalle leggi naturali ebbe proprio l'effetto di farci conoscere il mondo, e di farci sperimentare ciò che altrimenti non avrebbe avuto per noi alcun senso: il bene e il male, cioè la libertà di scelta e le sue inscindibili conseguenze. Con questa facoltà infatti “diventeremo come gli Dei”, cioè capaci di creare qualcosa di nuovo, di non già previsto prima.

Genesi 3:22 Jehovah disse allora: “Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male”.

Dio stesso riconobbe questo fatto! Ma quali furono le conseguenze di tutto ciò? L'uomo “si accorse di essere nudo”: ecco apparire la coscienza incentrata sul piano fisico; e fu cacciato dall'Eden: la Terra eterica scomparve, e si ritrovò solo (“nel deserto del mondo”) privato della guida degli esseri superiori che fino ad allora provvedevano al suo bisogno. Il timore che il tipo di conoscenza che avrebbe sviluppato lo conducesse un giorno ad utilizzare in forma egoistica e distruttiva le potenti energie creatrici, consigliò agli Angeli di nascondergli “l'Albero della Vita”, che rappresenta appunto queste forze. E tuttora esse ci sono, fortunatamente, celate; solo quando avremo superato i problemi della caduta e dato prova di saggezza, queste forze torneranno ad esserci disponibili.

Libertà di scelta unita all'ignoranza sono il binomio peggiore possibile, e da esso deriva tutto il male del mondo. Da allora l'egoismo prese sempre più il sopravvento, e man mano che perdevamo contatto con le guide divine, e si sviluppava l'egoismo, la situazione fisica ed energetica del pianeta e dell'uomo andò sempre più deteriorandosi. Jehovah cercò di porvi rimedio usando le modalità che Egli è chiamato a svolgere: un Dio che incute timore e si fa sentire, dall'esterno, con le Sue Leggi che reclamano obbedienza. Dirigere l'umanità era il Suo compito fin dal principio. Ne possiamo descrivere le conseguenze in questo modo:

IGNORANZA DELL'UOMO

LEGGE ESTERNA A CUI OBBEDIRE CIECAMENTE

PECCATO CAUSATO DALL'IGNORANZA E DISOBBEDIENZA

CASTIGO

KARMA NEGATIVO.

l'azione Jehovitica perciò non era adatta alla nuova situazione inattesa che l'intervento luciferico aveva causato, e le sue modalità non erano sufficienti, così come non sono sufficienti le misure adatte a controllare la beata ignoranza di un bambino quando questi comincia a crescere e ad avere nuove esigenze ed esperienze. Per comprendere appieno le contromisure che le Gerarchie presero, dobbiamo riferirci a quanto la scienza esoterica afferma (per certi aspetti confortata dalle ipotesi scientifiche) sulla modalità di formazione dei pianeti. Essi sono originati dalla loro stella madre quando una parte degli abitanti della stella – nel nostro caso il Sole – diventano ritardatari rispetto all'ondata vitale principale che vi evolve, provocando un rallentamento vibratorio nei propri corpi. Quando lo scienziato moderno cerca la vita nel cosmo, non si rende conto che sta cercando, in realtà, la forma vivente terrestre in altri luoghi dello spazio. Ci saranno certamente altri pianeti con caratteristiche simili alla Terra, ma ciò non significa che solo in essi sia possibile la vita: vi è possibile un forma vivente come quella terrestre, ma la vita è presente ovunque nell'universo, adattandosi a condizioni molto diverse dalle nostre, anche in “forme” non percepibili ai nostri sensi fisici, Sole compreso. Per consentire a se stessi di sopravvivere, e non intralciare gli altri abitanti più evoluti che continuano ad aver bisogno di vibrazioni più rapide, i suddetti abitanti del Sole vengono allora confinati in uno dei poli, dove formano una specie di incrostazione sulla superficie solare, perché in detta posizione la velocità di rotazione e vibrazione è inferiore. Questa incrostazione comincia quindi ad interagire col resto del globo, e per inerzia prende a muoversi con un movimento circolare verso l'equatore. Quando lo raggiunge, la sua velocità di rotazione relativa è massima, e ne viene espulsa ad una velocità tale da stabilizzarsi in un'orbita direttamente proporzionale alla differenza di vibrazioni con la stella stessa. Assume così l'orbita più adatta alle esigenze degli spiriti che la abitano, ed è a questo punto che la luce, dapprima costituente del corpo di quegli abitanti, diventa una sorgente esterna, e nella Genesi avviene il famoso: “Fiat lux”, la cosiddetta creazione della luce. Quanto detto vale naturalmente anche per la nostra Terra. Va detto che tale distanza dalla stella madre dovrebbe rappresentare una situazione provvisoria, fino a quando non ci sviluppassimo in modo tale da poter ritornare alla fonte solare. La irregolarità della nostra situazione, come conseguenza dell'intervento luciferico sull'umanità, ad un certo punto rischiò invece di alterare l'orbita terrestre a causa dell'indurimento e cristallizzazione eccessivi e delle vibrazioni sempre più basse che vi si registravano, facendoci allontanare ancora più dal Sole e perdendo definitivamente di vista la possibilità di recuperare la “luce” iniziale. Ciò a lungo andare avrebbe provocato la distruzione del pianeta e dei suoi abitanti.

Di quale “luce” parliamo noi umani, quando usiamo questa parola? Il processo percettivo ci dà, in realtà, solo una illusione (ottica, olfattiva, tattile, acustica, ecc.), perché esso ci mostra una realtà circostante che si avvera dentro noi stessi, nel cervello, a rappresentazione della realtà vera, che ci rimane sconosciuta. Il mondo come crediamo di conoscerlo – tanto da basare su questa conoscenza tutte le nostre certezze – non esiste, o almeno non è detto che esista così come lo percepiamo, perché esso deriva dal processo percettivo che nasce dentro di noi a seguito di una elaborazione fisiologico/animica di stimoli che provengono da fuori. È questa la “luce” portataci da Lucifero attraverso il sistema nervoso e i processi sensoriali comuni. Il solo modo di vedere la realtà davvero è quello di abbinare a questi processi, utili per la vita quotidiana, anche la vista chiaroveggente, che esclude la consueta catena percettiva. Lo sprofondare nella materialità ci ha “aperto gli occhi” al mondo esterno, all'altro, ma ci ha dato una visione solo superficiale, esteriore, alienandoci dalla visione della “vera luce”, che è la sola a poter cogliere l'essenza delle cose e degli esseri. La percezione riflessa, inoltre, è quella che ha fatto nascere il pensiero dialettico, tutto incentrato sugli aspetti meramente quantitativi della realtà.

La sola azione jehovitica non era sufficiente a risolvere il problema, perché era adatta ad esseri docili e obbedienti, cosa che però non corrispondeva più alla realtà. I valori della religione jehovitica sono l'OBBEDIENZA e l'INNOCENZA, e sono i valori predicati da tutte le religioni non Cristiane, perché connessi con la fase jehovitica. Che il Cristianesimo popolare rivendichi ancora questi valori è una dimostrazione che esso non è, in realtà, il Vero Cristianesimo che l'umanità attende, quella religione solare che la ricondurrà verso il recupero della “luce” perduta. Nella situazione d'oggi, non solo dette virtù non sono più praticabili, ma non sono più nemmeno auspicabili, perché destinate a quegli esseri docili e inconsapevoli che dobbiamo ormai considerare più arretrati rispetto all'uomo uscito dall'Eden. Il passaggio dalle religioni jehovitiche al Vero Cristianesimo è stato progressivo nella storia, e il Cristo si è incarnato nel momento in cui l'umanità avrebbe cominciato a saper cogliere ed esprimere nuovi valori. Si creò allora la necessità di questi nuovi valori, e di un ambiente più puro che potesse consentire di iniziare la via verso il ritorno al Padre. In ciò consiste il Piano di Salvezza che lo Spirito del Cristo compì per noi. Questi nuovi valori, rispettosi della dignità che con dolore l'umanità poteva ora raggiungere, sono la LIBERTÀ e la sua complementare RESPONSABILITÀ. Il Cristo appartiene all'ondata vitale superiore agli Angeli, cioè agli Arcangeli, dei quali Egli è lo Spirito più evoluto. Ricordiamo che gli Arcangeli furono umani nel periodo del Sole, e perciò sono molto abili ad usare la sostanza del piano del desiderio, così come noi stiamo diventando i più abili ad usare la materia fisico-chimica; non impararono però mai ad usare le sostanze eterica e fisica, perché non possedettero mai un veicolo formato di dette sostanze. D'altra parte, l'azione del Cristo doveva essere del tutto differente rispetto a quella di Jehovah: come Questi appariva potente e terribile allo scopo di guidare una umanità ignorante e recalcitrante, il Cristo invece doveva consentire all'uomo di maturare dentro di sé, interiormente, quelle forze – che l'esoterismo chiama il Cristo Interiore e il Cristianesimo popolare Gesù Bambino – che sole possono risvegliarlo allo spirito e permettergli di vincere le pulsioni luciferiche che lo legano alla terra. Il Cristo ebbe perciò bisogno di una cooperazione per adempiere alla sua Missione, che Gli venne fornita dall'essere umano più evoluto: Gesù di Nazareth, ultimo anello di una catena di discendenza che era stato educato ed allevato dagli Esseni proprio con questo scopo. Nessun altro uomo ha mai sviluppato corpi fisico e vitale così puri come quelli di Gesù, che poterono perciò essere “abitati” dai veicoli superiori del Cristo durante i tre anni della Sua Missione fra noi. È una bella consolazione sapere che per risolvere i “nostri” (in quanto umanità) problemi, anche l'umanità stessa, tramite Gesù, ha partecipato! Nei vangeli sembra che i due termini con i quali viene chiamato (o chiama se stesso) il Cristo-Gesù, siano intercambiabili. Possiamo ora dire che “Figlio di Dio” si riferisce al Cristo, il Grande Spirito Solare capo degli Arcangeli, mentre “Figlio dell'Uomo” vuole riferirsi a Gesù, che ha conquistato e costruito dentro di sé il Cristo bambino: primizia di una possibilità che ognuno di noi coltiva dentro se stesso.

Lo Spirito del Cristo entrò nei veicoli inferiori di Gesù all'atto del battesimo nel Giordano:

Giovanni 1:29,32 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato davanti, perché era prima di me”. Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui”.

In queste tre affermazioni attribuite a Giovanni il Battista è racchiuso tutto il mistero della Salvezza. (1) Lo Spirito è sceso dal cielo come una colomba su Gesù: è il momento in cui lo Spirito del Cristo penetra nei veicoli di Gesù uomo, il momento cruciale di tutta l'evoluzione del genere umano, e anche dei regni inferiori. Questa frase ci racconta della incarnazione del Cristo in Gesù uomo. (2) Un uomo è passato avanti a Giovanni: il Cristo appartiene ad un'onda di vita precedente la nostra, cioè agli Arcangeli, perciò “era prima di Giovanni” da questo punto di vista, ma nella storia dell'uomo è apparso “dopo” di Giovanni. Questa frase ci racconta del superamento della Legge (ricordate? Mosè-Elia-Giovanni Battista, quali rappresentante della Legge, che viene “superato” dall'Amore portato dal Cristo): (3) L'Agnello che toglie il peccato dal mondo: questa frase la mettiamo in relazione con la situazione planetaria della Terra, e qui ci soffermiamo un momento.

Da quel momento fatidico che abbiamo esaminato, nel quale lo Spirito del Cristo abitò nei corpi di Gesù, Egli preparò le condizioni per entrare nel nostro pianeta e prendere su di Sé la sua orbita. Ciò si verificò all'atto dell'episodio che i Vangeli ci raccontano come la crocifissione: il grande Spirito Solare “inchiodò” Se stesso nella materia planetaria. In quel momento la Sua Luce abbagliò l'intero pianeta, cosa che viene descritta come un'oscurità, tanto fu accecante quella luce, e in un attimo innalzò le vibrazioni planetarie. Ma sarebbe contrario alla Sua Missione compiere il lavoro al posto nostro: Egli tolse il peccato “dal mondo”, ma non cancellò il karma individuale di ognuno di noi. Ci dà però la materia prima affinché noi possiamo fare la nostra parte del lavoro. Da quel momento la storia cambiò veramente, non solo tramite una convenzione come è quella del calcolo della data, ma iniziò a maturare nella coscienza degli uomini una nuova visione, che ci sta portando a dare più importanza all'aspetto amorevole, della difesa del più debole, anziché continuare a concepire la forza come unico diritto. Prende ora il sopravvento la religione interiore, che deve soppiantare quella esterna, utile per individui ancora non maturi internamente, e che hanno pertanto necessità di qualcuno che ancora gli accompagni e guidi. Questo aspetto è molto chiaro nei Vangeli, e tanto importante che è descritto nello stesso modo sia in Matteo, che in Marco e in Luca. Leggiamo insieme:

Matteo 27:50,51 E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo…

Marco 15:37,38 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso.

Luca 23:44,45 Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo.

Che cos'è il velo del tempio? È quella separazione che nel tempio ebraico (ma in tutti i templi antichi c'è qualcosa che gli corrisponde), che permetteva solo al Gran Sacerdote di entrare nel Santo dei Santi, perché solo a lui era consentito avere un contatto con la Divinità, e poi riferire al resto del popolo. In pratica, il velo era il simbolo di una religione esteriore, nella quale il sacerdote fa da tramite con la Divinità, perché nessun altro individuo è in grado di entrare direttamente in contatto con Dio. All'atto della crocifissione “il velo del tempio si squarciò”: ecco allora che questa separazione viene, dal Cristo, eliminata: da quel momento ciascuno di noi è autorizzato (cioè ha la possibilità di farlo), di formare un contatto interiore con Dio. È la fine delle religioni come vengono di solito concepite. In Giovanni 1:17 leggiamo: “La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”.

Col sacrificio Cristico alla legge del karma si affiancò quella del perdono, che non è contraddittoria rispetto ad essa, ma complementare, perché lo scopo del karma non è castigare, ma insegnare, e se noi comprendiamo e riconosciamo gli errori commessi, dando prova di averne imparato la lezione, non ci sarà bisogno del cosiddetto “castigo divino”, perché lo scopo della Divinità non è la vendetta, ma il nostro avanzamento. Da allora, Egli concentra la Sua attenzione ogni anno, a Natale, sul nostro pianeta, donandogli tutta la Sua energia affinché possa continuare a rimanere sulla sua orbita. Questo è un immenso sacrificio per quel grande Spirito Solare quale è, tuttavia Egli continuerà a svolgere questo compito fino a quando l'uomo – grazie a Lui – sarà in grado di liberarsi dalla stretta del materialismo. È proprio questo influsso annuale che i più sensibili percepiscono nella Stagione Santa, e che si traduce nel desiderio di fare doni ed opere buone. L'umanità svilupperà così sempre più la coscienza del retaggio divino che l'attende, non dovrà più sottomettersi a leggi e dettami incompresi, ma sentirà la legge interiore come un dovere da seguire. Chi pretende di fare a meno della legge esterna, infatti, deve prima avere risvegliato quella interiore, la quale è molto più esigente della prima. Non ci basterà più essere “giustificati”, cioè obbedienti pedissequamente alla legge, ma vorremo mettere tutti noi stessi al servizio del bene e degli altri, per il solo motivo che è bene agire bene, e senza attenderci pertanto nessun'altra ricompensa che non sia la gioia di aver compiuto ciò che sentiremo come il nostro dovere. Ecco il Vero Cristianesimo.

Possiamo adesso comprendere appieno l'episodio evangelico del giovane ricco: Matteo 19:16…

Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”. Egli rispose: “…Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti”… Il giovane gli disse: “Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?”. Gli disse Gesù: “Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi,dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni, e seguimi”. Udito questo, il giovane se ne andò triste, poiché aveva molte ricchezze.

Svilupperemo allora altre conseguenze, riparatrici rispetto a quelle delle religioni jehovitiche. Vediamo di elencarle affiancandole a queste ultime che già abbiamo esaminato:

Religioni jehovitiche Cristianesimo esoterico

IGNORANZA diventa CONSAPEVOLEZZA

LEGGE ESTERNA diventa LEGGE INTERIORE

PECCATO diventa ESPERIENZA

CASTIGO diventa INSEGNAMENTO

KARMA diventa LIBERTÀ.

Il Secondo Avvento. Fra tutte le grandi tradizioni religiose, la religione Cristiana, anche nella sua forma popolare, è la sola che non è rivolta al passato, ma che guarda al futuro, perché non parla di un Dio che deve venire, ma di un Dio che è già venuto, e che deve ritornare: il Secondo Avvento. Vediamo di comprendere questo concetto fondamentale, che racchiude in sé la soluzione alle domande che rimarrebbero altrimenti sospese, e che chiudono, inoltre, anche la Bibbia, che termina con la Nuova Gerusalemme descritta nell'Apocalisse, ultimo suo Libro. Priva del Nuovo Testamento la Bibbia non dà conto della conclusione di quanto è descritto nel Vecchio Testamento: solo con le scritture Cristiane essa trova il suo logico esaurirsi.

L'azione del Cristo non può tuttavia trovare la sua conclusione e il suo buon esito, senza la cooperazione del genere umano. Richiede ed esige un suo miglioramento e un suo avanzamento di coscienza, per il solo motivo che in ciò si realizza il suo scopo: “Non sapete voi che siete Dei?”. Fino a quando l'uomo non sarà pronto, il sacrificio del Cristo cosmico, che non consiste nella sola messa in croce, cosa non certo unica nella storia, continuerà a sostenere il nostro pianeta e a fornirci dell'elemento spirituale – l'Amore – necessario alla sua conquista. Il Cristo ha, in un certo senso, fatto una scommessa per l'umanità; possiamo essere certi che questa scommessa sarà vinta, ma quanto durerà e la facoltà di anticiparla dipendono solo da noi stessi. Marco 13:32 Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Non sarà una Chiesa ad ottenere il risultato e a realizzare il Secondo Avvento, cioè il grande Giorno di Liberazione descritto nell'Apocalisse da Giovanni, perché una organizzazione e una struttura, qualsiasi essa sia, appartiene alla logica e al mondo delle religioni jehovitiche. Il passo decisivo potrà effettuarsi solo quando singoli individui avranno maturato in se stessi la coscienza e la consapevolezza richieste; quando avranno saputo innalzare, col solo sistema possibile: lo stile di vita adatto, anche la seconda corrente della sacra Energia Creatrice. Allora avrà un senso e un significato la profezia di Geremia:

Geremia 31:31… Ecco verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda io concluderò un'alleanza nuova. Non sarà come l'alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, un'alleanza che essi hanno violato, benché io fossi il loro Signore. Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore. Allora sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato.

Ciascuno di noi, quindi, è chiamato a questo compito: non vi è “piccolo” o “grande” in esso, ma ognuno è indispensabile. Conoscere questi insegnamenti fa ora di noi delle persone responsabili. Noi diciamo che i nostri corsi li divulghiamo gratuitamente, ed è vero; ma solo dal punto di vista pecuniario. Essi non sono affatto gratuiti, perché il fatto stesso di conoscerli ci mette nella posizione di correggere il nostro stile di vita e la coscienza con cui facciamo le cose, anche le più piccole di tutti i giorni. Si possa noi avvicinare la formazione del Cristo interiore, la “Luce che illumina ogni uomo”, come Giovanni lo ha chiamato. Se vogliamo metterci nelle condizioni migliori per questo compito, propongo una semplice ricetta composta di soli tre ingredienti: (1) Mettersi in sintonia con l'influsso Cristico, in modo da far risuonare dentro di noi, come un diapason, l'energia che Egli infonde sul nostro pianeta. Il momento migliore per iniziare è quello di questo periodo, l'apice del quale sarà raggiunto a Natale. La Preghiera è lo strumento da utilizzare [Padre Nostro]. (2) Praticare nella nostra vita quotidiana l'Amore e il Perdono. Il perdono non vale solo verso gli altri, ma prima di tutto verso se stessi: ricordiamo che lo scopo della vita sulla Terra è l'insegnamento, non il castigo. L'esame di coscienza scientifico [Retrospezione] è lo strumento da utilizzare. (3) Cercare in tutte le situazioni di far prevalere l'aspetto che unifica, anziché quello che distingue e divide, coltivando il pensiero intuitivo (sim-belle) al posto di quello analitico (dia-belle). Il controllo del pensiero [Concentrazione/Meditazione] è lo strumento da utilizzare.