Prontuario di diritto romano/Il processo formulare

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Facoltà di Giurisprudenza - Materia: Diritto romano
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Nota: Giurisprudenza


Il processo formulare viene alla luce in seguito all' istiruzione del pretore peregrino, avvenuta all'incirca nel 242 a.C. Al fine di aumentare la certezza del diritto si pensò di mettere per iscritto quelli che erano i criteri per dirimere le liti. Nasce così la cosiddetta formula. Le formule con il passare del tempo presero sempre più piede e furono in un primo momento trascritte su tavole e lette in pubblico all'inizio di ogni mandato pretorio. In questa fase il pretore aveva così anche la possibilità di modificarle o aggiungerne. In un secondo momento furono trascritte su una parete imbiancata del foro, affinché chiunque potesse consultarle. Il processo era composto da diverse fasi:

  • La chiamata in giudizio
  • La fase in iure
  • La fase apud iudicem

Chiamata in giudizio[modifica]

Era un atto privato attraverso il quale l'attore si assicurava la presenza dell'avversario alle successive fasi.

Il convenuto aveva però la possibilità di fare una promessa (chiamata vadimonium), attraverso stipulatio, con la quale si impegnava a tornare in giudizio in un secondo momento.

Fase in iure[modifica]

Questa prima fase ufficiale del processo serviva a fissare i termini giuridici della lite. Era presieduta da un magistrato che approvava il testo della formula che gli era presentata, compilata nell'accordo delle parti, e concedeva le richieste.

Davanti a un pretore le parti potevano esporre le proprie ragioni. L'attore, solo a questo punto, chiedeva ufficialmente di procedere con l'azione indicata attraverso la postulatio actionis.

Da parte del convenuto potevano sorgere obiezioni, repliche, eccezioni e quant'altro per difendere la sua posizione.

Nel caso in cui il pretore si rendesse conto che la pretesa dell'attore fosse infondata avrebbe potuto muovere denegatio actionis e il processo non avrebbe avuto seguito.

In caso contrario, sempre il pretore, utilizzava la datio actionis attraverso la quale legittimava il proseguimento del processo, dando inizio alla Litis Contestatio ovvero il negozio bilaterale formato da una serie di atti pronunciati dalle parti attraverso la quale era possibile giungere alla sentenza. Con la litis contestatio si chiudeva la fase in iure.

Fase Apud iudicem[modifica]

Ottenuta la formula il processo continuava. È la fase che decide la controversia che veniva discussa davanti un giudice: un cittadino che godeva di buona fiducia davanti alle parti. Questa fase non prevedeva particolari formalità.

Davanti al giudice vi era libera esposizione e presentazione delle prove. L'onere della prova spettava sempre all'attore.

La condanna ere sempre pecuniaria.

La formula era composta da più parti:

  • Intentio. La pretesa vantata dall'attore. Poteva essere certa o incerta. Nel primo caso la pretasa portata avanti era ben determinata, si correva però il rischio di chiedere troppo e perdere il processo. Per questo motivo era preferita intentio incerta.
  • Demostratio. Indicava i fatti che avevano dato vita alla lite. Indica l'oggetto della lite, e solitamente precede l'intentio, difatti è presente nel caso in cui l'intentio sia indeterminata, ciò non significa che non vi sia una pretesa dell'attore, ma che essa sia implicita nella demostratio.
  • Condemnatio. Con questa si invitava il giudice a condannare il convenuto.
  • Adiudicatio. Utilizzata nelle formule con azioni divisorie. Un bene indivisibile veniva assegnato a uno dei due contendenti, ma veniva anche obbligato a risarcire l'altro pretendente con la metà del valore del bene.

Possibili Rimedi[modifica]

Praescriptio - A favore dell'attore[modifica]

Nel caso in cui la litis contestatio avesse portato ad un effetto preclusivo, l'attore non avrebbe più potuto muovere un'altra azione per lo stesso credito. Per questo motivo la praescriptio dava la possibilità di frazionare il credito stesso e muovere più azioni contro il convenuto. Essa era posta prima della iudicis nominatio.

Exceptio - A favore del convenuto[modifica]

Andava iscritta nella formula subito dopo l'intentio, consisteva in una condizione della condanna. Il giudice avrebbe potuto condannare il convenuto solamente dopo aver dimostrato la veridicità delle condizioni qui riportate.

In caso contrario l'effetto sarebbe stato analogo alla denegatio actionis