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Introduzione alla filosofia

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Il senso e l'essenza

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Definire la filosofia non è semplice. Il termine viene dal greco antico φιλοσοφία, a sua volta composto da φιλεῖν (phileîn), "amare", e σοφία (sophía), "sapienza"; filosofia è dunque amore della sapienza. Secondo le Indicazioni Nazionali per i Licei la filosofia è una "modalità specifica e fondamentale della ragione umana che, in epoche diverse e in diverse tradizioni culturali, ripropone costantemente la domanda sulla conoscenza, sull’esistenza dell’uomo e sul senso dell’essere e dell’esistere"[1]. Un testo che contiene una traccia importante: la filosofia esiste in diverse tradizioni culturali. Anche se i manuali trattano per lo più la filosofia occidentale e le stesse Indicazioni Nazionali trascurano le filosofie non occidentali, la filosofia non ha limiti geografici, poiché le domande che essa si pone sono universali. Già Aristotele sosteneva, nella sua opera Metafisica, che «Tutti gli uomini per natura tendono al sapere»: il desiderio di di conoscenza è comune a tutto l’essere umano: in ambiti diversi certo, ma pur sempre un' innata tendenza a conoscere e a capire. Spesso ci si concentra sul termine sapienza, attribuendogli il ruolo di protagonista, mentre il termine amare viene relegato in secondo piano. In realtà, nella filosofia esso è questo amare è da intendersi come cura, presa in carico, assunzione di responsabilità nei confronti del sapere. La ricerca filosofica non è neutra né trascinata, ma si configura come atto di volontà e desiderio.

Le domande della filosofia riguardano in primo il senso. Perché viviamo? Perché fare il bene e non il male? Perché esiste l'essere e non piuttosto il nulla? Quale è il senso dell'arte? E quale quello della religione? Una questione legata a quella del senso è quella dell'essenza. Possiamo interrogarci sul senso dell'arte, ad esempio, solo se sappiamo cos'è l'arte. Cosa differenzia un oggetto che consideriamo artistico da qualsiasi altro oggetto? Lo stesso vale per la religione. Cos'è esattamente? Una prima risposta potrebbe essere che consiste nel credere in Dio, ma esistono anche religioni senza Dio. Sono tutti interrogativi che appartengono all'intimità ed alla ricerca di ciascuno di noi, e ai quali cerchiamo di dare risposta. Il filosofo lo fa con un determinato rigore: studia le domande poste che si sono posti altri pensatori prima di lui, ne studia le indagini e le speculazioni, e nel contempo cerca di confutarne la veridicità o di scoprirne delle incongruenze. Non si accontenta dunque di risposte banali o rapide, ma cerca di approfondire il più possibile, raramente scoprendosi però soddisfatto. Infatti, questa ricerca, diviene talmente complessa [1] da intrecciarsi con altre discipline e altre problematiche affini, e diviene dunque irriducibile e quasi mai viene conclusa in modo completo ed esauriente. La filosofia si dimostra molto meno astratta di quello che sembra: confronta idee, e lo fa con metodo, attraverso il dialogo e l'indagine costante.

Nell'antichità la filosofia si è occupata di problemi che ora appartengono alla scienza, come quello della natura del mondo fisico. Aristotele, uno dei maggiori filosofi di ogni tempo, si è occupato di fisica, di zoologia e di botanica; non si trattava di esplorare un campo di indagine diverso da quello della filosofia: tutto ciò era filosofia. Lucrezio, che con Cicerone e Seneca si può considerare il più importante filosofo romano, scrive un poema dedicato alla fisica epicurea, il De Rerum Natura, E dunque anche i confini tra filosofia e poesia nell'antichità erano labili; i primi testi della filosofia greca, come il Sulla Natura (Περί Φύσεως, Perí Physeos) di Parmenide, erano in versi.

Il modo in cui oggi consideriamo la filosofia, dunque, è il risultato di una serie di cambiamenti culturali che hanno portato a una frammentazione del sapere, con una sempre maggiore specializzazione in campo scientifico e tecnologico e un sempre maggiore controllo tecnologico del mondo, che però ha lasciato aperte molte domande, comprese quelle sul senso stesso della tecnologia.

La specificità della filosofia

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Molte delle domande della filosofia appartengono anche alla religione, in particolare tutte quelle sul senso. In cosa consiste allora la specificità della filosofia? Quando si può dire che esiste una filosofia?

Ogni cultura ha una sua visione del mondo (in filosofia si usa spesso il termine tedesco Weltanschauung), ossia un modo di concepire l'essere umano, la società, la natura e il cosmo intero. Queste visioni del mondo sono centrate spesso sul mito, ossia su narrazioni che hanno a che fare con le origini. Perché esistiamo? E perché esiste il male? Il libro della Genesi, nella Bibbia, risponde a entrambe le domande con il mito del peccato dell'Adam e di Eva.

Una prima differenza tra la filosofia e una visione del mondo è che la prima ricorre all'argomentazione, alla logica e all'esperienza. Una cosa può essere ritenuta vera solo se è sostenuta da un discorso solido e convincente.

Una seconda differenza importante è che una filosofia esprime il punto di vista particolare di una personalità, che può anche essere vaga, dai tratti storici indefiniti, ma ha una sua identità che consente di identificare un pensiero preciso o un certo modo di porre un problema. Per restare alla Bibbia, non sappiamo chi sia l'autore del libro di Giobbe, ma il modo in cui viene posto il problema del male e della sofferenza delle persone giuste rivela senz'altro una riflessione personale.

Questo ci conduce alla terza differenza, che è quella fondamentale. Ogni visione del mondo si trasmette di generazione in generazione, attraverso l'educazione e l'imitazione. Ad ogni visione del mondo è generalmente legata a un certo assetto sociale, che fonda e giustifica. La filosofia mette in discussione questa tradizione, passandola al vaglio della ragione, dell'argomentazione e dell'esperienza e in questo modo inevitabilmente discute anche l'assetto sociale che si fonda su quella tradizione. In India, ad esempio, i miti raccolti nei Veda giustificavano la distinzione della società in caste. I filosofi cosiddetti śramana, tra cui il Buddha, hanno analizzato criticamente questi miti, giungendo a rifiutare l'autorità dei Veda e dunque l'autorevolezza della casta sacerdotale.

Campi della filosofia

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La logica

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"Sicuramente pioverà, perché non c'è nessuna nuvola." Questo ragionamento appare immediatamente difettoso: non c'è corrispondenza tra la premessa e la conclusione. Tutti usiamo spontaneamente la logica nella vita quotidiana; anche senza aver studiato filosofia ci accorgiamo che un certo ragionamento è illogico o contraddittorio. La filosofia cerca di ragionare facendo ricorso a una logica rigorosa e raffinata. La logica è dunque la disciplina che studia le regole del ragionamento corretto, cioè i principi che permettono di distinguere un argomento valido da uno non valido. Oggi la logica trova applicazione non solo nella filosofia, ma anche nell’informatica, nella linguistica, nella matematica e nelle scienze cognitive. La logica fa uso di un linguaggio formalizzato, ossia costruito con simboli e regole precise, che servono a esprimere i ragionamenti in modo chiaro e senza ambiguità. Per dire, ad esempio, "Se piove, allora porto l'ombrello", si può usare la formula P → Q, dove P sta per "Piove" e Q per "Porto l'ombrello", mentre ¬P sta per "Non piove" (¬ è il simbolo di negazione).

La fisica

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La fisica (da phýsis, natura) è oggi una disciplina autonoma dalla filosofia, legata piuttosto alla matematica nell'insegnamento scolastico. Fino all'età moderna, invece, la fisica è stata parte integrante della filosofia; i pensatori della scuola di Mileto, considerati i primi filosofi greci, si interrogatono principalmente sulla natura del mondo fisico e sui principi da cui si origina, ma la questione è rimasta centrale anche per i filosofi successivi. La fisica filosofica si occupa dunque della struttura del mondo fisico, sulla sua origine, sul suo carattere eterno o meno, sugli elementi che lo compongono, sui cambiamenti del mondo naturale.

La metafisica

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Il termine metafisica indica ciò che è al di là (μετά, metá) della fisica. Il termine è legato alla catalogazione dei libri di Aristotele fatta da Andronico di Rodi: i libri che si occupavano di quella che Aristotele chiamava "filosofia prima" vennero collocati dopo quelli di fisica. La metafisica va in effetti oltre la fisica, non occupandosi della natura e struttura del mondo che vediamo, ma dell'essere nel suo aspetto più profondo. La distinzione tra fisica e metafisica è legata a visioni filosofiche secondo le quali oltre il mondo che conosciamo attraverso i sensi c'è una realtà più alta e vera. Tale realtà è per Platone il mondo delle Idee, di cui il mondo sensibile è solo un pallido riflesso; per Aristotele, che non condivideva la dottrina delle Idee, la filosofia prima consente di accedere, attraverso le nostre facoltà razionali più elevate, alla conoscenza di Dio come Motore Immobile dell'universo.

L'ontologia

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La differenza tra metafisica e ontologia è sottile. Entrambe si occupano dell'essere, ma la metafisica si occupa dell'essere in generale, indagando ad esempio la sua origine o il suo carattere eterno o meno, mentre l'ontologia si concentra sull'ente. La parola ente in filosofia indica ciò che è, ossia qualunque singola cosa esista. Sono enti un albero e un tavolo, un cane e un essere umano, la giustizia e la libertà, Babbo Natale e Giacomo Leopardi. Ma come si vede, si tratta di enti diversissimi tra di loro. In cosa consiste l'essere di un ente come l'albero? E in cosa quello di Babbo Natale? Che tipo di esistenza ha uno scrittore morto da tempo? Questi sono alcuni dei problemi di cui si occupa l'ontologia. Non è possibile rispondere senza porsi una domanda difficilissima: in cosa consiste l'essere di un ente?

L'ontologia oggi L'ontologia oggi è usata anche in campi diversi dalla filosofia. In informatica e intelligenza artificiale, essa serve a strutture i concetti fondamentali di un certo ambito e le relazioni tra essi. Serve a far capire ai computer non solo le parole, ma anche i significati e i collegamenti logici. Per esempio, se chiedi a Google quanti anni aveva Einstein quando è morto, il sistema usa un’ontologia per collegare il nome a una persona, le sue date di nascita e morte, e calcolare l’età. In medicina, un’ontologia serve a rappresentare in modo chiaro e collegato concetti come malattie, sintomi, esami e cure, rendendoli comprensibili ai computer. Aiuta a migliorare diagnosi, terapie e analisi dei dati clinici. Sistemi come SNOMED CT permettono l’uso intelligente di queste informazioni nei software sanitari.


La gnoseologia e l'epistemologia

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La parola gnoseologia viene dal greco antico γνῶσις (gnôsis, “conoscenza”) e λόγος (lógos, “discorso, studio”). È quindi lo “studio della conoscenza”. Con questo termine si indica quella parte della filosofia che riflette sul modo in cui l’essere umano conosce il mondo: quali strumenti utilizza, quali sono i limiti della conoscenza e quali i criteri per dire che una conoscenza è vera. La gnoseologia non si occupa di un contenuto particolare (la natura, l’uomo, la società), ma della condizione stessa che rende possibile ogni sapere. Per questo è strettamente legata all’epistemologia (dal greco ἐπιστήμη epistḗmē, “scienza, sapere certo” e λόγος lógos), cioè alla filosofia della scienza, ma si distingue da essa: l’epistemologia riflette sulle scienze particolari, mentre la gnoseologia indaga più in generale i fondamenti del conoscere.

Alcune domande tipiche della gnoseologia sono: È possibile distinguere la verità dall’illusione? La conoscenza nasce dall’esperienza dei sensi o da principi razionali indipendenti? Quali sono i limiti della nostra possibilità di conoscere? L'epistemologia invece si chiede in che modo la scienza di distingue da altre forme di conoscenza, quale dev'essere il suo metodo, quali teorie si possono considerare scientifiche e quali no, che differenza c'è tra le scienze che si occupano della natura (chimica, biologia, fisica ecc.) e quelle che si occupano dell'essere umano e della società (psicologia, sociologia, antropologia ecc.), che rapporto c'è tra conoscenza scientifica e società.

L'etica

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L'etica, o filosofia morale (spesso chiamata anche filosofia pratica), è oggi uno dei campi più vivi della filosofia, soprattutto a causa dei cambiamenti scientifici e tecnologici. Si tratta della parte della filosofia che si occupa del nostro comportamento, cercando di capire cosa è bene e cosa male, cosa giusto e cosa sbagliato, ma anche di come vivere una vita buona e felice. In alcuni filosofi a prevalere è il primo aspetto, in altri il secondo, ma non mancano posizioni per le quali raggiungere il bene e la felicità coincidono (e il male è espressione di una vita infelice). Per alcuni filosofi, come Epicuro, il bene è nel piacere (edonismo), per altri nel dovere; per alcuni filosofi, come Kant, diventiamo capaci di compiere il bene solo seguendo la ragione, mentre per altri contano soprattutto le emozioni e i sentimenti; per alcuni il bene è il risultato di un calcolo utilitaristico, per altri di uno slancio irrazionale.

Da qualche tempo l'etica è spinta ad occuparsi di questioni nuove. Sono possibili oggi cose che in passato erano difficilmente pensabili. Possiamo non solo tenere in vita una persona ricorrendo al trapianto (anche da animali), ma possiamo far nascere un bambino attraverso la fecondazione in vitro, o far portare avanti la gravizanta a una donna che non è la madre del feto (gestazione per altri); siamo in grado di modificare geneticamente gli embrioni; possiamo intervenire sull'ambiente modificandolo in modo significativo, ma anche potenzialmente distruttivo. Per affrontare queste ed altre questioni (come l'aborto e l'eutanasia) è nata la bioetica, ossia l'etica che studia le questioni legate alle pratiche mediche e scientifiche.

La filosofia politica

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La filosofia politica è quella parte della filosofia che riflette sulla vita collettiva e sul modo in cui gli esseri umani organizzano la convivenza. Si occupa dunque di concetti fondamentali come potere, giustizia, libertà, legge, autorità, democrazia. Le sue domande centrali sono: Come devono vivere insieme gli uomini? Qual è il miglior ordinamento politico? Quali diritti e doveri spettano ai cittadini? Quali limiti deve avere il potere?

La filosofia politica non si limita a descrivere i fatti, ma cerca criteri per giudicarli: per esempio, cosa rende giusto un governo? Quali diritti devono essere garantiti in ogni società? Questo distingue la filosofia politica dalla scienza politica, che studia invece il funzionamento concreto delle istituzioni e dei sistemi di potere.

L'antropologia filosofica

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Il termine antropologia viene dal greco ἄνθρωπος (ánthropos, “uomo, essere umano”) e λόγος (lógos); essa è quindi la riflessione filosofica sull’essere umano nella sua totalità: che cos’è l’uomo, quali sono le sue caratteristiche fondamentali, quale posto occupa nel mondo e nella storia. Le domande tipiche di questa disciplina sono: Che cosa distingue l’essere umano dagli altri viventi? È l’uso del linguaggio, la capacità di pensare, la coscienza morale, la creatività? Qual è il senso della vita umana?

L’antropologia filosofica non va confusa con l’antropologia culturale, che è una scienza empirica e studia i popoli e le culture concrete. La prima cerca di rispondere filosoficamente alla domanda “chi è l’uomo?”, mentre la seconda raccoglie dati storici, linguistici ed etnografici.

Una metadisciplina

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Questi sono i campi essenziali, ma non esauriscono lo spettro della filosofia. Esistono una filosofia della religione, della medicina, dell'architettura, del linguaggio, dell'educazione. In realtà, qualunque ambito dell’esperienza umana può diventare oggetto di riflessione filosofica: non si tratta di sostituire le discipline specifiche, ma di interrogarsi sui loro fondamenti, sui loro fini e sul loro senso.

La filosofia della religione, ad esempio, non pratica la fede né la confuta, ma si chiede che cosa significhi “religione”, quale funzione abbia avuto e abbia ancora nelle società umane, quale rapporto esista tra fede e ragione. La filosofia della medicina interroga i concetti di salute e malattia, il rapporto tra corpo e mente, il significato etico della cura. La filosofia del linguaggio esplora le condizioni che rendono possibile comunicare e quella della storia indaga se la vicenda umana abbia un senso complessivo o solo eventi frammentati.

  1. MIUR, Indicazioni Nazionali, url: https://www.istruzione.it/alternanza/allegati/NORMATIVA%20ASL/INDICAZIONI%20NAZIONALI%20PER%20I%20LICEI.pdf