Costituzioni

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Le Costituzioni sono le disposizioni legislative poste a fondamento di uno Stato e che ne indicano la forma di governo, disponendo in merito agli organi dello Stato ed alle rispettive attribuzioni, nonché talvolta dettando principi e valori fondamentali posti alla base dello Stato.

In relazione al processo di modifica, esse si classificano in:

  • rigide: Costituzioni che non sono modificabili con la stessa procedura delle leggi ordinarie, ma prevedono un processo aggravato di revisione costituzionale;
  • flessibili: Costituzioni che sono modificabili con la stessa procedura delle leggi ordinarie

Ad ulteriore garanzia, molte Costituzioni rigide ritengono il procedimento di modifica costituzionale non modificabile.

La Costituzione italiana attualmente vigente, è entrata in vigore l'1 gennaio 1948 ed è stata scritta da una Assemblea costituente dal giugno 1946 al dicembre 1947. Il 2 giugno 1946, il popolo italiano durante il referendum istituzionale seguito alla Seconda guerra mondiale scelse una forma di governo repubblicana, che infatti è quella delineata dalla Costituzione. La Costituzione si divide in una parte generale che detta i principi primi dell'ordinamento, in particolare diritti e doveri dei cittadini e nucleo valoriale della Repubblica, e una parte in cui delinea la forma di Governo. In chiusura, vi sono disposizioni ulteriori in gran parte relative al primo periodo di vigenza della Costituzione.

Il primo articolo della Costituzione sancisce che l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. A garanzia della scelta repubblicana, l'ultimo articolo statuisce che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Teoricamente, nessuna altra disposizione costituzionale è protetta, ed il legislatore potrebbe intervenire su qualsiasi punto del testo costituzionale. La dottrina, però, è concorde nel ritenere quasi tutta la prima parte della Costituzione immutabile nel suo nucleo essenziale, in quanto intrinsecamente correlata alla forma repubblicana e perciò nella scelta del giugno 1946 posta alla base dell'attuale ordinamento italiano. Si immagini, ad esempio di poter modificare l'articolo 3 per ammettere discriminazioni in base al sesso, o alla religione. Ciò sarebbe in palese contrasto con la nozione di repubblica democratica, che tacitamente implica l'uguaglianza dinanzi alla legge dei cittadini. Per questo motivo, è difficile immaginare che la Corte Costituzionale non reagirebbe ad una modifica ai valori della Repubblica.

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