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I Ching

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Tra i Classici di particolare importanza è lo I Ching, il Libro dei Mutamenti, o più precisamente, Classico dei Mutamenti (Yìjīng 易經). Nato in epoche remote, forse già in età Shang o nei primi Zhou, lo I Ching è insieme manuale divinatorio, cosmologia simbolica, trattato morale e opera poetica. Non appartiene a una scuola filosofica, ma le precede tutte; non è confuciano né taoista, ma entrambe le tradizioni lo assorbiranno nel loro orizzonte.

Lo I Ching è composto da 64 esagrammi, ciascuno formato da sei linee — intere (yang) o spezzate (yin). Queste figure, disposte secondo un ordine canonico, rappresentano le forme archetipiche del mondo: il cielo, la terra, il tuono, l’acqua, la montagna, il fuoco, il vento, il lago. Ogni esagramma è accompagnato da sentenze brevi, enigmatiche, che ne illustrano il senso e suggeriscono un atteggiamento, una decisione, un’interpretazione degli eventi.

Questi sono i primi due esagrammi con il testo che li accompagna:

☰ Il Creativo (sei linee yang)

Il Creativo opera sublime riuscita, propizio per perseveranza.

☷ Il Ricettivo (sei linee yin)

Il Ricettivo opera sublime riuscita, propizio per la perseveranza di una cavalla. Se il nobile ha qualcosa da imprendere e vuole procedere si smarrisce; se invece segue trova una guida. Propizio è trovare amici nell'Occidente e nel Meridione, rinunciare ad amici nell'Oriente e nel Settentrione.

Tranquilla perseveranza reca salute.[1]

Originariamente queste sentenze erano usate a scopo divinatorio: il consultante, in occasione di un dubbio o di un momento critico, gettava steli di millefoglio o monete e otteneva così un esagramma che veniva poi interpretato. Ma già in epoca Zhou, e ancor più in epoca classica, il valore dell’I Ching superò la semplice divinazione: divenne una mappa simbolica dell’universo e un modello per comprendere il cambiamento come principio fondamentale dell’esistenza.

Il taijitu (太極圖), simbolo dell'unione dinamica di yin e yang.

Nel pensiero cinese, infatti, il mondo non è governato da leggi immutabili, ma da un flusso incessante di trasformazioni. Nulla è statico. Tutto è relazione, tensione, alternanza tra pieno e vuoto, tra luce e ombra, tra inizio e fine. Lo I Ching insegna a leggere questi mutamenti non come disordine, ma come espressione di un ordine profondo, imperscrutabile ma accessibile a chi sa osservare. La saggezza non consiste nel fissare principi rigidi, ma nel sapersi muovere con flessibilità, adattandosi alla forma che le cose assumono. Per questo, ogni esagramma è al tempo stesso immagine, consiglio, enigma e insegnamento morale.

Nel corso del tempo, il testo originario — formato dagli esagrammi e dalle sentenze associate — venne affiancato da una serie di commentari noti come Dieci Ali. Questi testi, di incerta attribuzione ma spesso collegati alla cerchia confuciana, reinterpretarono lo I Ching alla luce dell’etica e della politica. L’arte della divinazione si trasformò in arte del governo. Il sovrano saggio non è colui che impone il proprio volere, ma colui che sa riconoscere i segni del mutamento e agire in accordo con essi. Il cambiamento diventa così principio di legittimità e lo studio dell’I Ching diventa via alla coltivazione interiore. Confucio stesso si diceva profondamente attratto da questo testo, al punto da desiderare, in tarda età, cinquant’anni ancora per studiarlo a fondo.

Ma il valore dell’I Ching non si esaurisce nella sua funzione etica. Esso contiene una visione cosmologica che ha segnato tutta la tradizione cinese. Al centro c’è la dinamica del yin e dello yang, i due poli complementari che si alternano in ogni fenomeno: la notte e il giorno, la quiete e il movimento, il femminile e il maschile, l’inverno e l’estate. Nessuno dei due domina in modo assoluto: ciascuno porta in sé il germe dell’altro, e il passaggio da uno stato all’altro è inevitabile. L’universo non ha un fine ultimo, ma una coerenza interna che si manifesta nel suo mutare continuo.

In questa prospettiva il sapere non è possesso, ma ascolto; non è dominio, ma disposizione. Il saggio non cerca di fermare il flusso delle cose, ma di assecondarlo con misura. Lo I Ching non propone dogmi, ma suggerisce: insegna a pensare attraverso immagini, a riflettere attraverso simboli, a decidere in sintonia con il tempo. È per questo che esso è diventato, nel corso dei secoli, non solo uno dei Cinque Classici del confucianesimo, ma anche una fonte ispiratrice per il taoismo, il buddhismo cinese, la medicina, l’arte, la poesia, la strategia militare e la scienza del paesaggio.


  1. I Ching. Il Libro dei Mutamenti, a cura di Richard Wilhelm, Adelphi, Milano 2012 (diciottesima edizione), pp. 56 e 63.