Musica del cinquecento
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Musica del cinquecento
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| Tipo: lezione | |
| Materia: Storia della musica | |
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Nel cinquecento, dopo essere stata mantenuta per secoli anche nelle situazioni più difficili, l'unita religiosa dell'Europa occidentale si spezzò con la riforma protestante promossa da Martin Lutero nel 1517.
Dalla Germania il movimento riformatore si diffuse in molti paesi d'Europa, fra cui la Svizzera con Giovanni Calvino e l'Inghilterra, dove nel 1534 il re Enrico VIII si proclamò capo della chiesa anglicana.
La chiesa romana non poté ignorare la generale richiesta di rinnovamento: il papa Paolo III convocò il concilio di Trento che durò dal 1545 al 1563. La chiesa romana incominciò un processo di eliminazione della corruzione e del malcostume diffusi sul clero.
Nel cinquecento tutte le arti e le scienze conobbero una fase di rifioritura e di rinnovamento. Il rinascimento ebbe i suoi centri principali in Italia, fu rinascita dell'arte, della scienza e dello studio dei classici. A diffondere l'istruzione e lo studio concorse l'invenzione della stampa a caratteri mobili avvenuta alla fine del quattrocento, alla metà del cinquecento sembra che i libri pubblicati fossero già a 9 milioni.
Nell'Italia del XVI secolo, due furono i grandi centri di produzione della musica sacra Roma e Venezia.
Nella cultura del XVI secolo giunsero a maturazione tutti gli elementi presenti nel quattrocento: tutte le arti e le scenze conobbero una fase di fioritura per la quale due storici del secolo scorso, Jules Michelet e Jakob Burckhardt, hanno coniato il termine rinascimento. Il rinascimento ebbe i suoi centri principali in Italia, fu rinascita dell'arte e della scianza, dello studio dei classici, dell'attenzione di tutti gli aspetti dell'uomo.
Il XVI secolo vide il verificarsi di uno degli eventi più significativi per la diffusione della musica: la nascita dell'editoria musicale. Nel 1501 a Venezia viene per la prima volta pubblicato ad opera di Ottaviano Petrucci l'Harmonice Musices Odhecaton, un intero volume di musica a stampa. Petrucci utilizzò dei caratteri mobili; uno stampatore romano, Andrea Antico, utilizzò pochi anni dopo un procedimento di tipo xilografico per ottenere lo stesso risultato.
Nell'ambito della musica popolare, gli anni trenta e quaranta videro la diffusione di un nuovo genere musicale, la chanson parigina, un canto sillabico a più voci generalmente omoritmico (le voci cantano simultaneamente note della stessa durata). Questa subì molti mutamenti ed evoluzioni; nella seconda metà del secolo una forma, puramente strumentale, derivata da questa, detta canzone da sonar, divenne l'antenata delle forme strumentali che saranno successivamente sviluppate nel periodo barocco. Un'altra importante diramazione della chanson parigina fu in Italia il madrigale, nato ad opera del francese Philippe Verdelot e del fiammingo Jacques Arcadelt.
Fu questa una forma cantata a più voci, in cui il significato del testo comunicava il carattere espressivo alla musica; in essa si cimentarono i principali musicisti dell'epoca, tanto italiani (Palestrina, Monteverdi) quanto stranieri (Orlando di Lasso, Adrian Willaert) e altri appartenenti alla sesta generazione fiamminga.
L'avvento della Riforma Luterana e la reazione cattolica controriformista, culminata nel Concilio di Trento (1545-1563) ebbero un profondo influsso sulla musica sacra. Nel mondo tedesco, la traduzione in tedesco dei canti liturgici e la loro messa in musica spesso su melodie profane creò la tradizione del corale protestante. Nel mondo cattolico, si creò un movimento di ritorno alle origini del gregoriano, che si distanziava dall'eccessiva complessità introdotta dalla scuola fiamminga nel secolo precedente, e proibiva ogni messa di derivazione musicale profana, richiamando i compositori al rispetto dell'intelligibilità del testo.
Particolarmente sensibile a questi dettami fu il musicista italiano Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594), che come direttore musicale di diverse cappelle romane (tra cui, per un breve periodo, anche la Cappella Sistina) lasciò un corpus di 100 messe, 375 mottetti e più di 300 altre composizioni che costituirono in pratica la rifondazione della musica sacra cattolica, stabilendo un canone stilistico che sarebbe stato per secoli a venire il riferimento per la musica liturgica. Allo stesso tempo, negli ambienti umanistici si sviluppava una polemica tra i proponenti delle forme polifoniche e i proponenti delle forme monodiche, dove questi ultimi vestivano i panni degli innovatori.
Fondamentale fu il circolo fiorentino della Camerata de' Bardi che verso la fine del secolo produsse ben due versioni (tra loro in concorrenza) di un dramma musicale, l'Euridice, dove veniva impiegata una tecnica nuova (detta recitar cantando) da cui nel XVII secolo il genio di Claudio Monteverdi avrebbe fatto nascere il melodramma. Alla fine del secolo il trattato "De Institutioni Harmonicae" (1589) di Gioseffo Zarlino, uno dei conservatori e difensori della polifonia nella polemica sopra accennata, definisce finalmente in modo completo ed esauriente le leggi dell'armonia (e quindi della polifonia).
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La musica vocale profana: madrigale e frottola [modifica]
Nel cinquecento ebbero grande fortuna due forme musicali: il madrigale e la frottola. Tipiche composizioni da eseguire nell'ambiente delle corti.
Il madrigale cinquecentesco era una composizione assai diversa dal madrigale del trecento: erano 4, 5 o 6 voci, mentre quello era a 2 o più voci, aveva una struttura aperta, senza strofe o ripetizioni, adottava forme poetiche molto varie, dal sonetto alle ottave dell'Orlando furioso, il poema epico di Ludovico Ariosto (mentre quello trecentesco aveva una struttura più rigida a strofe) e perseguiva un rapporto più stretto fra testo e musica (mentre nel madrigale de trecento l'espressività del testo era meno rispettata).
Il tema centrale era l'amore e i testi più amati dai madrigalisti andavano da quelli dei grandi poeti del passato come Dante, Petrarca e Boccaccio, a quelli contemporanei come Ludovico Ariosto e Torquato Tasso.
Tra gli autori di madrigali, primeggiarono Luca Marenzio e Carlo Gesualdo. Tipicamente italiana fu la frottola, di forma poetico-musicale di contenuto popolare, che ebbe grande diffusione tra la fine del quattrocento ed il 1520, nacque presso la corte di Mantova, ispiratrice Isabella d'Este, sposa di Francesco Gonzaga, che invitò a comporne i musicisti locali come Marchetto Cara e Bartolomeo Tromboncino.
La musica sacra [modifica]
La scuola franco-fiamminga ha il suo momento più alto con Orlando Di Lasso. Entrato giovanissimo come cantore nella cappella di Ferdinando Gonzaga si trasferì poi in Sicilia, a Mantova, Milano, Palermo e Napoli. Nel 1553 divenne maestro di cappella a Roma, in San Giovanni in Laterano. Orlando Di Lasso ebbe una grande abilità tecnica e una profonda conoscenza di tutti i generi della polifonia vocale.
Nell'Italia del XVI secolo due furono i grandi centri di produzione di musica sacra, Roma e Venezia, grazie alla costante presenza in queste città di musicisti provenienti dalle Fiandre. Col nome di scuola romana si vuole indicare un gruppo di compositori che operarono nello Stato Pontificio dopo la controriforma.
La scuola romana, influenzata dalla politica della chiesa, nel periodo del concilio di Trento cercava di riportare nella messa cantata il rigore stilistico. Infatti secondo le dedicazioni della controriforma, la musica doveva ritornare all'antica purezza del canto gregoriano, senza polifonia e senza strumenti. Ma i compositori di questo periodo si ribellarono a un'imposizione così stretta, e il papa accettò una polifonia ridotta a un massimo di 4 o 6 voci. Gli strumenti, organo compreso, vennero eliminati durante la liturgia della messa perché non distraessero l'attenzione dei fedeli dal rito.
La preoccupazione del papa di salvaguardare la compressione delle parole della liturgia, che era in latino, fu soddisfatta. Il massimo rappresentante fu Pier Luigi Di Sante detto di Palestrina, di cui opere si hanno gli esempi più belli della polifonia vocale sacra.
La musica sacra luterana [modifica]
Il corale è alla base di tutta la liturgia luterana. E' un canto semplice, che deve essere eseguito durante le funzioni religiose da tutto il popolo, con testo in tedesco perché deve essere capito da tutti. Molti musicisti hanno però utilizzato i corali della tradizione luterana come spunto o tema di un trattamento più complesso, strumentale o vocale, attraverso la tecnica polifonica. Il testo e la melodia di questo vocale è considerato l'inno della Riforma, sono attribuiti a Martin Lutero.
La scuola veneziana [modifica]
Lo stile della scuola veneziana fu molto diverso: lontani da Roma, meno sensibili ai dettati papali, i musicisti veneziani utilizzarono ogni tipo di strumento (archi, organi, ottoni, legni e il timpano). Questa scuola ebbe il suo centro a Venezia, presso la basilica si San Marco, la cui struttura architettonica permetteva di creare suggestivi effetti sonori, mediante una particolare disposizione di due gruppi corali.
La musica strumentale [modifica]
Per la maggior parte del secolo, la musica strumentale fu soprattutto musica per strumenti solisti: l'organo, il clavicembalo e la spinetta, fra gli strumenti a tastiera, il liuto fra gli strumenti a corda pizzicata. Nel cinquecento ebbe fortuna anche l'arpa, che divenne uno degli strumenti preferiti per accompagnare i cantanti solisti. Vennero perfezionati gli strumenti a fiato, come il flauto a la zampogna.