''Tanto Gentile e Tanto Onesta Pare'' di Dante Alighieri (superiori)

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lezione
''Tanto Gentile e Tanto Onesta Pare'' di Dante Alighieri (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Italiano per le superiori 2
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.
Dante Gabriel Rossetti, particolare del Saluto di Beatrice, dipinto ad olio con lamina dorata, 1859-1863, National Gallery of Canada, Ottawa.

Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante contenuto nel XXVI capitolo della Vita Nova, uno dei più chiari esempi dello stile della loda e della scuola stilnovista.

L'Autore[modifica]

Dante Alighieri, o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri e anche noto con il solo nome Dante, della famiglia Alighieri (Firenze, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 – Ravenna, notte tra il 13 e il 14 settembre 1321), è stato un poeta, scrittore e politico italiano. Il nome "Dante", secondo la testimonianza di Jacopo Alighieri, è un ipocoristico di Durante; nei documenti era seguito dal patronimico Alagherii o dal gentilizio de Alagheriis, mentre la variante Alighieri si affermò solo con l'avvento di Boccaccio.

È considerato il padre della lingua italiana; la sua fama è dovuta eminentemente alla paternità della Comedìa, divenuta celebre come Divina Commedia e universalmente considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale. Espressione della cultura medievale, filtrata attraverso la lirica del Dolce stil novo, la Commedia è anche veicolo allegorico della salvezza umana, che si concretizza nel toccare i drammi dei dannati, le pene purgatoriali e le glorie celesti, permettendo a Dante di offrire al lettore uno spaccato di morale ed etica.

Importante linguista, teorico politico e filosofo, Dante spaziò all'interno dello scibile umano, segnando profondamente la letteratura italiana dei secoli successivi e la stessa cultura occidentale, tanto da essere soprannominato il "Sommo Poeta" o, per antonomasia, il "Poeta". Dante, le cui spoglie si trovano presso la tomba a Ravenna costruita nel 1780 da Camillo Morigia, è diventato uno dei simboli dell'Italia nel mondo, grazie al nome del principale ente della diffusione della lingua italiana, la Società Dante Alighieri, mentre gli studi critici e filologici sono mantenuti vivi dalla Società dantesca.

A partire dal XX secolo e nei primi anni del XXI, l'autore della Commedia è entrato a far parte della cultura di massa, mentre l'opera e la figura di Dante hanno ispirato il mondo dei fumetti, dei manga, dei videogiochi e della letteratura.

Il Testo e la Parafrasi[modifica]

« Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare. 4

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare. 8

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova; 11

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira. 14 »

« Tanto nobile d'animo e tanto piena di decoro è[1]

la donna mia, quando rivolge ad altri il saluto,
che ogni lingua diviene, tremando, muta,
e gli occhi non hanno il coraggio di guardarla. 4

Ella così va, sentendosi lodare,
benevola e mite nell'atteggiarsi,
e sembra che sia una creatura discesa
sulla terra per compiere un miracolo. 8

Si dimostra così affascinante a chi la guarda
che trasmette, tramite gli occhi, una dolcezza
al cuore, che non si può capire se non la si è provata; 11

e sembra che dalla sua fisionomia esca
uno spirito dolce ricolmo d'amore
che va dicendo all'anima: Sospira. 14 »

Il Contenuto del Testo[modifica]

Lo "Stilo della Loda"[modifica]

Il sonetto è densissimo di artifatti e pensieri propri dello stilnovismo, condensati in soli 14 versi. Infatti, l'intero componimento è latore, in primo luogo, dell'elogio di Beatrice (non a caso il sonetto, posto nel cuore della Vita Nuova, costituisce il culmine dello stilo della loda, assieme al sonetto Vede perfettamente onne salute), grazie poi alla quale «erano onorate e laudate molte [altre donne]». Costei, grazie al saluto, dispensa la grazia salvifica, operando la redenzione e donando beatitudine agli uomini. Non vi è alcuna fisicità nel sonetto, nessuna descrizione di Beatrice, vista e percepita da Dante sotto una luce puramente angelica: si allude, al massimo, a labbia, latinismo che Gianfranco Contini preferisce tradurre con "fisionomia" anziché con "volto", in quanto la considera una «traduzione meno imprecisa». Beatrice rappresenta quasi una emanazione di Dio (figura Christi), attraverso uno spirito soave che induce chiunque a sospirare al passaggio della gentilissima Beatrice.

La Terminologia[modifica]

Lo stilo della loda si avvale di una terminologia specifica, su cui si fonda l'intero impianto contenutistico del prosimetro dantesco:

  1. Gentile e onesta (v. 1). I due attributi legati alla figura femminile hanno un significato diverso rispetto a quello attuale. La gentilezza, dagli echi provenzaleggianti, è il simbolo più elevato della nobiltà d'animo, status dei "fedeli d'amore" che si concretizza nell'ascesi spirituale e qualità imprescindibile per la poetica stilnovistica. Onesta, termine tratto dall'etimologia latina, bisogna intenderla come «piena di decoro, di dignitosa bellezza», denotando pertanto una compostezza di modi ed atteggiamenti che allude esplicitamente alla virtù salvifica femminile. Sostanzialmente, i due termini sono sinonimi, andando a comporre una dittologia sinonimica.
  2. Pare (v. 1). È «quasi la chiave dell'intero componimento», in quanto è l'espressione dell'emozione soggettiva di chi la osserva: il pare dantesco, pertanto, non denota un'impressione fugace, bensì indica che Beatrice manifesta espressamente le proprie virtù a chiunque la miri.
  3. Donna mia (v. 2), rimando terminologico della lirica cortese, ove "donna" deriva dal latino domina, determinando un soggiogamento del corteggiatore nei confronti dell'amata, in un vincolo che rimanda ai legami feudali.
  4. Saluta (v. 2), guarda sopra.
  5. vv. 3-4: il tremore della lingua e gli occhi intimoriti dalla sua presenza sovrannaturale sono topoi cavalcantiani (il sonetto Chi è questa che ven che fa tremare, per l'esattezza), ripresi poi nella prima terzina. Gli occhi, in quest'ultima, sono il canale attraverso cui l'azione celeste della donna angelo suscita la dolcezza al core.
  6. laudare (v. 5): spia linguistica dello stilo della loda.
  7. vestuta (v. 6): esempio di sicilianismo, incluso nella poesia in ragione del prestigio del cenacolo di poeti riunito attorno alla corte di Federico II di Svevia.
  8. vv. 7-8: il distico indica la missione della donna angelo.
  9. Piacente (v. 9), termine anche questo scevro del suo possibile significato erotico (l'occitanico plazer), in quanto il termine assume il valore di bellezza, «attributo oggettivo in quanto [la donna] si palesa, 'fornita di bellezza'...».
  10. Spirito...va dicendo: Sospira (vv. 13-14). Dante rievoca la teoria cavalcantiana degli «spiriti vitali», secondo la quale gli organi del corpo sono animati da determinati principi vitali che, nell'economia della Vita Nova, svolgono principalmente la funzione di "preavvertire" il poeta dell'arrivo di Beatrice.

L'Analisi del Testo[modifica]

Stilistica e linguistica[modifica]

La dimensione contemplativa è costruita dal poeta attraverso le pause e gli accenti ritmici ben calibrati, che scandiscono il tempo di questa scena rarefatta. L'andamento è dolce, chiaro e perciò non difficile da comprendere, ricca di infiniti, participi e gerundi. Il tutto è facilitato anche dalla posizione delle rime, ottenute attraverso l'allineamento delle desinenze dei termini. Come già prima accennato, v'è la presenza della dittologia sinonimica tanto gentile e tanto onesta, la quale a sua volta racchiude l'anafora tanto, volta a sublimare le qualità di Beatrice. Le parole chiave (pare al verso 1; saluta al verso 2; laudare al verso 4) sono tutte poste in "posizione forte", cioè poste alla fine del verso per dar maggior rilievo. A livello lessicale, troviamo latinismi (onesta, labbia) e sicilianismi (vestuta). Dal punto di vista linguistico, infine, abbiamo un esempio della legge «Tobler-Mussafia»: il Mostrasi (v. 9) presenta il riflessivo si in posizione clitica, cioè dopo il verbo.

  1. Il verbo pare si può tradurre anche con sembrare in quanto esprime lo sforzo metaforico di Dante di paragonare, appunto, l'eccellenza di Beatrice secondo la sua visione personale. Pertanto, il verbo qui utilizzato non ha valore dubitativo, quanto comparativo e contemplativo. Ferroni, p. 105:
    « Già nel primo verso, inoltre, si affaccia il verbo parere, quasi la chiave dell'intero componimento, segnalando come il punto di vista sia quello del soggetto della contemplazione, e non vi sia dunque nessuna descrizione "oggettiva" di Beatrice. »