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Le fonti

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Per conoscere un filosofo bisogna leggerne gli scritti, che costituiscono le fonti primarie per lo studio del suo pensiero. Questo tuttavia non è sempre possibile, sia perché può succedere (a dire il vero di rado) che il filosofo non abbia lasciato scritti, sia, più frequentemente, perché può essere che i suoi scritti siano andati perduti del tutto o in parte. In questo caso bisogna ricorrere a fonti secondarie, ossia ad altri autori che hanno parlato del suo pensiero. A volte questi autori sono molto vicini al filosofo, e dunque la conoscenza del suo pensiero è diretta, e tuttavia c’è sempre il rischio che lo riferiscano in modo non del tutto fedele. Socrate, ad esempio, non ha scritto nulla; sappiamo di lui attraverso i suoi discepoli Senofonte e Platone, che però presentano il suo pensiero e la sua figura in modi molto diversi.

Vi sono poi autori che hanno cercato fin dall’antichità di delineare la storia della filosofia greca, parlando di pensatori che già per loro erano antichi. Aristotele ci offre molte informazioni preziose sui filosofi che lo hanno preceduto, ma la fonte antica più importante per lo studio della filosofia greca è Diogene Laerzio (180-240) che nelle sue Vite e dottrine dei più celebri filosofi ricostruisce il cammino del pensiero greco dalle origini ad Epicuro, fornendoci informazioni preziosissime.

In molti casi riusciamo a recuperare parti delle opere perdute di filosofi antichi attraverso le citazioni che ne fanno altri autori. Ad esempio il Discorso vero di Celso, un’opera polemica contro il cristianesimo, è stato recuperato in buona parte grazie alle ampie citazioni che ne fa il filosofo cristiano Origene nella sua opera Contro Celso.

Per riuscire a definire se ciò che leggiamo sia davvero riconducibile al pensatore o se sia un’interpretazione dell’autore, si ricorre agli studi di filologia. Questa disciplina analizza i testi studiando la le parole usate, verificando se lo stile corrisponda all’epoca del filosofo e se le narrazioni si colleghino a eventi storici databili e riconducibili a quel tempo. I filologi mettono a confronto diverse testimonianze dello stesso filosofo, cercando eventuali incongruenze, aggiunte o anomalie che potrebbero essere state causate nei secoli da trascrittori o testimoni. In questo modo diventa quindi possibile distinguere tra informazioni dirette dalle ricostruzioni successive, individuando le parti del testo che possono essere considerate autentiche.

I filologi Hermann Diels e Walter Kranz hanno raccolto tutti i frammenti e le testimonianze dei filosofi più antichi, detti pre-socratici, nell’opera I frammenti dei presocratici, che costituisce la fonte più importante per la conoscenza della filosofia greca prima di Socrate.


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