''Cantico delle Creature'' di San Francesco d'Assisi (superiori)

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lezione
''Cantico delle Creature'' di San Francesco d'Assisi (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Italiano per le superiori 2
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.
San Francesco, Cigoli, 1600

Il Cantico delle Creature (Canticum o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l'autore (ma non il testo più antico in assoluto, che è l'anonimo Quando eu stava in le tu' cathene, una canzone d'amore databile tra il 1180 e il 1220). L'autore del Cantico è Francesco d'Assisi e, secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1226. È comunque più probabile che, come riportano le biografie di Francesco, la composizione sia stata scritta in tre momenti diversi.

Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali (come quella instaurata da Jacopone da Todi). La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.

L'Autore[modifica]

Francesco d'Assisi, nato Giovanni di Pietro Bernardone, ad Assisi nell'anno 1181 o 1182. Suo padre era Pietro Di Bernardone, un ricco mercante del luogo. Francesco trascorre una giovinezza facile, circondato dal lusso, grazie ai soldi del padre. Dopo essere andato in battaglia contro i Perugini ed essere stato catturato come prigioniero rimane in cella per un anno. La prigionia gli fa attraversare una profonda mutazione spirituale, egli si accorge che i beni del padre non lo faranno felice. Così, tra il 1202 e il 1206, rinuncia a tutti i beni in suo possesso e si dedica alla predicazione del Vangelo, vivendo come Cristo in povertà assoluta. Presto comincia a raccogliere molti seguaci intorno a sé ed al 1210 circa risale la fondazione del primo Ordine minoritico basato sulla povertà e l'essenzialità di una vita fraterna condotta fra la gente, con i poveri, per i poveri. L'Ordine riceve l'approvazione della regola dal Pontefice Innocenzo III non senza difficoltà: infatti all'epoca la chiesa di Roma era in lotta con frange eretiche simili al francescanesimo nella carica rivoluzionaria contro una chiesa, a quel tempo, molto lontana dalla verità del Vangelo. Francesco muore nel 1226 alla "Porziuncola", la piccola chiesa dove l'Ordine ebbe la sua prima sede.

E' venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa cattolica (festa in Italia; solennità per la Famiglia francescana). È stato proclamato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono principale d'Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII.

Conosciuto anche come "il poverello d'Assisi", la sua tomba è meta di pellegrinaggio per centinaia di migliaia di devoti, pellegrini e ammiratori ogni anno. La città di Assisi, a motivo del suo illustre cittadino, è assurta a simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i quattro grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da papa Giovanni Paolo II nel 1986 e nel 2002, da papa Benedetto XVI nel 2011 e da Papa Francesco nel 2016. San Francesco d'Assisi è uno dei santi più popolari e venerati del mondo.

Oltre all'opera spirituale, Francesco, grazie al Cantico delle creature, è riconosciuto come uno degli iniziatori della tradizione letteraria italiana.

Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, eletto papa nel conclave del 2013, ha assunto il nome pontificale di Francesco in onore del santo di Assisi, primo nella storia della chiesa.

Il Testo[modifica]

La più antica stesura del Cantico di Francesco che si conosca: quella riportata nel Codice 338, f.f. 33r - 34r, sec. XIII, custodito nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, Assisi

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle, in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli che 'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.

Il Contenuto del Testo[modifica]

L'atteggiamento di Francesco nei confronti di Dio rispecchia una semplicità che non è però assenza di profondità. Tra le due possibilità che il panorama dottrinale dei Dottori della Chiesa offriva all'epoca, Francesco propende per la celebrazione della Gloria divina attraverso il rapimento e l'estasi, piuttosto che per l'enunciazione speculativo-filosofica. L'azione della lode di Dio appare qui come un itinerario dal Creato al Creatore, un itinerario dei sensi più che della mente, attuato per gradi.

Questa azione liturgica - che tale appare essere la finalità del Cantico - è composta da tre elementi: un locutore, un messaggio e un destinatario. Il locutore è l'officiante del rito e compie la funzione di invitare le creature a dirigere la loro lode a Dio. Il messaggio è l'esaltazione dell'amore di Dio, che si manifesta nelle creature stesse il cui compito è quello di lodarlo. Il destinatario è naturalmente Dio.

Sul locutore pesa però il dubbio delle parole stesse con cui il Cantico si apre: "...et nullu homo ene dignu te mentovare". Come scrive Giovanni Pozzi: «Le creature non possono pronunciare lodi confacenti a Dio. E allora perché le lodi di Dio sarebbero sue se non nel comune senso passivo [...] ma in senso attivo, perché Lui solo può dirle adeguatamente, perché Lui solo può mentovarsi come agente e locutore della lode?» [Torino 1992]. A sostegno di questa interpretazione concorre la lunga e autorevole tradizione della teologia negativa di stampo neoplatonico e agostiniano, per la quale nessun discorso è possibile su Dio, se non da parte di Dio stesso.

Sui contenuti del messaggio, è forse opportuno chiarire che la lista delle creature offerta dal Cantico non è una "semplice presenza" di elementi esistenziali a diretta portata dall'uomo, ma rappresenta - sul modello biblico sopra citato - il sistema enciclopedico di tutta la realtà cosmica allora concepita, strutturata in un ordine poetico dotato di grande sinteticità oratoria.

Questa complessità strutturale trova conferma nell'analisi dei riferimenti agli elementi del creato. Subito troviamo che tutte le creature sono viste in modo positivo e sono chiamate "fratello" e "sorella": Francesco pone l'uomo al loro livello, in quanto anch'egli creatura, ma chiamato ad una maggiore responsabilità morale, in quanto dotato di libero arbitrio: l'uomo trova beatitudine solo nel rispetto della legge divina (v. 30) e nell'imitazione di Cristo (vv. 23-26). La lode al Signore trova inizio con l'ammirazione degli astri, dei quali sono sottolineate la bellezza ed utilità: al Sole è dedicata maggior attenzione, anche perché porta in modo particolare "significatione" di Dio.

Francesco quindi passa alla lode per i quattro elementi fondamentali: il vento, l'acqua, il fuoco e la terra. Al vento e ad ogni variazione del tempo non sono collegati grandi eventi distruttivi, ma essi sono descritti e lodati per ciò che naturalmente sono, ossia fonte di sostentamento per le creature; il vento è però anche simbolo di Dio. La visione positiva porta infatti a vedere gli elementi non nelle catastrofi, ma nella loro più semplice funzione ed esistenza: qui ricordiamo, per esempio, l'episodio biblico di Elia che trova Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto, e neppure nel fuoco, ma nel vento leggero (1Re 19,11-12). Anche l'acqua è vista come "utile" e "pretiosa"; la sua umiltà e castità, inoltre, la caratterizzano come mezzo di purificazione, nei sacramenti del battesimo e della penitenza.

Il fuoco trova importanza come fonte di luce e calore, ma, come l'acqua, rientra in una chiave di lettura simbologica cristiana, essendo riferibile allo Spirito Santo (e dunque anche qui, come nell'elemento vento, vi è un richiamo alla Pentecoste). La terra, infine, è la madre che nutre le sue creature: si può intravedere il richiamo all'immagine della terra che fa crescere il grano della parabola del seminatore (Vangelo secondo Matteo 13,3-9), ma anche un parallelismo con la terra nella quale ha riposato il corpo morto di Gesù e dalla quale il risorto è tornato. Da notare dunque il marcato parallelismo simbolico agli eventi della salvezza ed ai sacramenti. Il tono della lauda ora muta: l'inno si incentra sull'uomo che, come abbiamo visto, solo con Dio può essere beato.

Francesco ribadisce il carattere divino della creazione anche nei suoi aspetti materiali, contro i catari, eretici che in quegli stessi anni sostenevano che Dio aveva creato la realtà spirituale, mentre la realtà materiale era di origine demoniaca. San Francesco d'Assisi polemizza anche contro la mentalità mercantile che andava rapidamente diffondendosi e per la quale la natura era da sfruttare a fini economici, mentre il santo assisiate sostiene che la natura fornisce all'uomo tutto ciò di cui ha bisogno ed invita perciò a non affannarsi per ricercare continui, sempre maggiori ma inutili beni materiali.

Da qui Francesco passa al tema della morte, anch'essa sorella: nessun uomo la può evitare e, per l'uomo in stato di grazia, anch'essa sarà un fatto positivo, il passaggio alla vera vita con Dio; in particolare, l'attenzione può cadere sulla locuzione morte secunda, che si può riferire sia al fatto che la morte, benigna, non può danneggiare l'uomo pio, sia al fatto che il giusto, nel giorno del giudizio, non dovrà temere la seconda morte, definitiva, dell'anima. Nella conclusione, Francesco formula l'invito agli uomini toccati dal Cantico a lodare e benedire Dio, servendolo con umiltà.

In particolare, per la sua composizione, san Francesco d'Assisi si è ispirato al salmo 148, nel quale si legge un invito alla lode di Dio da parte degli elementi del creato, assai simile, e al cantico dei fanciulli nella fornace contenuto nel veterotestamentario libro di Daniele (3, 56-88) della Bibbia in cui è ripetuta la lode "Benedite".

L'attenzione alla numerologia, tipica del Medioevo, è confermata dal fatto che i versi totali sono 33, numero significativo in quanto multiplo del 3 che simboleggia la Trinità divina.


L'Analisi del Testo[modifica]

Composto in volgare umbro del XIII secolo (folta la presenza di -u finale - plurale di terza persona in -ano "konfano" - l'epitesi di ène - la congiunzione ka - il verbo "mentovare"), con influssi toscani e francesi, e latinismi. Alcuni latinismi sono puramente grafici, causa di ricorrenti errori di lettura, come ad esempio la dentale doppia ct (tucte, fructi = tutte, frutti) e il grafema cti di sanctissime (=santissime). La critica ha discusso a lungo, senza precise conclusioni, il valore da attribuire alla preposizione "per": il suo uso è infatti centrale nella definizione della natura "laudatoria" del componimento. Numerose le interpretazioni che ne sono state date: 1) valore causale; 2) strumentale; 3) agente; 4) mediale; 5) di stato in luogo; 6) circostanziale.

Il Cantico ha la forma di prosa ritmica assonanzata. Il testo era fornito di accompagnamento musicale, composto dallo stesso Francesco, oggi perduto. La semplicità del sentimento espresso è rispecchiata da una sintassi semplice, nella quale i termini sono spesso coordinati per polisindeto (esempio: "et per aere et nubilo et sereno et onne tempo", verso 13) e gli aggettivi sono numerosi. I versetti sono raggruppati in piccoli blocchi facilmente riconoscibili, differenziati dal punto di vista tematico. L'omogeneità di tali blocchi è assicurata da calcolati artifici formali, che la critica moderna ha riabilitato come raffinati e attenti, non ingenui come si pensava in epoca romantica.

« Altissimu onnipotente bonsignore,
tue so' le laude la gloria e l'honore et onne benedictione. »

Così inizia il Cantico delle Creature di San Francesco, un inno alla potenza del Signore e alla bellezza della Natura.

In questo brano la Sorella Morte è amica dell'Uomo perché gli permette di risorgere in Cristo.

« Laudato si' mi' signore per sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente pò skappare.
Guai acquelli ke morrano ne le peccata mortali,
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,

ka la morte secunda nol farrà male. »

Naturalmente solo se si è puri di spirito questo avverrà, altrimenti si andrà all'inferno. Oltre alla morte ritroviamo molti elementi naturali che Francesco riconosce Fratelli e Sorelle discendenti tutti da Dio, dal Creatore. Di ogni elemento magnifica le peculiarità più belle e utili all'uomo, le quali sono le migliori ragioni per lodare l'Altissimo che ha creato tutti gli elementi.

« Laudato sie mi' signore cun tucte le tue creature,

spetialmente messor lo frate sole
[…]
Laudato si' mi' signore per sora luna e le stelle,
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si' mi' signore per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo
[…]
Laudato si' mi' signore per sor aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si' mi signore per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte
[…]
Laudato si' mi' signore per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa...

 »

Per quanto riguarda lo schema metrico, il componimento è una "Lauda" formata da 12 strofe irregolari in versi liberi e sciolti; sono presenti molte assonanze in luogo delle classiche rime.

Il cantico termina poi nella maniera seguente:

« Laudate et benedicete mi' signore

et rengratiate et serviateli cun grande humilitate.

 »