Materia:Diritto internazionale

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Diritto internazionale
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Programma

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Risorse

Verifiche d'apprendimento

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È possibile, e fortemente consigliato, integrare le lezioni e valutare la propria preparazione attraverso queste esercitazioni. È possibile verificare la conoscenza di un argomento specifico o dell'intero programma.

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Il diritto internazionale stabilisce tre tipi di interventi per regolarizzare le migrazioni e sono i seguenti:

Contrasto immigrazione illegale

Ingressi regolari

Visti nazionali (sono validi solo per lo Stato che li emette e sono anche di lungo periodo: da 20 giorni a 9 mesi per lavoro stagionale, un anno per contratti di lavoro a tempo determinato, due anni per i contratti a tempo indeterminato):

  • Adozione Se si viene adottati da minori, si acquista la cittadinanza al pari del figlio naturale.
  • Ricongiungimento familiare Se l'adozione avviene da adulti, si entra con un visto per ricongiungimento familiare, poi dopo il terzo anno di residenza se si ha un reddito ideoneo al mantenimento, si può acquisire la cittadinanza.
  • Studio Bisogna fornire documentazione circa il corso di studi frequentato e dare almeno 2 esami in un anno per avere diritto al permesso, oltre ad avere idonei mezzo di sostentamento.
  • Motivi religiosi
  • Lavoro autonomo
  • Lavoro subordinato

Visti a territorialità limitata (sono validi per l’attraversamento di uno o più Stati e sono di brevissimo periodo);

Visti Schengen Uniformi (sono validi per tutto lo spazio Schengen, ma per al massimo 90 giorni):

  • Turismo Bisogna mostrare la prenotazione alberghiera o la dichiarazione di ospitalità e la disponibilità di mezzi di sostentamento, oltre al biglietto di ritorno o al denaro per acquistarlo.
  • Affari E' simile al visto turistico, ma bisogna dimostrare inoltre quali affari si vanno a trattare e con chi.
  • Studio
  • Motivi religiosi
  • Lavoro autonomo
  • Lavoro subordinato

E' stato abrogato dalla Legge Bossi-Fini il visto per inserimento nel mondo del lavoro. E' stato sostituito con il permesso per lavoro autonomo o subordinato, quindi ora aver trovato lavoro in Italia prima dell'ingresso è condizione essenziale per l'emissione del visto. Esistono i titoli di prelazione, ovvero vi è la preferenza per quei lavoratori che hanno frequentato dei corsi di formazione organizzati da Regioni, Province e altri enti istituzionali nel loro paese d'origine. Bisogna anche controllare che non vi sia la disponibilità di lavoratori italiani a ricoprire il posto di lavoro in questione. Per quanto riguarda il lavoro stagionale, si dà la priorità a chi l'anno precedente è rientrato spontaneamente nel suo paese al termine del periodo consentitogli per lo stesso motivo.

Ingressi irregolari

Ci sono due modalità di allontanamento dal terrotorio dello Stato: il respingimento e l'espulsione.

Respingimento:

viene respinto alla frontiera lo straniero che sia sprovvisto di valido titolo per l’ingresso (come il Visto nei caso ove previsto, oltre al Passaporto o altro documento in corso di validità), ma può regolarmente entrare presentandosi nuovamente alla frontiera provvisto dei requisiti necessari.

Espulsione

Amministrativa nel caso di allontanamento dal territorio dello Stato se lo straniero viene espulso dal Prefetto: - per irregolarità del soggiorno; - per ingresso clandestino; - per sospetta irregolarità sociale.

Ad esempio, per irregolarità del soggiorno, viene espulso lo straniero:

  • con il permesso di soggiorno scaduto da più di 60 giorni e che non ne abbia chiesto il rinnovo entro i termini stabiliti;
  • che, pur essendo entrato regolarmente, non abbia dichiarato la sua presenza alle autorità competenti entro l’8° giorno dall’ingresso in Italia;
  • con il permesso di soggiorno revocato o annullato.

Mentre nel caso di espulsione dovuta a motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato, essa viene disposta dal Ministero dell'Interno.

Nel caso di espulsione sostitutiva alla pena e a titolo di misura di sicurezza essa viene disposta dal Giudice.

Lo straniero non può rientrare in Italia se non sono trascorsi 10 anni dall’esecutività del provvedimento. Questo periodo può essere ridotto ad un periodo non inferiore a 5 anni. Se lo straniero sottoposto a provvedimento di espulsione dovesse ripresentarsi sul territorio dello Stato, egli sarà punito con l'arresto (da sei mesi a un anno nel caso di espulsione disposta dal Prefetto e da uno a quattro anni nel caso di espulsione disposta dal Giudice, ovvero nel caso di espulsione sostitutiva alla detenzione o a titolo di misura di sicurezza) e un nuovo provvendimento di espulsione.

La Bossi-Fini ha introdotto anche l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica per tutti i casi per assicurarsi del rimpatrio degli espulsi. Questa misura è dovuta al fatto che in passato ci si è accorti che molto spesso gli espulsi di fatto non partivano nonostante il provvedimento di espulsione che li intimava a lasciare il territorio dello Stato italiano entro 15 giorni.

Due nuove fattispecie per l’espulsione, sono state introdotte con la Legge Bossi-Fini (Legge n. 189/2002): chi sia stato condannato per reati connessi alla lesione del diritto d’autore o di opere dell’ingegno o commerci prodotti con segni falsi dev’essere espulso, come anche chi ottiene il permesso di soggiorno per motivi familiari a seguito di matrimonio con una persona di cittadinanza italiana al solo scopo di ottenere il permesso (se dopo il matrimonio non è stata generata prole o non è seguita l’effettiva convivenza).

Esiste il divieto di espulsione per gli stranieri in alcuni casi:

  • lo straniero che, nel paese in cui verrebbe mandato, rischierebbe di essere vittima di persecuzioni per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, oppure nel caso in cui possa essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione;
  • minori di 18 anni (salvo il diritto di seguire il genitore o l'affidatario espulsi);
  • titolari di regolare carta di soggiorno;
  • conviventi con parenti di cittadinanza italiana entro il quarto grado o con il coniuge italiano;
  • le donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono.

Programmazione degli ingressi stranieri nel territorio di ogni stato membro

Ogni Stato può decidere in modo discrezionale come ammettere gli stranieri. In Italia si è scelto il metodo quantitativo (ovvero si è deciso il numero di stranieri da ammettere suddivisi per paese di provenienza) mentre altri Stati europei hanno optato per un metodo qualitativo (ovvero per professione degli stranieri).

Politiche di integrazione

La Convenzione di Strasburgo del 5 Febbraio 1992, in vigore dal 1° maggio 1997, stabilisce:

  • Libertà di espressione, di riunione e di fondare associazioni (cap. A);
  • Diritto di organi consultivi volti a rappresentare i residenti stranieri a livello locale (cap. B);
  • Diritto di voto alle elezioni locali (cap. C).

Al momento dall’Italia sono stati recepiti solo i primi due capitoli della Convenzione perchè la Costituzione Italiana prevede il diritto di voto solo per chi ha la cittadinanza italiana. Per ora, comunque, non è obbligatorio applicare tutti e tre i capitoli, è sufficiente il primo.

Cittadinanza per naturalizzazione ordinaria: Lo straniero in Italia regolarmente soggiornante da almeno 10 anni senza interruzione di residenza, che abbia sempre avuto una buona condotta senza condanne, abbia sempre pagato le tasse e abbia un reddito idoneo può richiedere la cittadinanza italiana.

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