L'Accento Greco (superiori)

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lezione
L'Accento Greco (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Grammatica greca per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

L' Accento Greco (προσῳδία) a differenza che in italiano e in altre lingue moderne, non è espiratorio ma musicale cioè non consiste nell'intensità ma nell'altezza del suono (dipende infatti non dall'ampiezza, ma dal numero e dalla velocità delle vibrazioni). Ci sono tre tipi di accenti:

  • Acuto:
  • Grave:
  • Circonflesso: ~

Leggi dell'Accento[modifica]

La Legge del Trisillabismo stabilisce che in greco l'accento può cadere solo sulle tre ultime sillabe di una parola e non può mai risalire oltre il terzultimo tempo. L'unità di misura è la sillaba breve che corrisponde ad un tempo ogni sillaba breve, a due tempi ogni sillaba lunga. Tuttavia la penultima sillaba non accentata vale come un tempo solo, anche se lunga. I dittonghi -αι, οι- si considerano sempre brevi tranne quando si tratta della 3ª pers. sing. del Modo Ottativo.

A regolare l'accento è l'ultima sillaba. Se l'ultima sillaba è breve, l'accento cade sulla terzultima sillaba. Se invece è lunga l'accento non può risalire oltre la penultima. Tuttavia oltre la quantità dell'ultima sillaba, per determinare la posizione e la qualità dell'accento di una parola, va tenuto conto anche delle proprietà dei singoli accenti.

Proprietà degli Accenti[modifica]

L’Accento Acuto (ὁ ὀξύς τόνος) indica una elevazione di voce e può stare sia su sillabe lunghe che brevi. Può cadere sulla terzultima sillaba solo quando l'ultima è breve. Se l'Accento Acuto cade sull'ultima sillaba la parola è detta Ossitona. Se cade sulla penultima sillaba è detta Parossitona. Se cade sulla terzultima è detta Proparossitona.

L’Accento Grave (ὁ βαρύς τόνος) indica un abbassamento di voce e inizialmente era segnato su tutte le sillabe che portavano l'accento acuto. Si chiamavano Baritone le parole che non portavano accento acuto sull'ultima sillaba. A partire dal I secolo d.C. l'accento grave si segna solo in sostituzione dell'accento acuto su tutte le parole ossitone non seguite da segno di interpunzione (eccetto il pronome interrogativo τίς-τί, che è sempre ossitono). Questo fenomeno è noto come Baritonesi delle Ossitone e si spiega con il fatto che l'Ossitona non seguita da segno di interpunzione si unisce foneticamente alla parola che segue.

L' Accento Circonflesso (ἡ ὀξυβαρεῖα προσῳδία) indica una elevazione e poi un abbassamento di voce. È quindi un doppio accento (acuto e grave) e ha una durata maggiore e quindi si può far cadere solo su sillabe lunghe per natura. Per la Legge del Trisillabismo non può risalire oltre il terzultimo tempo. L'accento circonflesso quindi che ha durata due tempi non può mai stare sulla terzultima sillaba e cade sulla penultima sillaba solo quando l'ultima è breve.

Vi è inoltre la Legge del Trocheo Finale secondo la quale se una parola ha la penultima sillaba lunga per natura e l'ultima breve (cioè finisce con un trocheo: - ‿) l'accento, se cade sulla penultima sillaba, è sempre circonflesso. Se l'accento circonflesso cade sull'ultima sillaba la parola è detta Perispomena se invece cade sulla penultima sillaba si dice Properispomena.

L’Anastrofe (ἀναστρωφὴ τόνου) è il fenomeno per cui una preposizione bisillaba ossitona diviene parossitona quando, anziché precedere, segue il termine a cui si riferisce.

Parole Atone[modifica]

Le parole prive di un loro accento sono dette àtone; esse per poter essere pronunciate si appoggiano o alla parola che precede, e allora sono dette enclitiche (ἐγκλίνω = "appoggiarsi"), o a quella che segue, e allora sono dette proclitiche (προκλίνω = "piegarsi in avanti"), e formano con esse una sola unità fonetica.

Le proclitiche[modifica]

Le proclitiche, a differenza delle enclitiche, si appoggiano alla parola che segue, senza però determinare alcuna variazione di accento nella parola tonica; anche in italiano esse sono presenti in "non voglio, glielo dico, te la diedi". In greco sono proclitiche:

  • l'articolo determinativo nelle forme del nominativo sing. e plur., masch. e femm. ὁ, ἡ, οἱ, αἱ;
  • le preposizioni εἰς = "verso", ἐκ, ἐξ = " da", ἐν = "in", ὡς = "verso";
  • le congiunzioni εἰ = "se", ὡς = "come, che, quando, poiché, sicché, affinché";
  • le negazioni οὐ = "non".

Le proclitiche prendono l'accento d'enclisi, sempre acuto, se sono seguite da un'enclitica. Più proclitiche che si susseguono non prendono mai l'accento.

Le enclitiche[modifica]

Le enclitiche sono usate molto comunemente anche in italiano e sono tutte le particelle pronominali o avverbiali che si appoggiano al verbo che precede e che mantiene, nella pronuncia, il suo accento: pòrtamelo, dìtecelo, andàtevene, dàtegliela. In greco le enclitiche che, di solito, non si fondono graficamente con la parola tonica cui si appoggiano sono:

  • tutte le forme del pronome indefinito τις, τι = "qualcuno", "qualcosa" in tutte le sue forme flessive (τινος, τινι, τινα, τινες, τινα, τινων, τισι, τινας, τινοιν);
  • le forme monosillabiche dei pronomi personali: μον, μοι, με = "di me, a me, me", σου, σοι, σε = "di te, a te, te", σφιν-σφισι = "a loro", σφας = "loro" (acc.);
  • le forme del presente indicativo del verbo εἰμι[1] (εἰμι, ἐστι, ἐστον, ἐσμεν, ἐστε, εἰσι) tranne la 2ª persona singolare "εἶ" = " tu sei" che è sempre tonica.
  • le forme del presente indicativo del verbo φημι = "dire" tranne la 2ª persona singolare.
  • alcuni avverbi indefiniti come που = "in qualche luogo", ποθι = "in qualche luogo" , ποθεν = "da qualche parte",
  • le particelle γε = "almeno", περ = "appunto", νυν = "dunque", τε = "e, anche, ancora".

La parola tonica e l'enclitica (gruppo d'enclisi) nella pronuncia costituiscono un'unica parola. Il gruppo d'enclisi perciò è sottoposto alle regole dell'accento con un'unica differenza: nel gruppo d'enclisi la sillaba finale, anche se lunga, vale come breve.

  1. Il verbo εἰμι in greco è enclitico solo in funzione di copula del predicato nominale