La Legge taglia-poltrone e la Riforma degli strumenti di democrazia diretta

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lezione
La Legge taglia-poltrone e la Riforma degli strumenti di democrazia diretta
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto costituzionale
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

A partire delle prime settimane del 2019 il Parlamento ha avviato la discussione di due testi di riforma costituzionale proposti dalla maggioranza di Governo. L'esame di tali testi è ancora alle battute iniziali ma visto il supporto ricevuto, che va ben oltre la maggioranza, sembrano una notevole possibilità di essere approvati. Tali testi sono rivolti a modificare l'uno, la c.d. legge taglia-poltrone, il numero dei Parlamentari, l'altro modificare gli strumenti di democrazia diretta quali le leggi popolari e i referendum. Analiziamo le principali novità tenendo conto che i testi potrebbero variare durante l'esame delle due Camere e che al momento solo la "legge taglia-poltrone" ha ottenuto la prima approvazione dal Senato.

La Legge taglia-poltrone[modifica]

Come si presenterà il Parlamento a seguito della legge taglia-poltrone

La legge taglia-poltrone è un disegno di legge costituzionale approvato in prima lettura al Senato della Repubblica il 7 febbraio 2019 che ha come obiettivo quello di ridurre il numero di deputati e senatori. Il testo di riforma, infatti, prevede all'art. 1 la modifica dell'art. 56 Cost. riducendo il numero di deputati da 630 a 400. Anche il numero dei deputati eletti all'estero viene ridotto da 12 a 8. All'art. 2, invece, è prevista la modifica dell'art. 57 Cost. riducendo il numero dei senatori da 315 a 200. Il numero dei senatori eletti all'estero passerebbe, invece, da 6 a 4. Il numero complessivo dei parlamentari, pertanto, passerebbe da 945 a 600. Anche l'art. 59 Cost., sui senatori a vita, prevede un modifica. Infatti viene introdotto il limite massimo di cinque senatori a vita contemporaneamente presenti in Senato.

La riforma degli strumenti di democrazia diretta[modifica]

A partire dal gennaio 2019 la maggioranza di Governo ha proposto la modifica costituzionale dei due strumenti di democrazia diretta presenti in Costituzione. Da una parte si è voluto modificare l'art. 71 Cost. e, quindi, la legge d'iniziativa popolare con l'intento di rafforzarne il valore. Oltre all'ipotesi già prevista in Costituzione con la possibilità da parte di almeno 50.000 cittadini di presentare un progetto di legge che però non ha alcun obbligo di discussione da parte del Parlamento, si vuole introdurre un'iniziativa legislativa popolare "rafforzata". Infatti, qualora 500.000 elettori presentino una proposta di legge e le Camere non l'approvino entro 18 mesi sarà data la possibilità, all'intero corpo elettorale, di esprimersi attraverso un referendum propositivo su tale legge. Viene, così, di fatto, introdotto referendum propositivo oggi non previsto in Costituzione. La legge, così votata, se riceve la maggioranza dei voti in sede referendaria, e a patto che i voti favorevoli siano almeno un quarto degli aventi diritto al voto, viene approvata automaticamente senza passare per il Parlamento. Quindi per essere approvato il referendum non solo sarà necessario che i SI siano maggiori dei NO ma anche che almeno il 25%+1 degli aventi diritto al voto si siano espressi favorevolmente. Dall'altra tale quorum è stato proposto anche per il referendum abrogativo modificando, così, l'art. 75 Cost.. Pertanto verrà meno il quorum di partecipazione che oggi è fissato al 50%+1 degli aventi diritto al voto e viene sostituito, anche in questo caso, dal quorum di approvazione dove sarà necessario che i SI siano maggiori dei NO ma anche che almeno il 25%+1 degli aventi diritto al voto si siano espressi favorevolmente.