Le origini della metafora del cervello elettronico e le relative influenze sulle moderne scienze cognitive

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lezione
Le origini della metafora del cervello elettronico e le relative influenze sulle moderne scienze cognitive
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Psicologia generale


Introduzione[modifica]

La metafora del “cervello elettronico” ha ispirato nel XX° secolo numerose produzioni letterarie e cinematografiche in qualche modo relazionate ad argomenti scientifici. Il termine si è certamente consolidato nell'accezione più simile a quella attuale con l'avvento dei primi grandi calcolatori elettronici, tuttavia, un'esposizione dell'origine storica di questa metafora non può non tener conto della concezione che gli studiosi hanno avuto nel corso della storia del ruolo che hanno corpo fisico, in particolare cervello e midollo spinale, nella realizzazione della vita psichica dei viventi. Il concetto secondo il quale il cervello sia responsabile del pensiero, delle emozioni e dei sentimenti può sembrare scontato per noi oggi, ma non lo è sempre stato, sebbene alcune fra le prime grandi intuizioni a tal proposito risalgano al periodo della dominazione politica, culturale e nella fattispecie filosofica dell'antica Grecia. Vedremo, nel corso di questa trattazione, che la prima grande pietra miliare relativa alla comprensione della relazione tra corpo e mente in tempi recenti si debba al contributo del grande matematico e filosofo francese Cartesio, durante la Rivoluzione Scientifica avvenuta principalmente tra il XVII° e il XVIII° secolo. Nell'ambito della fisiologia, disciplina scientifica in quel tempo già consolidata che si occupa del funzionamento degli organismi viventi, e della neurofisiologia in particolare, vennero fatte le prime grandi scoperte sul funzionamento del sistema nervoso. Fondamentali furono le scoperte del medico e fisiologo Hermann von Helmholtz sulla natura degli impulsi nervosi. Grazie all'opera di Wilhelm Wundt ed in particolare alla costituzione nel 1879 del laboratorio di Lipsia, il metodo scientifico della fisiologia venne applicato per la prima volta in una nuova disciplina: la psicologia fisiologica sperimentale. Tramite l'utilizzo del metodo sottrattivo sviluppato in precedenza dal famoso medico e fisiologo Franciscus Cornelis Donders, Wundt rese attuale il metodo scientifico studiando le co-variazioni del dominio dei processi psichici con il parametro fisico del tempo, rendendo operative a pieno regime le misurazioni dei tempi di reazione dei processi cognitivi. Possiamo quindi collocare nello spazio e nel tempo la nascita della moderna psicologia scientifica: in Europa Centrale, in Germania, nella seconda metà del XIX° secolo. In questo contesto storico, fino alla seconda guerra mondiale nacquero le grandi scuole della psicologia. Lo strutturalismo si sviluppò negli Stati Uniti ad opera di Edward Bradford Titchener, allievo ed esportatore delle teorie di Wundt, in contrapposizione con un altro allievo e non simpatizzante di Wundt, che rispondeva al nome di William James e diede origine alla scuola del Funzionalismo. I primi studi sulla percezione della forma, la psicologia della Gestalt e la scuola a impronta cognitiva sviluppata da Jean Piaget negli anni '30 del XX° secolo, forniscono le basi teoriche per lo sviluppo delle scienze cognitive, che costituiscono oggi un ambito comune per tre categorie di scienziati: gli informatici, i linguisti e gli psicologi. In aggiunta, il crescente sviluppo dei sistemi di calcolo elettronico a partire dagli anni ‘50 costituì l'elemento cardine della nascita della metafora “cervello elettronico”, dando origine alla concezione dell'uomo come elaboratore di conoscenze ( paradigma HIP: Human Information Processing). Essendo pronta la dimostrazione dell'esistenza dei processi cognitivi, la psicologia scientifica poté incominciare a vantarsi di operare su un dominio più vicino agli interessi delle persone comuni, studiando aspetti vicini alla nostra esperienza del comportamento umano, come i rapporti sociali ed affettivi, l'acquisizione della conoscenza e lo studio delle attitudini e delle forme di intelligenza. Qui si incominciarono a delineare i limiti della metafora del cervello elettronico. In sintesi, la psicologia non era quindi più una forma di studio lontana dalla vita reale e relegata ad applicazioni che poco si discostano dagli esperimenti di laboratorio, altresì divenne una terreno di indagine sulle facoltà superiori e su interrogativi più importanti che hanno a che fare con aspetti culturali e anche spirituali della vita degli esseri umani, e l'uomo divenne molto di più che “un sistema di elaborazione con competenze cognitive ed affettive”. La psicologia scientifica oggi si pone l'ambizioso obiettivo di diventare abbastanza matura da trattare temi come le rivoluzioni sociali, i cambiamenti di costume e i nuovi canoni e criteri della moralità per finire con la nascita di nuovi movimenti culturali, filosofici, spirituali e religiosi. Con il concetto di “Teoria Ecologicamente Valida” si è oggi delineato con sufficiente chiarezza un nuovo criterio di giudizio di validità e di successo dei contributi scientifici nell'ambiente accademico internazionale.

La relazione tra corpo fisico e vita psichica prima e dopo Cartesio (l'uomo concepito come automa idraulico che risponde meccanicamente agli stimoli)[modifica]

Il contesto storico in cui fu dimostrata scientificamente la relazione tra cervello e vita psichica[modifica]

Le radici storiche della psicologia cognitiva[modifica]

Il metodo scientifico della fisiologia e la nascita della psicologia fisiologica sperimentale[modifica]

I primi studi sulla percezione[modifica]

La psicologia della Gestalt[modifica]

Il paradigma HIP (l'uomo concepito come elaboratore di conoscenza) e i suoi limiti nel moderno cognitivismo[modifica]

Il futuro delle scienze cognitive e il concetto di “teoria ecologicamente valida”[modifica]