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Agenti araldici

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Agenti araldici
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Araldica

Si possono identificare tre categorie di agenti araldici: coloro che concedono gli stemmi, coloro che gestiscono gli atti di concessione, elaborano e studiano le relative blasonature e coloro che realizzano le opere grafiche che illustrano le blasonature, cioè le immagini, che sono poi quelle generalmente conosciute. A questi agenti propriamente detti si possono aggiungere tutti quelli che sono semplici appassionati o studiosi, la cui funzione principale è quella di divulgare l'arte araldica, rendendo disponibili la maggior quantità possibile di informazioni e immagini, organizzandole in libri, armoriali o siti internet, e cercando di ridurre al minimo le imprecisioni o i veri e propri errori.

La concessione, o il riconoscimento, dello stemma è funzione propria dell'autorità sovrana, sia essa un monarca, uno stato moderno, un pontefice o il gran maestro di un ordine cavalleresco sovrano. Non sono quindi da considerarsi valide le concessioni o i riconoscimenti fatti da ordini, associazioni o altre istituzioni che, dietro compenso palese o mascherato da quota di iscrizione, rimborso per spese di ricerca o quant'altro, assicurano di poter concedere o, più spesso, riconoscere stemmi. Ciò non significa che non sia possibile per un qualunque cittadino, almeno in molti paesi tra cui l'Italia, crearsi e utilizzare uno stemma, ma questo ha lo stesso valore dell'utilizzo di un soprannome e non è assolutamente paragonabile all'utilizzo di uno stemma legalmente concesso, il cui utilizzo è invece assimilabile a quello del cognome, elemento di riconoscimento legalmente riconosciuto e non modificabile né trasmissibile se non seguendo ben precise norme legali.

Le procedure previste per la concessione, il riconoscimento, la catalogazione, la modifica e la trasmissione degli stemmi sono affidate dall'autorità sovrana a particolari operatori che in passato erano definiti araldi o re d'armi, mentre oggi in molti casi sono divenuti uffici governativi. Nell'Italia attuale, ad esempio, lo stato non garantisce più il sistema araldico individuale e familiare – in quanto lo si ritenne direttamente connesso con i titoli nobiliari, non più riconosciuti legalmente con l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana (1º gennaio 1948). Nel nostro Paese gli organi che si occupano ancora di araldica sono rimasti sostanzialmente due: il primo, di natura pubblica, è l'Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che continua a garantire l'araldica delle istituzioni civili e militari cui è concesso uno stemma; il secondo, di natura privata, è il Corpo della Nobiltà Italiana, costituito a Torino nel 1958 da alcuni studiosi italiani di storia, diritto, araldica e genealogia, che si sono assunti la funzione di accertare e di difendere i diritti storici di coloro che hanno diritto a un titolo nobiliare (e pertanto anche a uno stemma gentilizio, o di cittadinanza): tale istituzione non ha dunque la funzione di creare o riconoscere nuovi stemmi ma solo di gestire la storicità di quelli a suo tempo concessi.

La realizzazione di immagini araldiche dovrebbe essere affidata solo a professionisti che ne conoscano il linguaggio e le regole e che quindi siano in grado di interpretare la blasonatura che viene loro affidata senza commettere errori o omissioni. L'artista deve essere a conoscenza, ad esempio, del fatto che quando una blasonatura usa il termine leone non sta descrivendo un leone qualsiasi, ma l'animale visto di profilo, rivolto alla sinistra dell'osservatore, rampante sulle due zampe posteriori, entrambe visibili, con la zampa anteriore destra più sollevata della sinistra, con ben evidenziati gli occhi, la lingua, gli artigli, il sesso, e con la coda rivolta verso l'alto. L'artista, inoltre, deve anche essere istruito sulla simbologia associata ai santi, in quanto se si parla di San Lorenzo deve sapere che il santo, rappresentato con la tunica e la palma del martirio comuni a tutti i santi, deve essere accompagnato anche dalla graticola che ne rappresenta lo strumento del martirio. Tale tipo di preparazione è di difficile acquisizione e questo spiega perché compaiano, con una certa frequenza, immagini araldiche erronee o incomplete.