''Veglia'' di Giuseppe Ungaretti (superiori)

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lezione
''Veglia'' di Giuseppe Ungaretti (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Italiano per le superiori 2
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Veglia (1915) è una poesia di Giuseppe Ungaretti compresa nella raccolta "L'allegria". È considerata una delle più intense poesie, a livello espressionistico, della raccolta, soprattutto per la scelta lessicale adottata, composta da termini carichi e deformanti ("buttato", "massacrato", "digrignato"...).

L'Autore[modifica]

Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è stato un poeta, scrittore e traduttore italiano.

Il Testo[modifica]

Il Testo della Poesia è Disponibile Qui: http://libreriamo.it/libri/giuseppe-ungaretti-le-poesie-piu-belle/

L'Analisi del Testo[modifica]

La Struttura del Testo[modifica]

Nella poesia sono presenti versi liberi di vario ritmo: settenari, senari, quinari e a volte anche da singole parole, che sono raggruppati in due strofe di diversa lunghezza; gli a capo sono frequenti e fuori di ogni regola; sembrano obbligare la voce a sostare nella lettura, quasi a scandire; manca la punteggiatura; il livello fonico è costruito sull'accentuazione del valore e del tono delle sillabe con frequenti allitterazioni (consonanze e assonanze) e anche rime; la struttura sintattica è sorretta, inizialmente, dai participi passati (buttato, massacrato, digrignata, volta, penetrata) fino ai passati prossimi "ho scritto" e a "non sono mai stato"; questa particolare sintassi, quasi a segmenti (con la "compiutezza" di quei participi passati e la "prossimità" delle azioni del fante-poeta, passate ma non remote) costituisce una forma di espressionismo poetico.

In questa poesia il poeta resta a lungo in una fossa accanto al cadavere di un suo compagno, fino a quasi condividere con lui l'esperienza di morte. Il poeta, sceglie di rovesciare la drammaticità della scena con un immenso atto vitale nel verso 12-13: "ho scritto lettere piene d'amore", che dà un senso di legame e di compenetrazione tra lui stesso ed il defunto. L'attaccamento alla vita affermato nella conclusione invece ha un valore in qualche modo religioso: il sopravvissuto custodisce i valori della vita anche per il morto. Nel concludere così il componimento, il poeta non vuole indicare la sua resa all'insensatezza del dolore e della morte, ma dimostrare il suo bisogno di suprema armonia, da realizzarsi attraverso l'assunzione di quelle parti di realtà bisognose di significato.