Radio

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Facoltà di Lettere e filosofia - Materia: Storia della radio e della televisione
Facoltà di Lettere e filosofia
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Lo studio di una emittente radio

La radio è la diffusione contemporanea di contenuti sonori, fruibili in tempo reale o con un breve ritardo, ad utenti situati in aree geografiche predisposte da apposite reti per telecomunicazioni e dotati di specifici apparecchi elettronici ed, eventualmente, impianti per telecomunicazioni.

Da un punto di vista sociologico la radio è uno dei mezzi di comunicazione di massa tra i più diffusi e apprezzati. Da un punto di vista tecnologico è invece un'applicazione delle telecomunicazioni.

La struttura[modifica]

Essenzialmente la varie emittenti radiofoniche si dividono in due gruppi: le radio generaliste, che hanno contenuti e programmi di varia natura e le radio tematiche. Fra le radio tematiche, hanno conosciuto un successo straordinario le radio tematiche musicali, che trasmettono musica di ogni tipo. Le radio tematiche musicali, sono le più ascoltate dagli utenti.

Le radio si dividono inoltre in emittenti radiofoniche nazionali, se raggiungono la maggior parte del territorio di una nazione e in emittenti radiofoniche locali, se si limitano ad un'area circoscritta. In Italia si contano una decina di radio nazionali e centinaia di radio locali.

Questa distinzione è però in declino: infatti, a partire dalla fine degli anni '90 i programmi radiofonici, possono essere trasmessi con un qualità uguale o talvolta anche maggiore, tramite la rete internet in tutto il mondo, a condizione naturalmente che si possieda un collegamento ad Internet. In questo modo, molte radio locali possono superare i confini della propria area circoscritta e ampliare il proprio pubblico.

Ogni emittente radio ha un proprio nome e un editore, che ne cura il palinsesto e il bilancio. L'editore è responsabile degli ascolti, che l'emittente riesce a raggiungere ed è quest'ultimo che fissa gli obiettivi annui.

Generalmente i vari programmi, sono coordinati da uno o più speaker, una figura cioè, che con l'uso esclusivo della parola, cerca di intrattenere gli spettatori e di instaurare un dialogo immaginario con il pubblico. Accanto allo speaker, vi è un regista, che regola il suono e intervalla le parole dello speaker, con musica (se è una radio musicale), con gli interventi di altre persone o con gli spot pubblicitari.

Molte radio, in tempi moderni, per intrattenere un dialogo maggiore con il pubblico, hanno ideato servizi di dialogo diretto con i telespettatori tramite e-mail e SMS, che vengono letti e commentati in diretta. Tante emittenti musicali, inoltre hanno previsto, in uno spazio apposito all'interno del loro palinsesto, che gli spettatori prenotino una determinata canzone, dedicandolo a qualcuno.

La diffusione[modifica]

(Per approfondire vedi la voce: radiofonia) La radio può essere diffusa attraverso quattro standard: AM e FM (detti analogici) e DAB e DRM (detti digitali). Si possono ricevere segnali radio anche attraverso il digitale terrestre e satellitare.

Storia[modifica]

La nascita della radio[modifica]

L'invenzione della radio è frutto di una serie di esperimenti tenuti alla fine dell'Ottocento che dimostravano la possibilità di trasmettere informazioni tramite le onde elettromagnetiche. Il primo a riuscirci fu Guglielmo Marconi che nel 1895, a soli ventun'anni, riescì a trasmettere un segnale in codice Morse a circa due chilometri di distanza dalla villa di famiglia a Pontecchio (Bologna). Marconi continuò a perfezionare la sua straordinaria invenzione, che fu ribattezzata il "telegrafo senza fili", non esitando ad uscire anche dai confini italiani: il 12 dicembre 1901 lo scienziato riuscì a trasmettere il primo segnale radiotelegrafico transoceanico, da Poldhu in Cornovaglia (Regno Unito) a St. John's in Terranova (Canada).

L'invenzione di Marconi aveva però un limite: la difficoltà di trasmettere i suoni, che avrebbe agevolato la diffusione a livello di massa del nuovo strumento.

Il primo, che riuscì nell'intento fu il canadese Reginald Fessenden. Il 23 dicembre 1900 Fessenden riesce a trasmettere a circa un chilometro e mezzo di distanza, un breve messaggio vocale: "Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete voi signor Thiesen? Se sì, volete telegrafarmi?". Era nata la radio. L'importanza, rivelatasi fondamentale, degli studi e degli esperimenti di Marconi, è stata tale, che ancora oggi, nell'opinione comune, l'inventore del mezzo radiofonico molto spesso risulta Marconi e non Fessenden[1].

Il 24 dicembre|1906 Fessenden trasmette il primo programma radiofonico della storia: parole e musica vennero udite nel raggio di 25 km dalla stazione trasmittente situata a Brant Rock sulla costa del Massachusetts. La radio era pronta per entrare nelle case di tutto il mondo.

Il broadcasting[modifica]

John Peel, storico dj della BBC

Negli anni '20 inizia a concretizzarsi l'idea di diffondere contenuti sonori alle masse: nasce la radio come mezzo di comunicazione di massa. Il termine tecnico per una tale diffusione è broadcasting, tale termine sta infatti ad indicare una comunicazione unidirezionale da uno verso molti.

In Gran Bretagna nel 1919 il Post Office concesse una temporanea autorizzazione alla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia, che il 23 febbraio 1920 trasmise il primo regolare servizio radiofonico della storia, per due ore consecutive al giorno, per un periodo di due settimane. Dopo aver ottenuto il 16 ottobre 1920 una licenza di trasmissione ufficiale, la Westinghouse di Pittsburgh entrò in servizio a partire dal 2 novembre 1920, tramettendo con il nome di KDKA da uno stabilimento industriale di Washington. In breve tempo, la radio si diffonde in maniera così rapida che negli Stati Uniti già nel 1922 si contano ben 187 stazioni, un pubblico in grande crescita ed un numero di ricevitori funzionanti che alla fine di quell'anno toccherà quota 750 mila.

Nel 1921 viene fondata, in Gran Bretagna la più antica radio del mondo tuttora esistente: la BBC.

È la prima radicale innovazione nelle comunicazioni di massa dopo l'invenzione della stampa e conosce subito un grandissimo successo, soprattutto in America e in Europa. Come sempre accade, la tecnologia, una volta messa a punto, genera nuovi contenuti, linguaggi, immaginari, ed anche produttori e prodotti, consumi e consumatori. Nei primi decenni di vita le trasmissioni avvengono in modulazione di ampiezza (AM). La radio inizialmente si diffonde nel mondo secondo due modelli: un modello completamente libero affidato all'iniziativa privata e che si finanzia con la pubblicità, e un modello monopolistico affidato allo Stato e gestito come servizio pubblico. Il primo modello si diffonde negli Stati Uniti e sarà preso d'esempio in America settentrionale, il secondo modello si diffonde nel Regno Unito e sarà preso d'esempio in Europa.

Il broadcasting in Italia[modifica]

In Italia, che di fatto era la patria della radio, il nuovo strumento conobbe maggiori difficoltà ad imporsi. Il radiotelegrafo era stato impiegato in operazioni militari durante la Prima Guerra Mondiale e una legge del 1910 ne proibiva l'uso ai civili. Si deve a Costanzo Ciano, ministro delle poste nel primo governo Mussolini, il quale intuendo l'enorme potenzialità della radio, favorì con diversi provvedimenti legislativi, la nascita della prima emittente italiana: l'Unione Radiofonica Italiana che esordì il 6 ottobre 1924, in una sala in Via Maria Cristina a Roma, nelle vicinanze di Piazza del Popolo, dove abitava Trilussa. In un modesto appartamento dell'ammezzato, con le pareti e il soffitto coperti di pesanti tende per attutire i rumori, la sera del 6 ottobreMaria Luisa Boncompagni aveva dato il primo annuncio: Alle 21, davanti ad un enorme microfono, detto a "catafalco", aveva semplicemente detto: "Unione Radiofonica Italiana, stazione di Roma Uno, trasmissione del concerto inaugurale". Era seguita l'esecuzione di un quartetto d'archi: Opera 7 di Haydn. Fu poi trasmessa della musica scelta e infine, la prima trasmissione si concluse con il bollettino meteorologico, la borsa e le notizie lette da Ines Donarelli, componente del quartetto d'archi, annunciatrice improvvisata. Il tutto durò soltanto un'ora e mezza. Alle 22.30 le trasmissioni venivano sospese per "far riposare le esauste valvole"

Un decreto regio del 1925 stabilì, per evitare la nascita di emittenti private, il monopolio assoluto dello Stato sulle comunicazioni senza fili e le preesistenti imprese furono incorporate nell'URI. Nel gennaio 1925 nasce il Radiorario, settimanale ufficiale dell'URI che pubblica i programmi con l'intento di propagandare il nuovo mezzo e nel contempo di conoscere meglio i gusti e le opinioni di un pubblico ancora da formare. Il 27 novembre, l'URI iniziava le sue comunicazioni regolari giornaliere. Tuttavia l'alto costo degli apparecchi (nell'Italia dei anni Venti, uno costava circa 3.000 lire e il reddito medio annuo non superava le 1.000 lire) ne limitava l'uso alle famiglie più abbienti.

Nel 1926 entrarono in funzione le due nuove stazioni di Napoli e Milano. A un anno dalla prima trasmissione, si contavano in tutto il territorio nazionale, 26.855 utenti. La ricezione incontrava ancora notevoli difficoltà e spesso accompagnavano l'ascolto boati, scoppiettii, sibili. Nel 1930 la costruzione del nuovo impianto di trasmissione di Roma-Santa Palomba portò un netto miglioramento. Intanto erano state inaugurate le stazioni di Bolzano, Genova e Torino.

Le prime annunziatrici[modifica]

Dagli studi di Milano: Luisa Rizzi, da Genova: Lia Cavenaghi-Moreni, da Napoli: Rosa Di Napoli, da Bolzano: Rinda Azzalini.

Gli anni '30: i primi successi[modifica]

Nel gennaio 1928 l'URI divenne EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche). Con un decreto, il fascismo stabilisce che l'informazione sia gestita dall'agenzia Stefani, l'organo di stampa ufficiale del regime. Intanto l'EIAR, conosce una grande diffusione popolare; similmente a quanto avverrà poi per la televisione, la gente non potendo permettersi una radio nella propria casa si recava ad ascoltarla nei bar e nei locali pubblici, e la propaganda fascista favorì la diffusione di altoparlanti che collegati agli apparecchi trasmettevano i discorsi del Duce nelle piazze di tutto il Paese. Con il progetto "Radiorurale", nel 1933 la radio venne diffusa in tutte le scuole d'Italia e permise a molti studenti, di approfondire la conoscenza della lingua italiana che a settant'anni dall'Unità d'Italia era ancora sconosciuta alla maggioranza degli italiani. Nel 1930, iniziò con la creazione della concessionaria Sipra la trasmissione dei primi spot pubblicitari. Il successo della radio intanto continuava a crescere, grazie alla trasmissione di programmi innovativi e di grande gradimento popolare: nel 1931 viene diffusa la prima radiocronaca dell'incontro di calcio fra Italia e Ungheria, all'autunno del 1934 risale il primo trionfo della radio grazie alla rivista "I quattro moschettieri" (prima puntata 13 ottobre), su testi di Nizza e Morbelli. Abbinata a un concorso della casa Perugina, il programma scatenò la caccia alle figurine quotate per i premi. Nel 1934 si contavano 900.000 ascoltatori ma in realtà i “radioamatori” erano più di otto milioni. Nel 1935, in occasione dell'invasione italiana dell'Etiopia, si diffuse il genere della radiocronaca, ovvero della cronaca in diretta dai luoghi di battaglia e sull'andamento della guerra. Nel 1936 da Roma-Prato Smeraldo fu avviato il primo trasmettitore a onde corte per l'estero. Nel 1938 il numero degli abbonati raggiunge il milione. Nel resto del mondo, la radio si afferma definitivamente e nel 1931 viene fondata, su impulso di Papa Pio XI, Radio Vaticana. Le elezioni presidenziali americane del 1932, si caratterizzano proprio per la presenza della radio che trasmette e diffonde nelle case americane i programmi dei candidati dalla loro viva voce.

La seconda guerra mondiale[modifica]

Lo scoppio della Audiradio e l'ingresso dell'Italia il 10 giugno 1940, favoriscono il lancio definitivo della radio che era all'epoca il mezzo più potente e più veloce, soprattutto per le comunicazioni belliche. Le difficoltà della guerra e i bombardamenti alleati rendono difficili le comunicazioni dell'EIAR e dopo l'8settembre 1943, il paese è spaccato in due. L'EIAR si trasferisce a Milano e da qui diventa la radio ufficiale della Repubblica di Salò mentre nell'Italia liberata nascono nuove radio: Radio Bari, Radio Napoli, Radio Roma.

Una radio dei tardi anni quaranta

Nei territori occupati, invece si diffonde, nonostante i tentativi di interferenza da parte dei tedeschi, l'ascolto clandestino delle radio nemiche: Radio Mosca, Radio Vaticana e soprattutto Radio Londra che, sebbene fossero proibite per legge e punite anche con la morte, sono l'unica fonte per conoscere la verità sull'andamento della guerra.

Gli anni '50: il periodo d'oro della radio[modifica]

Passata la guerra, vengono ricostruiti gli impianti di diffusione e la radio che nel 1949 assume il nome di RAI (Radio Audizioni Italia) inizia il suo periodo d'oro: il prezzo degli apparecchi scende vertiginosamente e la radio entra nelle case della maggioranza degli italiani. Nel 1951 viene trasmessa in diretta la prima edizione del Festival di Sanremo. Nel 1951 la riforma del sistema radiofonico stabilisce la creazione di tre reti: Nazionale, Secondo e Terzo e viene regolarizzato il radio-giornale che secondo la legge deve essere imparziale e a tal proposito viene istituita la commissione parlamentare di vigilanza.

Nel 1954 l'avvento della televisione, spinge la radio a cercare nuove strategie per reggere la concorrenza del nuovo strumento. La radio avvia la sua programmazione giornaliera e notturna. L'invenzione dell'autoradio e del transistor, trasformano la radio in un oggetto trasportabile ovunque e, negli anni del boom economico essa diventa la colonna sonora del nuovo senso di libertà che si diffonde soprattutto fra i giovani. Nonostante il successo strepitoso della TV, la radio riesce a reggere la concorrenza, grazie alla specializzazione dei programmi e al suo radicamento nel w:costume\costume popolare.

Gli anni '60 e il Sessantotto[modifica]

Nel 1960 c'è la differenziazione in tre canali per accontentare un numero sempre maggiore di utenti: il Nazionale diventa Primo e si dedica all'nformazione politica e sociale, il Secondo punta sulla prosa, sulla musica e sul varietà mentre il Terzo diventa il canale culturale ma non troppo. Nel 1966 dal Principato di Monaco iniziano le regolari trasmissioni di Radio Montecarlo, la quale può operare in Italia perché la sua stazione si trova all'estero. Nasce un contenzioso con cui la Rai decide di ricorrere al tribunale che dà ragione all'azienda di stato e costringe Radio Montecarlo a interrompere le trasmissioni.

La “nuova aria” portata dalla contestazione studentesca del 1968 invade anche la radio: cambia il pubblico e si affermano nuovi generi. Un programma manifesto di questo periodo è "Chiamate Roma 3131", tre ore di trasmissione quotidiana in diretta telefonica con gli ascoltatori. Il programma nasce il 7 gennaio 1969 ed è un successo strepitoso, che arriva a toccare anche punte di dieci milioni di ascoltatori. Lo conducono Gianni Boncompagni, Franco Moccagatta e Federica Taddei.

Gli anni '70: le radio libere e la crisi della RAI[modifica]

Nel 1973 parte il fortunato esperimento delle "Interviste Impossibili" in cui i maggiori intellettuali italiani immaginano di incontrare celebri personaggi del passato: uno degli esempi più celebri è l'intervista che Umberto Eco farà ad un'immaginaria Beatrice.

Nel 1976 il monopolio della RAI] (come già era avvenuto con la televisione via cavo nel 1974) sulla radiodiffusione viene infranto dalla sentenza 202 della Corte Costituzionale:


« ...dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 45 della legge 14 aprile 1975, n. 103 (nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva) nella parte in cui non sono consentiti, previa autorizzazione statale e nei sensi di cui in motivazione, l'installazione e l'esercizio di impianti di diffusione radiofonica e televisiva via etere di portata non eccedente l'ambito locale. »

Nel corso della stessa sentenza si dà atto che le emittenti già attive in Italia sono circa 400. Si tratta delle cosiddette "radio pirata" che poi saranno chiamate "radio libere", un fenomeno tipico degli anni Settanta.

Il numero delle radio libere, anche grazie alla mancanza di leggi a riguardo, negli anni seguenti cresce vertiginosamente, il loro numero passa da circa 150 nel 1975 alle 2800 del 1978.

La radio libera è una emittente di piccole dimensioni sia in termini di studio radiofonico, antenna di trasmissione, che di costi di gestione, in grado di coprire un'area di pochi chilometri quadrati, spesso interna ad una città. Di solito trasmettono in modulazione di frequenza (FM), una tecnologia fino ad allora poco sfruttata, che garantisce una qualità più elevata.

La radio libera nasce e si sviluppa con intenti diversi: trasmettere musica indipendente e dediche, notiziari locali, programmi demenziali, idee politiche. Trasmettono la musica ribelle degli anni '70, snobbata dalla Rai e conquistano sopratutto il pubblico giovanile. Le radio libere contribuiscono a rinnovare radicalmente un settore ingessato, grazie anche ad idee nuove, a programmi originali e talvolta anche stramplati. Le prime radio libere hanno tipicamente una connotazione politica di w:sinistra, ma tante nascono semplicemente dalla voglia di aggregazione e di lanciarsi di molti giovani. Talvolta, molte di queste radio, trasmettevano i programmi in soluzioni economiche di fortuna: la romana RDS, ad esempio, aveva il suo studio in una soffitta, ma il caso più eclatante è quello della bolognese Radio Alice. Più tardi nasceranno anche radio a connotazione tipicamente religiosa, come Radio Maria.

Ricordiamo fra le radio che nascono in questi anni: Radio Radicale (1976) Radio Milano International (poi Radio 101) destinata a diventare la prima grande rete privata nazionale; Radio Studio 105 (dal Radio 105); da Roma Radio Dimensione Suono; da Bologna Radio Lattemiele e Radio Alice.


A seguito della liberalizzazione la RAI inizia un processo di ristrutturazione interna per adeguarsi alle nuove esigenze del pubblico e per affrontare la concorrenza. Tuttavia il declino degli ascolti è davvero pesante.

Gli anni '80: dalle radio libere alle radio private[modifica]

Negli anni ottanta del Novecento aumenta la professionalità dei conduttori radiofonici, la qualità dei programmi, le dimensioni degli studi. Ciò avviene di pari passo con l'aumento degli introiti pubblicitari, dovuti alla importanza delle radio anche in termini di ascolti. Si parla quindi non più di radio libera ma di radio privata.

Nel 1981 Claudio Cecchetto rileva Radio Music e fonda a Milano Radio Deejay destinata a imporsi sul mercato nazionale come l'emittente più seguita d'Italia. Nasce anche Radio Italia e Radio Italia Network.

Nel 1982 la Rai lancia due nuovi canali: Radio Stereo Uno e Radio Stereo Due sulle nuove frequenze FM e una riforma strutturale decisa favorisce una modernizzazione degli stili e un adeguamento ai tempi sul modello delle radio private.

Nel 1988 con la riforma del servizio radio-televisivo pubblico, le reti radiofoniche RAI rinunciano ad inseguire la concorrenza privata in termini di ascolto e puntano sulla qualità, trasformandosi in programmi d'approfondimento e intrattenimento leggero. Nello stesso anno nasce Audiradio che riunisce la RAI, la Sipra e altre organizzazioni del settore con lo scopo di effettuare indagini periodiche a livello nazionale per la rilevazione dell'ascolto radiofonico.

Gli anni '90: l'entrata in scena dei network nazionali[modifica]

Negli anni '90 si diffonde la formula del network a cui si adeguando le principali emittenti. Contemporaneamente si assiste alla scoparsa di molte radio più piccole. Nascono in questi anni Radio Capital (1995) e Radio 24 (1999) la prima radio italiana all-news ed è inoltre la prima rete legata ad un quotidiano, il Sole 24 Ore.

Nella prima metà degli anni '90 si registra un calo di ascolti per la radio e in molti sostengono che per il più antico dei mass media sia vicina la fine. In effetti la concorrenza con la televisione si rileva perdente e il pubblico è in forte discesa. La diffusione di Internet e la nascita delle web radio alla fine degli anni novanta rilancia però straordinariamente la radio dandole nuova linfa ed una nuova sociologia. Essa è infatti il mezzo migliore che si può collegare con il nuovo strumento e molte emittenti si dotano di un sito w:Web\Web.

Il nuovo millennio: la radio ritorna all'antico splendore[modifica]

Dal 2000 si diffonde la nuova tecnologia DAB (Digital Audio Broadcasting) che lancia la nuova "radio del duemila". Il DAB garantisce una qualità dell'ascolto pari a quella di un CD, prevede l'impiego di trasmettitori terrestri e satellitari, e semplici antenne non direzionali per la ricezione. Accanto al DAB, che non riscuote un grande successo, viene diffuso anche il DRM, considerato di qualità migliore.

Ma negli anni duemila la radio, anche quella tradizionale, conosce un successo straordinario con ascolti altissimi, come non si vedevano da anni, favorita, forse, anche dal contemporaneo calo degli spettatori televisivi, come sembrerebbe confermare un sondaggio del 2004, che rivelava che oltre il 45% degli Italiani, dichiara di preferire la radio alla televisione [2].

La radio, sopratutto quella musicale, si dimostra in grado di condizionare i gusti del pubblico, molto più del previsto, con le proprie programmazioni. Ma anche la radio generalista e sopratutto la Rai ritorna ai trionfi del passato: programmi come "Il ruggito del coniglio", Zapping e sopratutto Viva Radio 2, i cui i comici Fiorello e Marco Baldini che propongono sckech e imitazioni di grande spessore, riesce a riscuotere ascolti record nella storia della radio italiana.

Sentenze della Corte Costituzionale[modifica]

  • Sentenza n.59 del 1960 Infondate le questioni di costituzionalità perché l'etere tollera un numero ridotto di canali
  • Sentenza n. 225 del 1974 Parziale illegittimità delle norme "postali", ma sostanziale legittimità del monopolio via etere
  • Sentenza n. 202 del 1976 non può essere invocata la limitatezza delle frequenze per quello che riguarda le trasmissioni locali


Note[modifica]

  1. Televideo del 6 ottobre 2004 "Gli ottant'anni della radio"
  2. Televideo del 6 ottobre 2004 "Gli ottant'anni della radio"

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]