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Due inizi

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Alle radici della filosofia greca

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Quando nasce esattamente la filosofia in Grecia? Nelle prime pagine delle Vite e dottrine dei più celebri filosofi Diogene Laerzio discute la tesi, diffusa al suo tempo, che la filosofia sia nata presso popoli “barbari” e solo successivamente si sia diffusa in Grecia. Tra le fonti possibili della filosofia indica i gimnosofisti, i druidi, i magi e i sapienti egiziani. Con il termine gimnosofisti (sapienti nudi) i greci indicavano gli asceti incontrati da Alessandro Magno durante la sua campagna militare in India. Non è possibile sapere con certezza a quale corrente indiana appartenessero; si ipotizza che fossero seguaci di una religione nata nello stesso periodo del buddhismo, il jainismo, ma non è da escludere che fossero proprio buddhisti o seguaci di qualche altra corrente filosofico-religiosa. I druidi erano gli antichi sacerdoti celti, mentre i magi erano i sacerdoti della religione fondata in Iran da Zarathustra in un’epoca non certa, ma probabilmente molto antica.

Tra le varie opinioni, Diogene Laerzio riferisce anche quella di chi lega la nascita della filosofia all’orfismo: “Quanti attribuiscono la scoperta della filosofia ai barbari, adducono anche Orfeo il Tracio, sostenendo che sia stato un filosofo e che sia il più antico”[1]. Questa opinione è ancora oggi oggetto di grande attenzione da parte degli storici della filosofia. È evidente che la filosofia è nata in un contesto religioso, che non è però quello della religione ufficiale, bensì quello dei misteri. Con questo termine si intende una esperienza religiosa limitata a gruppi ristretti di iniziati, che si dedicavano a riti particolari e condividevano insegnamenti il cui accesso era rigorosamente vietato ai profani. I misteri più importanti erano quelli eleusini, legati al santuario della dea Demetra nella città di Eleusi, i misteri legati al culto di Dioniso e, appunto, i misteri orfici.

Nato secondo il mito in Tracia (tra l’attuale Bulgaria e la Turchia del nord), Orfeo è un personaggio estremamente complesso. Figlio di una musa, è il poeta che con la sua lira riesce ad esercitare un dominio magico sugli animali e sull’intera natura. Innamoratosi di Euridice, dopo la sua morte scende negli inferi e, incantando con il suo canto Ade e Persefone, riesce a riportarla con sé nel mondo dei vivi a condizione di non voltarsi a guardarla durante il tragitto. Orfeo non riesce a resistere alla tentazione di guardare Euridice, che quindi è condannata in eterno al regno dei morti.

Difficile comprendere il significato di questo e di molti altri miti legati alla figura di Orfeo, che non ha smesso di affascinare scrittori e poeti. Quello che è certo è che il movimento orfico era molto diffuso nel mondo antico ed aveva diversi elementi spirituali le cui tracce non è difficile ritrovare in filosofi come Pitagora e Platone: la credenza nella metempsicosi, il successivo incarnarsi dell’anima in esseri umani, animali e perfino piante; la convinzione, legata a questa credenza, che esista un principio spirituale immortale, destinato a sopravvivere al corpo e che deve essere liberato dalla prigionia della vita materiale; la conseguente pratica di forme di ascesi e di purificazione (ad esempio il vegetarianesimo) attraverso le quali liberare lo spirito dal peso della materia.

Anassimandro e Pitagora

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Pur rigettando il legame tra la filosofia e l’orfismo, come l’influenza di qualunque tradizione dei “barbari”, Diogene Laerzio indica due origini per così dire parallele della filosofia: “Due sono stati i punti da cui ebbe inizio la filosofia: l’una ebbe origine con con Anassimandro e l'altra con Pitagora; Anassimandro fu discepolo di Talete, Pitagora di Ferecide”[2]. Ma Pitagora è il pensatore di cui sono evidenti i punti di contatto con la tradizione orfica, e dunque con l’influenza di un movimento non greco.

È usuale far cominciare la storia del pensiero greco con la scuola ionica di Talete di Mileto. Dal momento che, come riferisce ancora Diogene Laerzio, Pitagora fu il primo a definirsi filosofo, rispondendo al tiranno Leone che gli chiedeva chi fosse, (ivi, VIII, 8, p. 949) cominceremo invece con Pitagora.

I luoghi

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La nascita della filosofia occidentale dunque avviene in un’area che va dall’attuale Turchia all’Italia meridionale. Mileto, la città di Talete, fu colonizzata dai greci e, anche grazie alla posizione strategica, raggiunse una posizione di grande prosperità. Pitagora nacque a Samo, un’isola vicina alla costa turca, ma fondò la sua scuola a Crotone, fondata da coloni greci nel 708 a.C. Eraclito è ancora nato ad Efeso, anch’essa nell’attuale Turchia, mentre Democrito era di Abdera, città della Tracia, una regione che oggi è compresa tra Grecia, Turchia e Bulgaria. Parmenide è nato a Elea, che ricade oggi nel comune di Ascea, in provincia di Salerno, mentre siciliano, di Agrigento, era Empedocle.

A fare da ponte tra queste città è il Mediterraneo. La filosofia nasce in un contesto di scambi economici e culturali resi possibili dalla presenza del mare e aperto alle influenze provenienti dal nord-africa – soprattutto l’Egitto – e dal Medio-Oriente.

  1. Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano 2006, I, 5, p. 11.
  2. Ivi, I, 13, p. 19.