Giustizia costituzionale

Da Wikiversità, l'università aperta.
Design conlang.png

Questo modulo necessita di essere "wikificato", ovvero formattato secondo gli standard di Wikiversità (vedi l'elenco degli articoli da wikificare). Collabora anche tu a rendere questo articolo conforme alle linee guida (vedi anche qui) poi rimuovi questo avviso.

Nota: {{{1}}}



Facoltà di Giurisprudenza - Materia: Diritto pubblico
Facoltà di Giurisprudenza
clicca qui per tornare all'indice delle lezioni



La giustizia Costituzionale è costituita da quell’insieme di garanzie che consentono a un determinato organo di controllare che siano rispettate le disposizioni della Cost.

Gli istituti che sono posti a preservare la rigidezza della Cost. sono il procedimento aggravato e un controllo di costituzionalità delle leggi operato dalla C.C. interpretando la disposizione posta a suo giudizio e la Cost., creando il diritto costituzionale vivente.

È il supremo interprete della Cost. protegge l’intangibilità del nucleo duro della Cost. Il controllo costituzionale nasce nel 1803 col caso “Marbury vs Madison”. Un giudice che si trova di fronte ad una disposizione incostituzionale deve disapplicarla (nella common law) e costituisce un precedente vincolante (stare decisis). In Europa il principio della dottrina Marshall è applicato secondo due teorie: Kelsen propone l’istituzione di un tribunale apposito che controllasse la corrispondenza delle fonti subordinate alla Cost. (giustizia costituzionale); Schmitt invece afferma che l’interprete supremo è il capo dello Stato perché dotato di potestas (potere esecutivo) e auctoritas (consenso popolare), che si rispecchia nella facoltà di assumere di tutti i poteri in caso d’emergenza.

Modelli di sindacato di costituzionalità

  • successivo *preventivo (Francia e in Italia prima del 56)
  • Diffuso (disapplica la legge con effetti inter partes)
  • Accentrato (invalida la legge con effetti erga omnes)
  • Accesso diretto: il cittadino può adire alla C.C. nel caso in cui ritenga violato un diritto fondamentale da parte di una legge (Spagna, America Latina, Germania)
  • Accesso incidentale: il cittadino in corso di giudizio può sollevare presso il giudice a quo il dubbio d’incostituzionalità (in Italia è generalmente cosi).

Gli articoli della Cost. che disciplinano la C.C. sono: 134 (funzioni), 135 (composizione), 136 (giudicato costituzionale), 137 1° e 2° comma (riserva assoluta di legge per il funzionamento della C.C.); l’art 90 pone sotto la decisione della C.C. il giudizio sul Presidente della Repubblica nell’esercizio delle funzioni presidenziali.

Ci sono 2 soggetti che possono accedere alla C.C. per via principale: Stato e Regioni, per controllare la costituzionalità di una legge.

Per eleggere un giudice costituzionale il parlamento deve raggiungere una maggioranza qualificata di 2/3 (per questo i giudici eletti dal parlamento hanno una maggiore carica politica). I membri eletti dalla magistratura hanno una capacità professionale e tecnica elevata; tre sono eletti dalla Cassazione, uno dal Consiglio di Stato e uno dalla Corte dei Conti. La nomina da parte del Presidente della Repubblica, oltre a togliere l’eventualità in caso d’elezione da parte del Governo, di un’ingerenza eccessiva, bilancia il ruolo politico e il tecnicismo: sono i membri più bilanciati.

È prevista una composizione integrata da 16 membri tratti a sorte da una lista, che il parlamento in seduta comune redige ogni 9 anni, che contiene 45 cittadini che abbiano i requisiti di eleggibilità a senatore. Le funzioni del parlamento in seduta comune sono: mettere in Stato d’accusa il Presidente della Repubblica, eleggerlo, nominare 5 membri della C.C., nominare 1/3 del CSM, redigere la lista per la composizione integrata della C.C. I giudici della C.C. hanno un mandato di 9 anni e non sono rieleggibili. La carica di preminenza è svolta dal Presidente, eletto fra e dai membri della C.C. a scrutinio segreto (legge 1/48); per prassi Cost. è eletto il giudice più anziano di caricatutti diventano Presidenticarica spersonalizzata ed esaltato il principio di collegialità e parità. Resta in carica 3 anni tranne se completa prima il mandato; cmq è teoricamente rieleggibile. Le uniche esternazioni ammesse sono formulate dal Presidente nella relazione annuale; inoltre dirige gli uffici amministrativi della Corte, fissa le udienze, in caso di parità di voto se non si giudica nel plenum della sessione, vota per ultimo e il suo voto vale doppio. Nomina il giudice relatore. Quorum strutturale o di validità = numero di membri necessario affinché il collegio funzioni, 11. Quorum deliberativo = numero di voti favorevoli necessario affinché la delibera sia acconsentita, 6.

Alla cancelleria della C.C. arriva o un’ordinanza di giudizio o un ricorso. Il Presidente fisserà entro 20 giorni l’udienza pubblica (termine ordinatorio, non vincolante) che cadrà nei 120 giorni successivi (termine ordinatorio).

Una volta fissata l’udienza il presidente nomina il giudice relatore che si occupa di istruire la causa. Essendo umanamente di parte, la sua scelta influenza il corso del processo indirizzando la decisione.

Ha tre assistenti; il giorno dell’udienza il primo a parlare è il giudice relatore, senza esprimere la propria opinione; sono ascoltate le parti e la C.C. si riunisce per accogliere o no la questione di incostituzionalità della legge. Prima della votazione, il giudice relatore espone nuovamente la questione esprimendo la propria opinione cercando di indirizzare la decisione. La sentenza è firmata dal Presidente e dal giudice redattore, che normalmente è anche il relatore. La non coincidenza dei due ruoli è probabilmente espressione di dissidi all’interno della Corte, ma non è prevista la pubblicità dell’opinione concorrente e contraria (principio di collegialità). L’oggetto della questione di costituzionalità è la o le disposizioni di legge o atti aventi forza di legge impugnate. La prima sentenza della C.C. afferma che era sua competenza valutare la costituzionalità delle leggi prerepubblicane. La sentenza 360/96 afferma l’incostituzionalità della reiterazione del decreto legge, ovvero catene di decreti legge che disciplinano un’intera materia.

Fonti del diritto[modifica]

I regolamenti parlamentari sono una fonte primaria perche regolati direttamente dall’art 64 Cost.: ciascun parlamento a maggioranza assoluta vota il proprio regolamento, che ha la funzione di organizzare il parlamento e far funzionare il procedimento legislativo. Non hanno nessun rapporto con le altro fonti secondo criterio gerarchico, ma solo di competenza perche presidio di autonomia nell’ambito dell’organizzazione parlamentare (è la giurisprudenza Cost. a sancirlo), quindi la C.C. non può controllare la loro costituzionalitàe

I regolamenti dell’esecutivo sono fonti secondarie perche sottoposte alla legge, quindi non sono oggetto di controllo di costituzionalità, ma essendo atti di tipo amministrativo sono sotto il controllo del TAR e del Consiglio di Stato.

La C.C. controlla una o più disposizioni della legge, la di fatto a essere impugnata è l’interpretazione di essa da parte del giudice, ovvero la norma, anche se è tutta la disposizione a essere eventualmente annullata.

L’art 23 legge 87/53 afferma che nell’ordinanza di rinvio il giudice a quo deve indicare l’oggetto e il parametro di giudizio, ovvero le disposizioni Cost. ritenute violate). Per le disposizioni Cost. i parametri sono gli art 1-12, 138 e 139. Per la legge il parametro è l’intera costituzione.

Per il decreto legislativo, previsto dall’art 76, i parametri sono la Cost. e le disposizioni della legge delega (parametro interposto rispetto all’art 76). Per il decreto legge i parametri sono la Cost. e l’effettiva sussistenza di fatti concreti di necessità e urgenza.

I regolamenti parlamentari non solo non costituiscono oggetto di controllo Cost., ma non possono essere parametro di costituzionalità (nonostante contengano disposizioni sul funzionamento del procedimento legislativo) perche la C.C. non ingerirà mai nelle prerogative parlamentari. L’unico vizio controllato dalla C.C. è l’illegittimità costituzionale. Una legge è illegittima quando presenta vizi di natura formale processuale o sostanziale materiale. Natura contenutistica: vizio testuale contrastante palesemente con disposizioni Cost. o vizio derivante da norme implicite nella Cost. ricavate tramite combinato disposto di norme Cost.: per esempio dal disposto combinato dell’art 2+139 si deduce che senza i diritti fondamentali lo Stato non potrebbe dirsi repubblicano quindi i principi fondamentali sono patrimonio irretrattabile dell’umanità.

I vizi di irragionevolezza della legge, derivanti dalla violazione delle norme implicite nell’interpretazione estensiva dell’art 3 Cost. Il giudizio di irragionevolezza di una legge è trilaterale: la disposizione che non prevede qualcosa è affiancata al tertium comparationis (norma implicita ritenuta violata) ricavata dalla ratio legis, ovvero l’art 3. Ovviamente bisogna operare un bilanciamento di interessi perche i diritti teoricamente non sono confrontabili.

I presupposti del giudizio di costituzionalità sono l’esserci un giudizio e un giudice a quo. La C.C. rileva il requisito oggettivo riguardante il giudizio: è necessario che si sia in presenza di una situazione in cui si esercita la funzione giurisdizionale, ovvero sia in corso un giudizio nel quale venga applicato obiettivamente il diritto in via tendenzialmente definitiva. I giudizi per la nomina di tutori di minori non sono giudizi in cui si applica una norma di diritto e non in via tendenzialmente definitiva, ma è volontaria giurisdizione. Il CSM nelle sue funzioni non può sollevare questioni di costituzionalità, tranne che durante i provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, perche è una funzione materialmente giurisdizionale.

Il requisito soggettivo attiene al giudice a quo, che è colui che si pone nell’ambito del giudizio a quo come soggetto giudicante in posizione di terzietà, neutralità e imparzialità. Questo soggetto opera nell’ambito di un processo caratterizzato da contraddittorio, ovvero che siano presenti le parti che dibattono fra loro. Anche gli arbitri sono giudici a quibus. Il PM non può sollevare questioni perche parziale e non dice diritto, non ha funzione giurisdizionale. La C.C. dichiara tramite ordinanza l’inammissibilità per carenza dei presupposti. Il giudice a quo emette un’ordinanza di remissione o di rinvio se sussistono requisiti materiali: rilevanza assoluta (la questione deve avere a oggetto una o più disposizioni applicabili al caso concreto) e relativa (la successiva sentenza della C.C. deve avere incidenza sul giudizio a quo non manifesta infondatezza: in giudice davanti ad una disposizione deve essere o certo della sua incostituzionalità o almeno nutrire dubbi al riguardo (sufficiente il fumus boni iuris) interpretazione adeguatrice (tentativo di deduzione di norma costituzionalmente legittima dalla disposizione impugnata), necessaria perche a essere caducata è la disposizione intera insieme a tutte le possibili norme costituzionalmente legittime.

I requisiti formali dell’ordinanza di rinvio sono l’indicazione del giudice e del giudizio a quibus, dell’oggetto, del parametro, la motivazione e la determinazione del petitum (thema decidendum)

Le parti possono sollevare in giudizio l’eccezione di ammissibilità; è il giudice a decidere se rigettarla o accoglierla. (si a quindi o l’impulso di parte o d’ufficio). L’ordinanza di rinvio sospende il giudizio a quo, è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ed è comunicata ai Presidenti dei 2 rami del parlamento, affinché sia i cittadini sia il parlamento sappiano sia la legge approvata probabilmente è incostituzionale.

L’ordinanza viene depositata nella Cancelleria della Corte, il Presidente ne prende atto, nomina il relatore e prende il via l’iter di giudizio.

Il giudizio di costituzionalità in via incidentale è un giudizio a parti non necessarie, poiché molto astratto. Le parti si costituiscono depositando una memoria di costituzione. Solo avvocati abilitati all’esercizio della professione davanti alle alte magistrature, e sempre in difesa delle parti, possono costituirsi. Fino al 91 la C.C. riteneva che potessero costituirsi nel giudizio soltanto le parti già presenti nel giudizio a quo. con la sentenza n456 del 1993 la C.C. ha operato un’estensione del contradditorio anche a soggetti non costituitisi in tempo nel giudizio a quo, a condizione che abbiano un interesse concreto e specifico a costituirsi parti.

La C.C. esclude la possibilità del PM di costituirsi in giudizio (lodo Alfano) poiché sebbene parte nel processo principale, la legge 87/53 e le regole integrativa della C.C. non lo identificano come parte e poi non ha nel giudizio principale gli stessi poteri di una parte, ma potenziati.

Modalità di stesura[modifica]

L’ordinanza di remissione non può essere formulata dal giudice in forma dubitativa e deve avere un oggetto omogeneo perche richiede una risposta dubitativa. Deve essere autosufficiente, ovvero motivata compiutamente e mai per relationem (rinvio ad altri atti) poiché il petitum deve essere individuato perfettamente e retto dalla motivazione.

Le parti davanti al processo teoricamente tutelano l’ordinamento, quindi potrebbero sostenere interessi diversi da quelli del processo principale. Il giudice può solo emettere l’ordinanza non ha altro ruolo processuale. Anche il Presidente del CDM può costituirsi come soggetto idoneo a partecipare al processo tramite memoria di costituzione. È difeso dall’avvocatura generale dello Stato, con sede a Roma (dipende da e difende la presidenza del CDM).

Il Presidente rappresenta il consiglio e difende l’interesse degli organi di indirizzo politico, sebbene altre teorie affermano che deve tutelare la legge o agire in favore dell’interesse pubblico. Infatti può scegliere di costituirsi per chiedere l’illegittimità della legge o di non costituirsi (preferita se la legge è stata emanata sotto diversa legislatura).

L’art 27 legge 87/53 afferma che la C.C. quando accoglie istanza o ricorso di legge, dichiara nei limiti dell’impugnazione quali sono le disposizioni illegittime; vige il principio della corrispondenza fra chiesto e pronunciato, derivato all’art 112 codice procedura civile(il giudice deve esprimersi su quanto chiesto dall’attore, non ultra petita). Nel processo la Corte non vi si adegua sempre: può ampliare o ridurre il thema decidendum, dichiarando l’incostituzionalità di altre norme o motivarla in modo diverso dal giudice a quo.

L’illegittimità consequenziale si ricava dall’art 27 87/53 secondo periodo: la C.C. dichiara altresì quali sono le altre disposizioni legislative la cui illegittimità deriva da quella delle disposizioni impugnate. La caducazione della prima può comportare la caducazione delle altre. È un’incostituzionalità palese e automatica derivata in modo logico, attinente a una funzione di igiene della legge. Invece la illegittimità derivata riguarda norme collegata in modo analogico con quella impugnata e dichiarata illegittima; spesso ineriscono contesti differenti. La C.C. può disporre liberamente di questo istituto.

Le disposizioni transitorie davano ai giudici comuni la facoltà di dichiarare l’incostituzionalità, quindi era un sistema di sindacato diffuso. Il fatto che il giudice a quo controlli l’ammissibilità della questione rinvia a una forma di controllo diffuso di ammissibilità. Il Presidente della Repubblica nel momento della promulgazione in caso di incostituzionalità può non promulgare (sindacato preventivo).

Giudizio in via principale da parte di Stato e Regioni[modifica]

Fino al 2001 vigeva una forma di Regionalismo che prevedeva un apparato centrale da cui dipendevano in tutto le Regioni. La riforma del titolo V operata dalla legge Cost. 3/2001 ha prodotto un'equiparazione in materia di funzione legislativa fra Stato e Regioni, disciplinata dall’art117 dal comma I a IV. prima esso prevedeva che la Regione potesse legiferare solo in limitate e individuate materie: potestà legislativa esclusiva spettante alle Regioni ordinarie, potestà legislativa residuale appartenente allo Stato. La riforma ha prodotto un rovesciamento di guanto: l’art 117 comma 2 individua le materie di potestà l. esclusiva dello Stato, la potestà l. residuale di cui al comma 4 viene attribuita alle Regioni. il comma 3 individua la potestà l. concorrente fra Stato e Regioni: lo Stato approva i principi generale e la Regioni disciplina la normativa di dettaglio. Il comma I individua gli stessi limiti per lo Stato e le Regioni (costituzione, obblighi internazionali e vincoli comunitari).

L’art 127 disciplina la prassi d’impugnazione in via principale.

Prima della riforma il procedimento legislativo regionale si componeva di iniziativa, fase deliberativa in consiglio, passaggio al controllo del governo nazionale (tramite il commissario del governo) che ne vagliava la costituzionalità ai sensi dell’art 117. Apposto il visto del commissario, era promulgata dal Presidente della giunta ed entrava in vigore. Se non opponeva il visto, la delibera ritornava al consiglio che doveva riapprovala sulle indicazioni del governo. Se decideva di non adeguarsi il governo poteva impugnarla davanti alla Corte (controllo preventivo). La legge Regionale poteva essere impugnata davanti alla C.C. per vizi di costituzionalità o davanti al Parlamento per vizi di merito (contrasto con l’interesse unitario nazionale) entro 60 giorni dalla seconda approvazione della delibera.

Invece, se una Regione pensava che una legge nazionale violasse il suo campo di competenza, poteva impugnarla in via successiva entro 30 giorni.

Con la riforma del titolo V sonno state tagliate dall’ordinamento nazionale la figura del commissario nelle Regioni ordinarie, esistono ora fasi uguali di impugnazione successiva entro 60 giorni. Il fatto che l’atto introduttivo si chiami ricorso ci consegna la modalità del giudizio a parti necessarie, a contraddittorio chiuso (nessuno può costituirsi in giudizio). Il soggetto che agisce per lo Stato è il Presidente del CDM difeso dall’avvocatura generale dello Stato, per la Regione agisce il Presidente della Giunta su delibera del Consiglio, difeso da avvocati del libero foro abilitati a stare davanti alla C.C.

La Regione e lo Stato sembrerebbero sollevare la questione di illegittimità costituzionale per vizi analoghi, ma la riforma del titolo V riconosce ancora una supremazia dello Stato nell’ambito del riparto della posta legislativa, poiché l’art 127 nel 1 comma usa il verbo eccedere e nel 2° ledere: lo Stato ha ancora la capacita di sollevare vizio di merito(contenuti nel cancellato art 127, ma ora garantita dalla sentenza della C.C. n274/2003) visto che solo lo Stato può tutelare in maniera unitaria gli interessi pubblici.

Il ricorso è un atto di inizio di un processo qualunque, tranne la parte motiva in cui la regione può rilevare una lesione da parte della legiferazione statale nelle sua potestà residuale oppure nelle materie a potestà concorrente ove abbia fissato normativa di dettaglio. La regione deve rilevare perfettamente la lesione alla sua potestà legislativa e quindi l’interesse ad agire, lo Stato invece non ha bisogno di mostrare dell’interesse, visto che è il soggetto preposto a tutela dell’interesse generale. Quindi la regione è in posizione ancora carente. Il titolo V ha portato all’istituzione dei Statuti regionali anche per le regioni ordinarie: art 123 comma 2 affida alla C.C. il controllo della legittimità degli statuti regionali (che sono leggi rinforzate).

Sia i giudizi in via principale che incidentale condividono l’oggetto, il parametro e la sentenza. I decreti sono atti di natura presidenziale e sono espressione del potere del Presidente. Tutti gli atti hanno la stessa cronologia: non esistono registri separati di sentenze e ordinanze. Nel processo Cost. ci sono sentenze che non hanno natura definitiva e ordinanze che l’hanno. Le sentenze sono atti che entrano nel merito della questione. Sono definitive le sentenze di accoglimento: natura dichiarativa. Le sentenze di rigetto dichiarano infondata la questione ma non dichiarano la costituzionalità della norma. La dichiarazione p meno di incostituzionalità rileva alla definizione della natura definitiva o meno della sentenza. Le ordinanze sono atti di natura processuale, attraverso i quali la C.C. si ferma a valutare l’atto introduttivo del giudizio gli elementi formali, senza entrare nel merito. Può essere manifestamente infondata (mancano elementi fondamentali), inammissibile o ammissibile. Tendenzialmente non hanno natura definitiva.

Esistono infatti le ordinanze che dichiarano la manifesta infondatezza della questione e sono di natura definitiva perche riguardano vizi sostanziali palesi. Quando manca manifestamente l’interpretazione adeguatrice, la C.C. emette ordinanza di inammissibilità (spesso i giudici s’impuntano su un’interpretazione non conforme).

Gli effetti della caducazione sono erga omnes ed ex tunc nei limiti del giudicato. le sentenze di accoglimento comportano la dichiarazione dell’illegittimità della disposizione impugnata la quale viene annullata con effetti retroattivi, salvo le situazioni giuridiche concluse (giudicato, prescrizione o acquiescenza), tranne che si tratti di giudicato penale.

L’art 136 si occupa del giudicato costituzionale.

La C.C. dichiara solo la non fondatezza della questione nelle sentenze di rigetto, che quindi non sono definitive. La questione può essere riproposta in altro grado di giudizio o dallo stesso giudice a quo in un altro processo. Il giudici o le parti devono cambiare la motivazione. Nelle sentenze interpretative di rigetto la C.C. usa nella parte motiva un’interpretazione adeguatrice diversa da quella dell’atto introduttivo. Quindi il giudice a quo è agevolato nell’uso della disposizione. La C.C. nel dispositivo dichiarerà infondata la questione “ai sensi di cui in motivazione”. Tecnicamente sono vincolanti solo inter partes, ma l’interpretazione adeguatrice può essere adottata da qualunque altro giudice.

Nelle sentenze interpretative di accoglimento la disposizione è incostituzionale se e in quanto non è possibile reperire interpretazioni adeguatrici, nonostante la motivazione del giudice a quo sia errata; è presente la locuzione “nei sensi di cui in motivazione”.

Anche la Corte di Cassazione fornisce interpretazioni delle leggi e degli atti aventi forza di legge. Possono quindi sorgere conflitti quando la C.C. fornisce interpretazioni diverse da quelle della Corte di Cassazione. Se esiste un'interpretazione statale della giurisprudenza su una disposizione cui il giudice a quo si conforma, la C.C. può stabilire un’interpretazione diversa (soltanto nei casi in cui non esiste una giurisprudenza stabile o diritto vivente, per non creare conflitti) tramite sentenza interpretativa di rigetto adeguatrice. Quando il giudice a quo si allontana dalla giurisprudenza ordinaria, la C.C. può emettere sentenza interpretativa correttiva che riadegua l’interpretazione del giudice al diritto vivente.

Le sentenze manipolative sono sentenze di accoglimento che presentano un’interpretazione conforme a Cost. e sono cosi penetranti da modificare la disposizione stessa. (Hanno una forza simile al referendum Abrogativo) Possono essere: Sostitutive: individuano l’oggetto della sostituzione tramite la locuzione “prevede x piuttosto che y”; hanno creato problemi col legislatore;

Accoglimento parziale: la Corte dichiara l’incostituzionalità solo di una parte della disposizione. Nel dispositivo leggiamo”la C.C. accoglie la questione dichiarandola fondata nella parte in cui …”; Additive: dichiara l’incostituzionalità della disposizione perche non prevede qualcosa che la Corte aggiunge grazie all’interpretazione della Cost. ; può essere aggiunto un principio o una prestazione (soprattutto nei diritti sociali). Quest’ultime comportano un esborso finanziario da parte dello Stato. il verso dell’addizione deve essere esplicitamente indicato dal giudice a quo, pena l’inammissibilità.

Impugnazione delle leggi regionali siciliane[modifica]

In Sicilia il presidente della giunta è il presidente della regione e il consiglio regionale è l’assemblea regionale. Prima stato e Sicilia avevano rapporto paritario. Ai due poli vi erano il commissario (organo di controllo) e l’alta corte per la regione siciliana che giudicava la costituzionalità delle leggi regionali o stati che influivano sul rapporto stato-regione. L’alta corte era nata prima della Cost. e della C.C., creando conflitti di competenza. Ora non esiste più non perche dichiarato incostituzionale: la C.C. ha accentrato in se i poteri di controllo di costituzionalità delle leggi; parte dei membri dell’alta corte erano nominati dal parlamento che non li ha più nominati, rendendo inoperante l’alta corte. Il commissario aveva il compito sia di controllare la legittimità delle leggi siciliane apponendovi il visto sia di controllare la conformità degli atti governativi allo statuto siciliano, ma non ha mai esercitato quest’ultima funzione.

L’unica volta in cui l’ha fatto la C.C. ha affermato il principio dell’unicità della giurisdizione costituzionale, affermando la sua competenza esclusiva in materia.

Se il commissario impugnava la legge dopo la seconda delibera dell’assembla, esisteva la prassi della promulgazione parziale riservata al presidente della regione che promulgava il corpo legislativo dal quale pendeva una impugnazione, tranne la disposizione impugnata. Non esiste più perche contrastava col principio, affermatosi nella giurisprudenza Cost., dell’unicità della fase di promulgazione dello stesso corpo legislativo, che non può soffrire di successive promulgazioni (142/81).

Il Sicilia tuttavia esiste uno strumento per ovviare alla cessazione di questa prassi: se vengono impugnate delle disposizioni di un corpo legislativo, il consiglio lo riapprova in un altro atto legislativo, spesso nello stesso testo, senza la parte impugnata. Si suppone che il commissario apponga il visto cosi il presidente promulga la legge regionale. Questo procedimento è stato copiato da altre regioni ordinarie.

La C.C. ai sensi dell’art123 (riformato dalla legge 3/2001)ha la funzione di controllare la costituzionalità degli statuti ordinari.

Il criterio della competenza non ci dice quale fonte prevale, ma a chi spetta approvare la diposizione. L’art 117 individua le materia legislative di competenza regionale e statale. Perciò non si può equiparare legge nazionale con legge regionale perché sono due organi distinti a emanarle. Il limite alla potestà statuaria è individuato nel 123 comma 1 dalla parola “armonia” è maggiore del limite alla potestà legislativa cui all’art117, poiché deve rispettare l’ordinamento Cost. nel suo complesso, ovvero anche principi implicit contenuti nella Cost. ritenuti inviolabili. Ai sensi del 123 comma II spetta alla corte controllare l’armonia degli statuti delle regioni ordinarie alla Cost. statuti ordinari approvati dal consiglio a maggioranza assoluta dei componenti con 2 deliberazioni successi con intervallo non minore di 2 mesi (simile al processo di revisione Cost.). il commissario non deve apporre il visto, ma il governo può impugnare la delibera prima che sia promulgata. La riforma del titolo V ha trasformato il controllo delle leggi regionali, ora successivo e degli statuti, da sempre preventivo.

il III comma disciplina il referendum. La C.C. ha affermato che l’impugnazione del governo non ha potere di bloccare il processo di promulgazione per via referendaria (qualora la maggioranza dei cittadini sia favorevole allo Statuto), quindi può diventare controllo successivo.