Lettura del pentagramma

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[modifica] Solfeggio

Per imparare a leggere il pentagramma, conviene considerarlo come portatore di “eventi” che si ripetono in maniera regolare nel tempo. Per indicare questi eventi si usano le figure musicali, in altre parole le note. Le figure, oltre ad indicare la nota, indicano anche quanto deve durare il suono nel tempo. Vale a dire che hanno un valore. A seconda della durata che deve avere il suono, cambia l’aspetto della nota. Come nota di riferimento usiamo quella da 1/4 (vedi sotto). Prendiamo un metronomo e facciamolo oscillare: ad ogni tic e ad ogni tac corrisponderà una nota da 1/4.

Note ritmiche.jpg

Abbiamo così ottenuto un primo movimento ritmico. Notiamo però che il metronomo può essere fatto oscillare più velocemente o più adagio. Questo significa che le figure non indicano un tempo assoluto (per es. 1 secondo), ma relativo. La figura non dice quanto veramente dura il suono; questo il musicista lo desume da una indicazione posta all’inizio del pentagramma: sarà una notina seguita da un numero che indica i battiti per minuto (Bpm). Se ad esempio troviamo 60 Bpm, significa che ogni nota da1/4 dura 1 sessantesimo di minuto, cioè 1 secondo. Se troviamo 120 dura mezzo secondo e così via. Lo schema ritmico sopra riportato può quindi essere eseguito a velocità diverse, l’importante è che sia mantenuta sempre regolare la scansione tra una nota e l’altra. Se andiamo a 60 Bpm deve sempre passare un secondo tra un tic e il successivo tac; se andiamo a 120 deve passare mezzo secondo e così via. Possiamo riportare la figurazione ritmica sopra illustrata sulla chitarra. Scegliamo una corda a vuoto e pizzichiamola col plettro dando alla nostra mano una oscillazione regolare in su e in giù (stiamo in pratica realizzando la pennata alternata): tic pennata in giù, tac pennata in su. Cominciamo con un tempo lento e poi acceleriamo fino alla massima velocità che ci è possibile raggiungere senza commettere errori.

Oltre le note da 1/4 abbiamo anche altre note, ovviamente di valore diverso. Consideriamole come valori frazionali, partendo dall’intero e dividendo sempre a metà. All’intero corrisponde la nota detta semibreve che dura quanto 4 note da 1/4, dunque il suo valore sarà 4/4. Se il tempo è 60 Bpm la semibreve durerà 4 secondi. La metà della semibreve è la minima che dura quanto 2 note da 1/4 dunque il suo valore sarà 1/2 e su un tempo di 60 bpm la minima durerà 2 secondi. La metà della minima è la semiminima cioè la nota da 1/4 che abbiamo già visto. La metà della semiminima è la croma che vale 1/8. La metà della croma è la semicroma che vale 1/16. La metà della semicroma è la biscroma che vale 1/32 La metà della biscroma è la semibiscroma che vale 1/64; la sua velocità di esecuzione è talmente elevata che non viene quasi mai usata (a meno che il chitarrista non si chiami John Petrucci!).

Valore note.jpg

Forti di quanto appena appreso, suoniamo ritmicamente sulla chitarra lo schema seguente. Posto che il tempo sia 60 Bpm la nota da 4/4 durerà 4 secondi, e quindi quattro oscillazioni della mano. Attenzione: solo la prima oscillazione colpirà la corda, le altre tre saranno a vuoto. Per le note da 1/8 dovremo suonare due note nel tempo di 1 secondo e così via come abbiamo visto (possiamo aiutarci contando mentalmente).

Note ritmiche2.jpg

Possiamo (e dobbiamo) provare altre combinazioni a nostro piacimento.

[modifica] Chiavi e ottave

Nel precedente paragrafo abbiamo eseguito le note in maniera ritmica, ora lo possiamo fare in maniera melodica, cioè distribuendole sul pentagramma. Il pentagramma è composto da 5 righe e 4 spazi sopra i quali si scrivono le note. Prima di apprendere il significato dei simboli presenti su di esso, parliamo delle ottave.

Come sappiamo, le note sono sette, ma se guardiamo la tastiera di un pianoforte ne vediamo molte di più. In realtà sono sempre quelle sette che si ripetono passando dai toni gravi a quelli acuti. Ogni gruppo di 8 note ( dal DO al DO successivo ) viene chiamato ottava.

Ora torniamo al nostro pentagramma. Il primo simbolo che troviamo è la Chiave. Il suo compito è quello di indicare la posizione delle note sul pentagramma stesso. Pensiamo di nuovo al pianoforte. Certamente le cinque righe e i quattro spazi non bastano a contenerle tutte. Si possono scrivere note al di fuori del pentagramma utilizzando i cosidetti tagli addizionali, ma più di tanto non si può altrimenti la lettura diventerebbe difficile. Ecco allora intervenire le chiavi. La chiave di Sol ( detta anche chiave di violino ), stabilisce che la nota SOL si trova sul secondo rigo così è possibile sistemare le altre note in conseguenza. Le note che possiamo sistemare sul pentagramma coprono circa tre ottave. Quando ci troviamo nella necessità di scrivere note più gravi appartenenti dunque ad altre ottave inferiori, si cambia chiave e si utilizza quella di FA. Essa stabilisce che la nota Fa si trova sul quarto rigo, laddove nella chiave di Sol si trova un Re. Dunque su questo pentagramma scriveremo note le cui ottave sono più basse, ma la posizione delle note è diversa,essendo praticamente scalate di un rigo o di uno spazio rispetto alla chiave di Sol.

La chitarra ( dal Mi basso a vuoto al MI cantino premuto al 12° tasto ) ha un’estensione notevole di note, tuttavia per scriverne la musica si utilizza un pentagramma con chiave di Sol. E’ importante sapere che le note scritte, in realtà sulla chitarra suonano un’ottava più bassa; in altre parole il Mi con tre tagli in gola non corrisponde al MI basso della chitarra, ma al Mi che si trova sulla quarta corda al secondo tasto.

Mi basso.PNG

Spesso per rimediare a ciò si mette sotto la chiave di Sol un numerino, l’8, che indica che le note scritte vanno in realtà suonate un’ottava più bassa. Allo stesso modo quando abbiamo bisogno di suonare note più alte di quelle indicate il numerino si mette sopra la chiave ad indicare che le note vanno suonate un’ottava più alta di quanto indicato.

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